Quanto sono felici i cittadini ungheresi? Edizione del clima politico

Il clima politico sempre più aspro dell’Ungheria non si limita più ai dibattiti parlamentari o ai comizi elettorali. Secondo l’ultimo sondaggio nazionale sulla felicità condotto dal Pénzcentrum, il tono del discorso pubblico ha iniziato a penetrare nella vita quotidiana, plasmando gli stati d’animo, alimentando la frustrazione e, per alcuni, potenzialmente minando il benessere a lungo termine.

I cittadini ungheresi sono soddisfatti del panorama politico?

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Foto: Facebook/Orbán Viktor

L’indagine, condotta alla fine dello scorso anno come parte della valutazione regolare del Pénzcentrum sulla soddisfazione della vita in Ungheria, ha cercato di esplorare cosa significhi veramente la felicità per le persone oggi. Sebbene non sia emersa una formula definitiva, i risultati tracciano un quadro chiaro: gli affari pubblici, la comunicazione politica e le prestazioni economiche sono diventati potenti fattori di stress emotivo per una parte crescente della popolazione.

La ricerca di quest’anno segna la terza puntata della serie di sondaggi. Le sezioni precedenti hanno esaminato la soddisfazione personale, la salute percepita, la sicurezza finanziaria, le relazioni sociali, la realizzazione lavorativa e le opportunità di realizzazione personale. L’ultimo capitolo allarga l’obiettivo, concentrandosi su come gli sviluppi nazionali e globali più ampi influenzano la soddisfazione quotidiana.

La politica come fonte di frustrazione

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Foto: Daily News Hungary/Mercédesz Hetzmann

Una delle domande più significative chiedeva agli intervistati quanto trovassero frustrante la vita politica e il discorso pubblico in Ungheria. Su una scala da uno a dieci, il punteggio medio ha raggiunto 7,2, segnalando un leggero ma costante aumento rispetto agli anni precedenti. Nel 2023, la media si è attestata a 7,1, mentre due anni prima era pari a 6,8. La tendenza suggerisce una graduale erosione della tolleranza verso il tono prevalente della comunicazione politica.

Il senso di frustrazione è tutt’altro che uniformemente distribuito. Gli intervistati più anziani, in particolare quelli di età superiore ai 65 anni, hanno riportato livelli di stress legati alla politica significativamente più alti rispetto ai partecipanti più giovani. Gli intervistati di età inferiore ai 25 anni hanno espresso livelli di irritazione notevolmente inferiori, suggerendo differenze generazionali nell’impegno politico o nell’esposizione emotiva.

Questa frustrazione è presente in ogni livello sociale

Anche l’istruzione gioca un ruolo decisivo. Più alto è il livello di istruzione formale, più forte appare la frustrazione. Tra i laureati e i dottorandi, i punteggi medi salgono rispettivamente a 7,5 e 7,6. Al contrario, gli intervistati con solo un’istruzione primaria hanno valutato la loro frustrazione a circa sei punti. Questo schema suggerisce che le persone che seguono più da vicino gli affari pubblici possono essere più sensibili alla natura aggressiva o polarizzante del dibattito politico.

Il background professionale rende ancora più chiaro il quadro. I lavoratori pubblici, gli imprenditori e coloro che ricevono sussidi per l’assistenza all’infanzia hanno tutti riportato livelli di frustrazione altrettanto elevati, con una media di circa 7,3. Nel frattempo, i dipendenti del settore pubblico hanno registrato il punteggio più basso, pari a 6 punti. I ricercatori osservano che le persone che interagiscono più direttamente con le istituzioni statali o che sentono un senso di responsabilità sociale più forte possono essere particolarmente colpite dai cambiamenti di tono politico.

Non siamo più sofisticati come un tempo

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Foto: Facebook/Menczer Tamás

Con l’Ungheria che si avvia verso le elezioni del 2026, la campagna elettorale si sta già intensificando, così come la retorica. Agli intervistati è stato chiesto se ritenevano che lo stile del discorso politico fosse migliorato, peggiorato o rimasto invariato nell’ultimo anno. Il verdetto è stato sorprendentemente chiaro.

Uno schiacciante 85,74% degli intervistati ritiene che il tono sia peggiorato. Poco più del 12 percento non ha visto alcun cambiamento, mentre solo il 2,19 percento ritiene che sia migliorato. In tutti i gruppi di età, la percezione del declino ha dominato. Gli intervistati più giovani erano leggermente più propensi a dire che la situazione è rimasta invariata, mentre tra gli over 65 è emersa una quasi unanimità sul fatto che il discorso pubblico è diventato più duro. L’idea che sia migliorata è stata praticamente assente in tutti i gruppi demografici.

I risultati riflettono una stanchezza diffusa nei confronti del linguaggio conflittuale, degli attacchi personali e della messaggistica divisiva, in particolare sui social media e nei dibattiti pubblici. Per molti, questa costante esposizione all’ostilità è diventata impossibile da ignorare.

Pressione economica e tensione emotiva

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Gli ungheresi non se la passano bene in termini di finanze. Foto: illustrazione. Fonte: depositphotos.com

Oltre alla politica, la performance economica è un altro fattore importante che influenza l’umore pubblico. Ai partecipanti è stato chiesto quanto i recenti sviluppi economici abbiano influenzato il loro stato emotivo generale, sempre utilizzando una scala a dieci punti. I risultati suggeriscono un profondo disagio. I punteggi elevati erano comuni, con il valore massimo di dieci che compariva con notevole frequenza, indicando un’ansia intensa tra molti intervistati.

I gruppi di età più avanzata hanno ancora una volta sentito la pressione maggiore. Tra gli over 65, il livello medio di frustrazione ha raggiunto il 6,4, rispetto al 5,2 degli intervistati sotto i 25 anni. La fase della vita, le prospettive future e la vulnerabilità finanziaria sembrano influenzare il modo in cui viene vissuta l’incertezza economica.

Lo status occupazionale evidenzia ulteriormente la disuguaglianza nell’impatto emotivo. Mentre i dipendenti del settore pubblico hanno riportato livelli di stress relativamente bassi, la frustrazione più elevata è stata registrata tra i disoccupati e tra coloro che ricevono sussidi per l’infanzia. Questi gruppi, spesso alle prese con l’insicurezza o la transizione, sembrano particolarmente esposti agli shock economici.

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