Cittadinanza in cambio di denaro? Emergono nuove accuse relative al rilascio di passaporti ungheresi a ricchi cittadini canadesi

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Sono emerse nuove accuse relative al programma di cittadinanza ungherese, secondo cui cittadini canadesi facoltosi avrebbero ottenuto la cittadinanza ungherese nonostante non soddisfacessero, a quanto pare, i requisiti di legge.

L’ex governo è accusato di aver agevolato l’approvazione di richieste di cittadinanza controverse

Le accuse hanno riacceso il dibattito sull’uso della cosiddetta «naturalizzazione per interesse di Stato» durante il mandato del precedente governo.

La controversia è stata sollevata da György Velkey, sottosegretario di Stato presso il Ministero degli Affari Esteri, il quale ha affermato che una revisione interna delle prassi adottate durante l’era di Péter Szijjártó ha portato alla luce segnali di abuso nel sistema di concessione della cittadinanza.

Secondo Velkey, alcuni richiedenti canadesi hanno ottenuto la cittadinanza ungherese (e con essa il diritto di circolare liberamente all’interno dell’Unione Europea) pur non soddisfacendo i criteri standard di ammissibilità.

Una società di consulenza privata avrebbe addebitato decine di migliaia di dollari

Velkey ha affermato che una società canadese denominata Hungarian Citizenship Consulting gestiva le domande di cittadinanza per conto dei propri clienti in cambio di onorari sostanziosi che, secondo quanto riferito, variavano da 30.000 a 60.000 dollari statunitensi (da circa 9,2 milioni a 18,4 milioni di forint ungheresi).

Secondo le informazioni riportate dal media ungherese HVG, la società è stata fondata da Gergely Bodnár, ex responsabile di progetto del programma «Hazaváró», che in precedenza rientrava nelle competenze del vice primo ministro Zsolt Semjén. Bodnár ha negato di aver influenzato le decisioni in materia di cittadinanza e sostiene che la sua attività fosse condotta in modo legale.

L’attenzione si è concentrata anche su Anna Szenthe, presidente canadese del Consiglio della diaspora ungherese e condirettrice della società di consulenza. Secondo quanto riportato, avrebbe firmato lettere di raccomandazione a sostegno di alcuni richiedenti che presentavano domanda di cittadinanza nell’ambito della procedura di interesse statale.

La leader della diaspora ammette di aver fornito raccomandazioni

La signora Szenthe ha riconosciuto di aver esercitato il proprio diritto di raccomandare candidati «in alcune occasioni» tra il 2024 e il 2026. Ha dichiarato di aver sostenuto solo persone che, a suo avviso, avrebbero apportato benefici all’Ungheria attraverso contributi commerciali, economici, culturali o artistici.

Ha inoltre respinto le accuse di arricchimento personale, insistendo sul fatto di non aver ricevuto «alcun compenso o vantaggio» per aver presentato tali raccomandazioni. Inoltre, ha negato di aver sfruttato la propria posizione all’interno del Consiglio della Diaspora per agevolare le procedure ufficiali a favore dei candidati.

Alla domanda se qualcuno tra le persone da lei raccomandate fosse anche cliente della società di consulenza, la signora Szenthe ha rifiutato di commentare, citando la legislazione canadese in materia di privacy.

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Gli ex ministri negano le accuse

Le accuse sono state fermamente smentite dai membri del precedente governo. Gergely Gulyás, ex capo dell’Ufficio del Primo Ministro, ha definito le affermazioni di Velkey «calunnie infondate» rivolte a lui stesso, a Péter Szijjártó e a Zsolt Semjén.

Gulyás ha sostenuto che le norme che regolano la naturalizzazione per motivi di interesse nazionale sono rimaste invariate per tutta la durata del governo Orbán e riflettono una prassi diffusa in molti paesi.

Ai sensi della legislazione ungherese, la cittadinanza può essere concessa dal Presidente della Repubblica su raccomandazione del governo qualora gli interessi nazionali — comprese considerazioni di natura economica, culturale, scientifica, diplomatica o strategica — giustifichino tale decisione.

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