L’acqua termale potrebbe salvare la più grande regione agricola dell’Ungheria?

La Grande Pianura dell’Ungheria meridionale, un tempo una delle regioni agricole più produttive del Paese, assomiglia sempre più ad un semi-deserto. Il suolo spaccato, la sabbia alla deriva e la scomparsa delle acque sotterranee sono diventate immagini familiari nell’area di Homokhátság, dove anni di siccità e di cattiva gestione dell’acqua stanno spingendo il paesaggio verso un degrado irreversibile.

Situazione disastrosa dell’agricoltura ungherese

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Illustrazione. Fonte: depositphotos.com

L’agricoltore locale Oszkár Nagyapáti ha assistito in prima persona a questa trasformazione. Ha raccontato a Euronews che sui terreni che un tempo sostenevano le colture e i pascoli, ora trova le acque sotterranee che sprofondano sempre più sotto la superficie. Secondo lui, le condizioni peggiorano ogni anno, lasciando gli agricoltori sempre più impotenti di fronte all’aridità che avanza.

I ricercatori descrivono l’Homokhátság come un raro esempio di zona semi-arida emergente in Europa centrale. Gli studi collegano il fenomeno a una combinazione di cambiamento climatico, diminuzione delle precipitazioni, regolazione dei fiumi e ritenzione idrica inadeguata. Le inondazioni storiche dei fiumi Danubio e Tisza un tempo riempivano i terreni in modo naturale, ma decenni di canalizzazione dei fiumi hanno tagliato fuori la regione da queste acque vitali.

L’acqua termale può essere la chiave per salvare il nostro suolo?

In risposta, un’iniziativa di base guidata da Nagyapáti sta tentando una soluzione non convenzionale: utilizzare l’acqua termale in eccesso proveniente dalle terme vicine per ripristinare l’umidità del terreno. L’Ungheria è rinomata per le sue profonde risorse geotermiche, ma spesso grandi quantità di acqua calda vengono rilasciate inutilizzate nei canali.

In collaborazione con le autorità locali, il gruppo di volontari – che si definisce “guardiano dell’acqua” – ha reindirizzato l’acqua termale raffreddata e trattata in un campo basso di circa 2,5 ettari. L’obiettivo era quello di ricreare i cicli naturali di inondazione che un tempo sostenevano la pianura.

Alla fine dell’autunno, si sono formate zone umide poco profonde dove prima dominava il terreno secco. Sebbene di dimensioni modeste, i sostenitori del progetto ritengono che il suo impatto potrebbe estendersi per diversi chilometri oltre l’area inondata. L’aumento dell’acqua di superficie potrebbe contribuire a innalzare i livelli delle acque sotterranee, a migliorare l’umidità del suolo e a incoraggiare il ritorno della vegetazione e della fauna selvatica autoctone.

Riuscirà l’Ungheria a sfuggire a fenomeni meteorologici ancora peggiori?

I meteorologi notano che la ritenzione idrica sarà fondamentale, in quanto l’Ungheria deve affrontare modelli meteorologici sempre più irregolari. L’aumento delle temperature sta alterando i cicli delle precipitazioni, portando spesso forti venti senza pioggia, che inaridiscono ulteriormente il terreno. Le zone umide artificiali, secondo gli esperti, potrebbero aiutare a creare microclimi locali, aumentando l’umidità, moderando le temperature e riducendo la polvere.

Dopo un’altra estate difficile per l’agricoltura a livello nazionale, il governo ungherese ha riconosciuto la crescente minaccia della siccità, istituendo una task force per affrontare la scarsità d’acqua. Le perdite di raccolto legate al clima estremo hanno già influito sulla performance economica nazionale.

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