BREAKING NEWS! Attaccante antifa tedesco condannato a una pesante pena detentiva per i brutali attacchi di Budapest

Un tribunale ungherese ha condannato un cittadino tedesco legato al movimento Antifa a otto anni di carcere per aver preso parte a una serie di violenti attacchi di strada a Budapest nel 2023, che hanno lasciato diverse persone gravemente ferite.
Secondo MTI, il verdetto è stato emesso mercoledì dal Tribunale Metropolitano di Budapest, concludendo uno dei casi penali più seguiti legati alle aggressioni a sfondo politico che hanno sconvolto la capitale ungherese tre anni fa.
Attacchi legati alla violenza dei gruppi estremisti
L’imputata, identificata come Maja T. (precedentemente nota come Simeon T.), è una cittadina tedesca che si è descritta in tribunale come queer e attivista antifascista. Secondo i pubblici ministeri, è arrivata a Budapest nel febbraio 2023 come parte di un gruppo Antifa straniero che intendeva disturbare gli eventi legati alle commemorazioni del cosiddetto Giorno dell’Onore.
Le autorità ungheresi hanno affermato che il gruppo non si è impegnato in una protesta pacifica. Invece, i suoi membri hanno attaccato a caso le persone negli spazi pubblici, presumibilmente selezionando le vittime in base al loro aspetto, che associavano alle opinioni di destra. Gli investigatori hanno classificato i crimini come violenza contro i membri di una comunità, un reato aggravato secondo la legge ungherese.
Vittime multiple, ferite gravi
Gli attacchi si sono verificati nel corso di diversi giorni nel febbraio 2023 in diverse località di Budapest, tra cui Piazza Fővám, Gazdagrét e Bank Street. Le vittime sono state seguite per lunghi periodi, in alcuni casi attraverso diversi trasferimenti con i mezzi pubblici, prima di essere aggredite alle spalle.
Secondo le conclusioni del tribunale:
- Sei vittime hanno riportato lesioni gravi,
- altre tre hanno riportato ferite minori.
In uno dei primi incidenti, tre cittadini polacchi sono stati picchiati da un gruppo di sette o otto aggressori che hanno usato manganelli e altri oggetti. Due delle vittime hanno riportato fratture ossee.
Arrestato in Germania, trasferito in Ungheria
Maja T. è stata arrestata in Germania e trasferita in custodia in Ungheria l’anno successivo agli attacchi. Durante il processo, ha sostenuto che la sua estradizione era illegale, citando una sentenza del tribunale tedesco relativa alla procedura del mandato d’arresto europeo.
Nella sua dichiarazione finale, l’imputata ha affermato di essere stata presa di mira politicamente e ha descritto le sue condizioni di detenzione – compresa una prolungata reclusione in isolamento – come disumane. Le autorità carcerarie ungheresi hanno ripetutamente respinto queste accuse, affermando che le misure erano legittime e giustificate.
La donna ha anche detto alla corte di considerarsi la “vera vittima”, sostenendo di essere stata processata in un Paese che secondo lei discrimina le minoranze sessuali.
Altri imputati, collegamenti di alto profilo
Il caso ha coinvolto diversi imputati. Alcuni hanno ricevuto sentenze definitive prima, mentre i procedimenti contro altri sono stati separati.
Una delle figure più importanti legate al caso è Ilaria Salis, anch’essa accusata in relazione agli attacchi. Il suo procedimento penale ungherese è stato sospeso dopo che è stata eletta al Parlamento europeo e ha ottenuto l’immunità parlamentare.
Un altro imputato ha ricevuto una sospensione della pena, mentre un altro coimputato tedesco è stato condannato a sette anni di carcere.
Tensioni in aula e sicurezza pesante
L’udienza di condanna ha attirato un’attenzione pubblica significativa. La polizia ha mantenuto una forte presenza intorno al tribunale in via Markó, dove si sono riuniti i sostenitori dei gruppi politici opposti, ma sono rimasti in gran parte in silenzio. Il giudice presiedente ha avvertito gli spettatori che qualsiasi disturbo avrebbe comportato lo sgombero dell’aula.
Nessuna possibilità di libertà condizionata
Secondo MTI, il tribunale ha giudicato Maja T. colpevole di aggressione aggravata e ha imposto una condanna a otto anni di carcere senza possibilità di libertà vigilata.
La sentenza rafforza la posizione delle autorità ungheresi secondo cui la violenza di strada a sfondo politico, a prescindere dal background ideologico, sarà punita severamente.

