L’Ungheria chiede agli Stati Uniti una deroga alle sanzioni energetiche contro la Russia durante la fase di transizione

L’Ungheria sta esercitando pressioni su Washington per ottenere un’esenzione temporanea dalle nuove sanzioni energetiche contro la Russia, poiché il Paese continua ad acquistare greggio russo mentre cerca di diversificare le proprie forniture di petrolio e gas. La mossa fa seguito alla nuova legislazione statunitense che conferisce al presidente Donald Trump il potere di imporre dazi fino al 100% ai Paesi che acquistano energia russa.

Secondo Bloomberg, l’Ungheria sta cercando di evitare sanzioni durante il periodo in cui, secondo quanto affermato dal governo, sta riducendo la dipendenza del Paese dall’energia russa.

La questione è stata sollevata a Washington da Márton Hajdu, presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento ungherese e politico del partito di governo Tisza.

A seguito di una serie di incontri con i legislatori repubblicani e democratici a Capitol Hill, Hajdu ha dichiarato di aver chiesto sostegno affinché l’Ungheria potesse beneficiare di un’esenzione durante la fase di transizione volta a ridurre gli acquisti di energia russa.

I colloqui, in questa fase, non equivalgono a un accordo bilaterale di deroga annunciato tra i governi ungherese e statunitense. Rappresentano piuttosto un’attività di lobbying politico volta a garantire un trattamento favorevole man mano che le nuove norme americane entrano in vigore.

Le nuove sanzioni energetiche contro la Russia aumentano la posta in gioco per l’Ungheria

Venerdì 18 settembre, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato la legge «Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026», rendendola così definitiva.

La normativa estende le sanzioni nei confronti dei settori energetico e della difesa russi, nonché della cosiddetta «flotta ombra» di petroliere utilizzata per aggirare le restrizioni. Inoltre, conferisce al presidente degli Stati Uniti l’autorità di imporre dazi fino al 100% sulle merci provenienti dai paesi che continuano ad acquistare petrolio greggio o gas naturale dalla Russia.

La Camera dei Rappresentanti ha approvato la legge con 262 voti a favore e 159 contrari il 16 settembre, dopo che il Senato l’aveva approvata ad agosto, secondo quanto riportato da Reuters.

Le misure sono volte ad accrescere la pressione economica su Mosca, prendendo di mira non solo le entità russe, ma anche i principali acquirenti stranieri di petrolio e gas russi.

Per l’Ungheria, tuttavia, il momento è particolarmente delicato. Budapest continua a dipendere dalle forniture russe, nonostante il governo del primo ministro Péter Magyar si sia impegnato a modificare la politica energetica perseguita dall’ex primo ministro Viktor Orbán.

Se ve lo siete perso: Péter Magyar intende affrancarsi dal petrolio russo, ma si aspetta qualcosa in cambio da Bruxelles

L’Ungheria afferma di stare riducendo la propria dipendenza energetica dalla Russia

Il governo Magyar ha ripetutamente affermato che la diversificazione non può avvenire dall’oggi al domani senza mettere a rischio la sicurezza dell’approvvigionamento o aumentare i costi.

Il ministro dell’Economia e dell’Energia, István Kapitány, ha dichiarato la scorsa settimana che l’Ungheria dovrebbe essere in grado di soddisfare il proprio fabbisogno di gas senza ricorrere alle importazioni dalla Russia entro ottobre 2027, qualora i piani attuali procedano come previsto.

Ha aggiunto che l’Ungheria dispone di collegamenti fisici che consentono l’arrivo del gas da diverse direzioni, mentre il governo sta valutando alternative, tra cui le forniture dal giacimento di gas Neptun Deep in Romania e contratti per il gas naturale liquefatto.

Per quanto riguarda il petrolio, il governo sta inoltre valutando in che misura un maggiore utilizzo dell’oleodotto adriatico che attraversa la Croazia possa ridurre la dipendenza dall’oleodotto Druzhba, che tradizionalmente trasporta il greggio russo in Ungheria. Kapitány ha dichiarato che sono stati avviati colloqui con i partner croati in merito all’utilizzo a piena capacità della rotta adriatica.

La posizione del governo è pertanto che l’Ungheria non debba subire sanzioni da parte degli Stati Uniti mentre sta attivamente ristrutturando il proprio approvvigionamento energetico.

La decisione di Washington potrebbe mettere alla prova le relazioni tra Ungheria e Stati Uniti

La richiesta giunge inoltre in un momento cruciale per le relazioni tra Budapest e Washington.

Bloomberg ha descritto la questione come una prima prova per i rapporti bilaterali a seguito del cambio di governo avvenuto in Ungheria all’inizio di quest’anno. L’amministrazione magiara ha segnalato un approccio diverso nei confronti della Russia, cercando al contempo di evitare perturbazioni nel mercato energetico del Paese.

L’eventuale concessione all’Ungheria di un’esenzione dalle sanzioni energetiche contro la Russia dipenderà dal modo in cui Washington applicherà la nuova legislazione.

La legge conferisce all’amministrazione statunitense una notevole leva su quei paesi che acquistano energia russa, ma l’esistenza di poteri tariffari non implica che le sanzioni massime vengano automaticamente applicate.

Per Budapest, l’obiettivo immediato è quindi quello di convincere i decisori statunitensi che il proseguimento degli acquisti da parte dell’Ungheria debba essere considerato una conseguenza temporanea delle infrastrutture esistenti, piuttosto che un rifiuto degli sforzi volti a ridurre la dipendenza dall’energia russa.

Come abbiamo scritto in precedenza, all’Ungheria resta ancora un anno di scorte di gas russo – Putin potrebbe chiudere i rubinetti prima del previsto?

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