Gli Stati Uniti potrebbero imporre all’Ungheria dazi fino al 100% sulle importazioni di petrolio e gas russi

Cambia lingua:
L’Ungheria potrebbe essere tra i Paesi più colpiti da una nuova proposta di sanzioni statunitensi mirata alle esportazioni energetiche russe, con un progetto di legge che prevede dazi fino al 100% su alcuni dei maggiori acquirenti mondiali di petrolio e gas naturale russi.
La normativa rivista è stata presentata martedì al Senato degli Stati Uniti e, secondo quanto riferito, avrebbe ricevuto l’appoggio del presidente Donald Trump. Essa estenderebbe le sanzioni contro la leadership politica russa, le forze armate, il settore bancario, l’industria energetica, le aziende che intrattengono rapporti commerciali con la Russia e le navi collegate alla cosiddetta «flotta ombra» di Mosca utilizzata per il trasporto di petrolio, riferisce Reuters.
L’Ungheria tra i maggiori acquirenti di energia russa
In base alla proposta, il governo statunitense sarebbe autorizzato a imporre dazi fino al 100% sui cinque maggiori importatori di greggio russo. Secondo la bozza, tali paesi sono attualmente la Cina, l’India, la Slovacchia, l’Ungheria e l’Azerbaigian.
L’Ungheria figura inoltre nell’elenco dei cinque maggiori importatori di gas naturale russo, insieme a Cina, Francia, Belgio e Giappone, il che potrebbe esporla a misure commerciali analoghe.
La proposta mira a incoraggiare i paesi a ridurre la propria dipendenza dall’energia russa e ad aumentare la pressione finanziaria su Mosca in relazione alla guerra in Ucraina.

I dazi non sarebbero automatici
La normativa prevede diverse clausole di salvaguardia ed esenzioni. I Paesi che rappresentano meno del 15% delle esportazioni totali di gas naturale della Russia sarebbero esenti dalle misure. Inoltre, il presidente degli Stati Uniti avrebbe l’autorità di revocare i dazi qualora fornisse una giustificazione al Congresso.
L’elenco dei principali acquirenti di petrolio e gas russi verrebbe inoltre rivisto ogni sei mesi, il che significa che i paesi potrebbero evitare future tariffe riducendo in modo significativo le proprie importazioni.
Il disegno di legge è stato ridimensionato rispetto alla proposta originaria, più severa
L’ultima versione del disegno di legge è notevolmente meno severa rispetto alla bozza originaria. Le proposte precedenti prevedevano sanzioni nei confronti di oltre 60 paesi acquirenti di energia russa, con dazi che raggiungevano il 500% per i maggiori acquirenti. La normativa rivista riduce il dazio massimo al 100% e restringe la cerchia dei paesi direttamente interessati.
Il disegno di legge era stato sostenuto dal defunto senatore repubblicano Lindsey Graham, il quale, secondo quanto riferito, si era assicurato il sostegno sia della Casa Bianca che del presidente Trump prima della sua morte. Trump ha successivamente affermato che l’amministrazione intendeva portare avanti la legislazione in omaggio all’impegno profuso da Graham.
La Cina respinge le sanzioni proposte
La Cina ha già espresso forte opposizione alle misure proposte. Il portavoce del Ministero degli Esteri Lin Jian ha affermato che Pechino si oppone alle sanzioni unilaterali prive di fondamento nel diritto internazionale o dell’approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ha aggiunto che, qualora la legge venisse approvata, la Cina adotterebbe tutte le misure necessarie per tutelare i diritti e gli interessi legittimi delle imprese e dei cittadini cinesi.
Cosa accadrà ora?
La proposta è ancora solo una bozza e deve superare l’iter legislativo statunitense prima di diventare legge. Anche se approvata dal Congresso, l’eventuale applicazione dei dazi dipenderà dalle modalità con cui l’amministrazione statunitense deciderà di attuare la normativa e dall’eventuale concessione di esenzioni presidenziali.
Per l’Ungheria, tuttavia, la proposta evidenzia l’attenzione internazionale rivolta alla sua continua dipendenza dalle importazioni energetiche russe, in un momento in cui molti paesi occidentali stanno cercando di ridurre la propria dipendenza dal petrolio e dal gas russi.
Se ve lo siete perso: il primo ministro Magyar: dopo la guerra in Ucraina, l’UE tornerà al gas russo; il ministro degli Esteri Orbán incontra il suo omologo ucraino

