Per timori di corruzione, l’Ungheria potrebbe perdere il prestito multimiliardario per la difesa

Nonostante il lancio della seconda ondata del programma di prestiti per la difesa SAFE dell’Unione Europea, il destino del ‘mega-prestito’ dell’Ungheria rimane indeciso. È improbabile che la valutazione della richiesta di 17,3 miliardi di euro del Paese si concluda prima di febbraio, e Bruxelles ha vincolato l’approvazione a garanzie inaspettate sullo stato di diritto e contro la corruzione.

La corruzione può impedire un altro grande fondo

La Commissione Europea ha compiuto un altro passo verso l’espansione dei finanziamenti dell’Unione Europea per la difesa: nel secondo ciclo di SAFE (Security Action for Europe), i piani nazionali di investimento e di approvvigionamento di otto Stati membri hanno ricevuto il via libera. Tuttavia, come riportato da Portfolio, il pacchetto approvato finora non include la richiesta sostanziale dell’Ungheria di 17,3 miliardi di euro, che si prevede verrà valutata solo alla fine del processo.

In questa seconda ondata, la Commissione ha approvato i piani di Estonia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Finlandia. SAFE ha un duplice obiettivo: da un lato, rafforzare rapidamente le capacità di difesa degli Stati membri e, dall’altro, promuovere acquisti congiunti basati sull’industria europea della difesa. Di conseguenza, il programma favorisce esplicitamente i progetti in cui almeno due Paesi partecipano congiuntamente.

Dal punto di vista dell’Ungheria, il ruolo dell’Italia è quindi particolarmente importante, in quanto il Governo è in trattative con Roma per appalti congiunti in diversi settori che coinvolgono i finanziamenti SAFE. Sebbene tale partnership possa migliorare le possibilità dei progetti ungheresi, non sostituisce la necessità di soddisfare le condizioni richieste per l’approvazione da parte di Bruxelles.

In totale, 19 Stati membri dell’UE hanno manifestato l’intenzione di partecipare allo strumento di prestito SAFE. Nella prima tornata, a metà gennaio, i piani di diversi Paesi hanno già superato lo screening iniziale, mentre le richieste su larga scala sono state rinviate. Secondo la Commissione, tra questi vi sono l’Ungheria, la Francia e la Polonia, in parte a causa di un esame finanziario più approfondito e di esami relativi allo Stato di diritto. Le decisioni sono attese per l’inizio di febbraio.

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Foto: depositphotos.com

Il ruolo della corruzione in Ungheria e altre caratteristiche specifiche dell’applicazione

La richiesta dell’Ungheria si è rivelata più complessa rispetto a quella di altri Paesi dell’UE per diversi motivi. La questione principale è che la Commissione aveva ritenuto preliminarmente giustificata una dotazione di 16,2 miliardi di euro, mentre il Governo ha presentato una richiesta più elevata di 17,3 miliardi di euro.

Inoltre, le istituzioni di Bruxelles stanno esaminando la normativa ungherese in un ambiente politicamente e legalmente sensibile, in quanto sono stati sollevati seri dubbi sulle pratiche degli appalti pubblici, sull’indipendenza della procura, sui sistemi delle fondazioni universitarie e sulle garanzie anticorruzione.

Un’altra caratteristica distintiva del piano ungherese è che il Governo utilizzerebbe parte dei fondi – circa 2 miliardi di euro – per rifinanziare i titoli di Stato esistenti, con interessi più alti, il che, secondo i calcoli, potrebbe comportare un notevole risparmio sugli interessi.

Tuttavia, le regole della SAFE prescrivono rigidi rapporti di allocazione: Il 65% dei fondi deve essere speso per appalti congiunti e il 35% per lo sviluppo di infrastrutture, il che significa che è improbabile che questo quadro consenta l’approvazione dell’intera richiesta ungherese.

Se il Consiglio adotterà le decisioni di attuazione, la Commissione potrà iniziare a firmare i contratti di prestito. I primi esborsi potrebbero iniziare nel marzo 2026, quando verrebbe pagato anche il prefinanziamento del 15 percento. Nel caso dell’Ungheria, ciò significherebbe un afflusso immediato di diversi miliardi di euro, a condizione che Bruxelles approvi la richiesta.

Se se l’è perso, può anche leggere la perdita dei precedenti fondi UE nel nostro articolo correlato.

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