La controversa tassa dell’era Orbán è stata abolita per evitare le sanzioni finanziarie dell’UE

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Una controversa tassa ungherese imposta ai produttori di materiali da costruzione durante la pandemia di coronavirus è stata ufficialmente abolita a seguito di una sentenza della Corte Suprema dell’Unione Europea, ponendo fine ad una misura che, secondo gli operatori del settore, ha causato gravi danni finanziari al settore.
L’imposta è stata abolita dal 1° giugno
A partire dal 1° giugno, le aziende non sono più tenute a dichiarare o a pagare la cosiddetta royalty mineraria supplementare, un’imposta speciale introdotta dal governo ungherese durante la crisi COVID-19.
Secondo fonti del settore citate da 24.hu, le aziende interessate sono state informate del cambiamento dall’Autorità di Vigilanza per gli Affari Regolamentari (SZTFH). L’autorità ha poi confermato l’informazione, affermando che le aziende soggette al prelievo erano state informate a maggio di essere esenti dagli obblighi di rendicontazione e di pagamento.
La decisione fa seguito alla sentenza emessa dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CJEU) il 22 gennaio 2026, nella causa C-144/24.
Il tribunale dell’UE ha ritenuto che la misura violasse il diritto comunitario
L’autorità ungherese ha riconosciuto che l’imposta non poteva più essere riscossa perché incompatibile con la legge dell’UE.
La CGUE ha concluso che, sebbene l’imposta sembrasse basata su criteri oggettivi, in pratica colpiva principalmente e sistematicamente le aziende di altri Stati membri dell’UE. Secondo la Corte, ciò era contrario a uno dei principi fondamentali del mercato unico dell’UE.
Se l’Ungheria non si fosse conformata alla sentenza, il Paese avrebbe potuto affrontare un’ulteriore procedura di infrazione e sanzioni finanziarie potenzialmente sostanziali. Tali sanzioni possono essere pagate direttamente o detratte, insieme agli interessi di penalizzazione, dai fondi UE assegnati all’Ungheria.
L’industria dice che la tassa ha causato forti perdite
La royalty mineraria supplementare e le relative misure di controllo dei prezzi hanno esercitato una pressione significativa sui produttori di materiali da costruzione negli ultimi anni.
Fonti dell’industria hanno dichiarato ai media ungheresi che diverse aziende importanti hanno subito perdite sostanziali a causa del sistema, mentre un produttore di lunga data è infine crollato, scrive Portfolio.
L’imposta faceva parte di un pacchetto di misure governative che interessavano il settore dei materiali da costruzione. I critici hanno sostenuto che la normativa grava in modo sproporzionato sui produttori di proprietà straniera che operano in Ungheria.

Le richieste di risarcimento potrebbero ancora costare miliardi ai contribuenti
Sebbene l’abolizione della tassa elimini il rischio immediato di sanzioni da parte dell’UE, le conseguenze finanziarie potrebbero non essere finite.
Secondo le informazioni ottenute da 24.hu, diverse aziende colpite hanno avviato richieste di risarcimento danni contro lo Stato ungherese, in alcuni casi chiedendo un risarcimento di decine di miliardi di fiorini.
Se i tribunali alla fine si pronunceranno a favore delle aziende, i costi saranno sostenuti dai contribuenti ungheresi.
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Polemica politica sulla tassa
La misura è stata a lungo politicamente controversa.
Rapporti precedenti hanno evidenziato che le aziende legate agli interessi nazionali sono state meno colpite dalla tassa rispetto ad alcuni concorrenti di proprietà straniera. I critici hanno anche sottolineato le precedenti dichiarazioni dell’ex Ministro delle Costruzioni e dei Trasporti János Lázár, che aveva apertamente discusso di ridurre l’influenza dei produttori stranieri di materiali da costruzione in Ungheria.
La questione ha attirato anche l’attenzione internazionale. Nel 2023, il politico cristiano-democratico tedesco Gunther Krichbaum ha dichiarato a Der Spiegel che l’approccio del Governo ungherese assomigliava a “metodi mafiosi”, sostenendo che le aziende prese di mira venivano prima rese non redditizie, prima che gli investitori con stretti legami con il Governo si presentassero con offerte di acquisizione.
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