Un senatore russo sostiene che l’Ungheria sia stata costretta a «dimostrare la propria fedeltà» a Bruxelles

L’Ungheria ha espulso 10 diplomatici russi accusati di aver svolto attività incompatibili con lo status diplomatico, in una mossa che potrebbe segnare un cambiamento significativo nell’approccio di Budapest alle operazioni dei servizi segreti russi. Mosca ha già preannunciato una risposta «dura e dolorosa». Il vicepresidente della Camera alta del Parlamento russo ha affermato che la decisione costituisce un atto ostile e conflittuale.
L’Ungheria ha ordinato a 10 membri del personale diplomatico russo di lasciare il Paese dopo che le autorità hanno accertato che essi erano stati coinvolti in attività ritenute inaccettabili ai sensi della Convenzione di Vienna.
Il ministro degli Esteri Anita Orbán ha annunciato la decisione martedì, affermando che il Ministero degli Esteri aveva informato l’ambasciatore russo a Budapest che le autorità ungheresi avevano individuato attività da parte di 10 membri della missione diplomatica russa incompatibili con il loro status diplomatico.
«La decisione tutela la sicurezza e la sovranità dell’Ungheria», ha affermato Orbán, sottolineando al contempo che tale provvedimento non equivale a una rottura delle relazioni diplomatiche con la Russia. L’Ungheria, ha aggiunto, intende mantenere il necessario dialogo con Mosca sulla base del rispetto reciproco e dell’osservanza delle norme internazionali.
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Esperto: I diplomatici erano agenti dei servizi segreti russi
Secondo l’esperto di questioni russe András Rácz, la formulazione utilizzata dal governo ungherese indica chiaramente che i 10 individui fossero in realtà agenti dei servizi segreti russi operanti sotto copertura diplomatica. Rácz, vicedirettore generale responsabile della ricerca e degli affari accademici presso l’Istituto ungherese per gli affari internazionali, ha dichiarato all’agenzia MTI che l’espressione «attività incompatibili con lo status diplomatico» si riferisce tradizionalmente allo spionaggio.
In termini pratici, ha affermato, l’Ungheria ha espulso dieci diplomatici russi che, secondo quanto riferito, operavano come agenti dei servizi segreti sotto copertura diplomatica a Budapest.
La portata di questa misura è particolarmente significativa. Secondo Rácz, da quando la Russia ha lanciato la sua invasione su vasta scala dell’Ucraina nel 2022, più di 600 agenti dei servizi segreti russi operanti sotto copertura diplomatica sono stati espulsi dagli Stati membri dell’UE.
Fino ad ora, l’Ungheria era stata l’unico Stato membro dell’UE a non aver effettuato un’espulsione su così vasta scala. Rácz ha quindi descritto la decisione come un effettivo allineamento dell’Ungheria ai propri alleati dell’UE e della NATO negli sforzi volti a ridurre le capacità di intelligence della Russia in tutto il blocco.
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Perché l’Ungheria ha agito proprio ora?
La tempistica delle espulsioni è particolarmente degna di nota, dati i rapporti storicamente stretti che l’Ungheria ha intrattenuto con Mosca sotto il precedente governo Orbán.
Rácz ha affermato di non poter determinare con precisione il motivo per cui Budapest abbia scelto proprio questo momento per agire. Tuttavia, ha sostenuto che la decisione rappresenta un cambiamento significativo nella posizione dell’Ungheria nei confronti delle attività di intelligence russe. Ha inoltre sottolineato che, secondo i dati ufficiali del Ministero degli Esteri, attualmente in Ungheria sono accreditati 47 diplomatici russi, accompagnati da 41 coniugi.
Non è noto pubblicamente quanti dei diplomatici rimanenti siano collegati ai servizi di intelligence russi. Tuttavia, Rácz ha osservato che un organo di stampa investigativo russo ha recentemente identificato, sulla base di informazioni di dominio pubblico, 15 dei 47 diplomatici russi presenti a Budapest come aventi legami con varie agenzie di intelligence russe.
Ha aggiunto che, sebbene durante il precedente governo ungherese si fossero verificate alcune «espulsioni silenziose» di personale dei servizi segreti russi, non si era mai verificata prima d’ora un’espulsione annunciata pubblicamente su questa scala.
Budapest invia un messaggio ai propri alleati occidentali
La decisione potrebbe avere implicazioni che vanno oltre le relazioni bilaterali dell’Ungheria con la Russia. Rácz ha sostenuto che gli agenti dei servizi segreti russi con sede in Ungheria potrebbero potenzialmente operare anche in altre parti dello spazio Schengen, rendendo la loro presenza una questione di sicurezza anche per gli alleati dell’Ungheria. Ha citato Praga come esempio precedente di come i diplomatici russi possano utilizzare una capitale europea come base per operazioni di intelligence nei paesi confinanti.
Secondo l’esperto, il personale dei servizi segreti russi operante da Budapest è stato in grado, analogamente, di condurre operazioni in altre parti dello spazio Schengen e nei Paesi balcanici al di fuori di tale zona.
Per questo motivo, Rácz ha descritto la decisione dell’Ungheria come un passo atteso da tempo nei confronti dei propri partner dell’UE e della NATO. Egli ha sostenuto che la mancata espulsione di tale personale da parte dell’Ungheria negli ultimi quattro anni e mezzo avrebbe potenzialmente danneggiato gli interessi di sicurezza dei suoi alleati.
Mosca minaccia ritorsioni
La Russia ha reagito con indignazione alle espulsioni. Konstantin Kosachev, vicepresidente della Camera alta del Parlamento russo, ha dichiarato all’agenzia di stampa RIA Novosti che la decisione costituisce un atto ostile e provocatorio. Egli ha sostenuto che l’espulsione simultanea di 10 diplomatici fosse «molte volte più ostile» e costituisse una sfida aperta a Mosca. La Russia, ha affermato, avrebbe reagito di conseguenza.
Kosachev ha inoltre affermato che la decisione fosse stata orchestrata da Bruxelles, sostenendo che l’Ungheria «post-Orbán» fosse stata sottoposta a pressioni affinché dimostrasse la propria fedeltà a quelle che egli ha definito le politiche anti-russe dell’UE e della NATO.
Anche la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha avvertito che Mosca avrebbe dato una «risposta dura e dolorosa», riferendosi a quella che ha definito la «lobby russofoba» di Budapest. Si prevede quindi ampiamente una mossa di ritorsione; secondo Rácz, è quasi certo che la Russia risponderà in modo proporzionato espellendo i diplomatici ungheresi.

