Mostra di Jakup Ferri a Budapest: tessuti colorati raccontano storie dolci e surreali

Il calendario espositivo primaverile di Budapest si arricchisce di un momento vivace e ricco di tessuti con Jakup Ferri: RUB-A-DUB-DUB, la prima presentazione personale completa in Ungheria dell’artista nato in Kosovo e residente a Pristina. In programma dal 3 aprile al 30 maggio 2026, la mostra riunisce opere tessili inedite, oltre a pezzi ricamati della lunga serie We We di Ferri e dipinti ad olio.
L’inaugurazione si è svolta l’1 e il 2 aprile 2026, con relatori che hanno sottolineato la natura collaborativa dei tessuti di Ferri e il modo in cui le sue immagini giocose ricollegano gli spettatori al valore della vita quotidiana e delle relazioni umane.
Cosa aspettarsi
Ferri è noto soprattutto per i suoi dipinti e ricami vivaci, che ritraggono persone comuni, animali e creature ibride in scene che spesso sembrano assurde ma gentili – a volte si sviluppano come ambienti immersivi che ‘avvolgono’ lo spettatore. Sebbene le opere siano spesso allegre in superficie, il testo della mostra evidenzia un discreto livello politico modellato dalla posizione culturale periferica del Kosovo e dalla sua complessa storia recente, affrontata non attraverso il confronto ma attraverso l’umorismo, i momenti intimi e le narrazioni quotidiane.
Il tessuto come processo condiviso
Durante l’inaugurazione, l’ambasciatore del Kosovo Delfin Pllana ha descritto la pratica di Ferri sottolineando che il tessile in questo contesto non è solo un mezzo ma un processo collaborativo. Ha detto:
“Una delle caratteristiche più notevoli della sua opera è l’uso dei tessuti – non solo come mezzo di espressione, ma come parte di un processo basato sulla collaborazione, creato insieme agli artigiani del Kosovo e della regione. In questo modo, le tecniche tradizionali si trasformano in storie contemporanee, in cui i tappeti e i modelli di cucitura portano con sé ricordi, identità ed esperienze condivise. Le sue scene, piene di persone, animali ed esseri fantasiosi, sono come racconti dolci e surreali sulla vita quotidiana”.
Ha concluso il suo discorso sottolineando il messaggio più ampio della mostra:
“Questa mostra ci ricorda qualcosa di semplice ma importante: il valore della vita quotidiana, le relazioni umane e la necessità di guardare il mondo con curiosità e immaginazione. Evidenzia anche l’importanza dei programmi di scambio culturale, che rafforzano i legami tra il Kosovo e l’Ungheria attraverso l’arte”.
“Accettare la forza organizzatrice del caos”.
La dottoressa Júlia Fabényi ha anche sottolineato l’aspetto comunitario del fare – e il modo in cui le opere di Ferri espandono la cornice, pur stabilendo un proprio ordine. Ha detto:
“Le opere sono create attraverso la collaborazione della comunità. Le donne che tessono – dall’Albania al Burkina Faso – fanno parte del processo di lavoro. Le opere di Jakup Ferri si spingono completamente oltre le cornici, creando un nuovo ordine: un ordine in cui dobbiamo accettare la forza organizzatrice del caos e la presenza di narrazioni parallele – tutto questo in opere in cui le sue piccole scene figurative parlano di unione e separazione”.
Informazioni per i lettori internazionali: chi è Jakup Ferri?
Nato nel 1981 a Pristina, Ferri ha studiato all’Università delle Arti di Pristina e alla Rijksakademie van Beeldende Kunsten di Amsterdam. Ha esposto ampiamente in biennali e istituzioni, e nel 2022 ha rappresentato il Kosovo alla 59esima Biennale di Venezia con La monumentalità del quotidiano.
Orario e luogo di apertura
Mostra: 3 aprile – 30 maggio 2026
Sede: Galleria Molnár Ani – Budapest, Bródy Sándor u. 36, 1088
Perché vale la pena visitarla
RUB-A-DUB-DUB è immediatamente coinvolgente – piena di colori, movimento e personaggi strani e familiari – ma premia anche una visione più lenta, soprattutto nei ritmi tattili del ricamo e del tessuto. Si tratta, in sostanza, di un invito a distogliere lo sguardo dal rumore del “quadro generale” e a tornare alle verità su piccola scala della vita quotidiana: le relazioni, il fare comune e il potere tranquillo dell’immaginazione.
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