Una mostra sulla tipografia coreana esplora l’arte delle lettere a Budapest – foto

Giovedì a Budapest è stata inaugurata una nuova mostra dedicata alle opere dell’artista grafico coreano Kang Goo-Ryong. “Rhapsody of Letters: Variations in Layers” è in mostra presso il Centro Culturale Coreano fino alla fine di novembre.
Alla scoperta dei caratteri hangul coreani
La mostra va oltre la tipografia tradizionale, invitando i visitatori a percepire le lettere come qualcosa di più di semplici simboli leggibili. Il lavoro di Kang esplora il modo in cui i caratteri hangul coreani — insieme alle scritture cinese e latina — possano trasmettere suoni, movimento e persino la memoria culturale. Un’installazione permette addirittura ai visitatori di attraversare l’opera d’arte, trasformando l’atto della lettura in un’esperienza fisica. La mostra di Kang approfondisce le origini stesse della scrittura: perché gli esseri umani hanno iniziato a creare simboli a partire dai suoni?

In che modo poche linee si sono evolute in sistemi in grado di preservare ricordi, pensieri o persino le esperienze di persone vissute secoli fa? Per Kang, una lettera non è solo un elemento grafico, ma una sintesi di suono, gesto, movimento e profonda storia culturale, come riporta l’MTI.
Ogni giorno ci imbattiamo in migliaia di lettere — nei messaggi, nei cartelli, nei libri o sugli schermi dei nostri telefoni — e ne cerchiamo immediatamente il significato. Ma Kang si chiede: cosa accade quando non leggiamo immediatamente una lettera? E se la percepissimo innanzitutto come una forma, un movimento o l’impronta di un suono? Questa domanda è al centro della sua mostra personale.

Una fusione tra tipografia e immagini, tra scrittura coreana e alfabeto latino
Il lavoro dell’artista fonde spesso tipografia e immagini, scrittura coreana e alfabeto latino, nonché l’idea di trasformare caratteri familiari in qualcosa di inaspettato. Come afferma Kang, uno degli aspetti più emozionanti della tipografia è rendere estraneo ciò che è familiare.

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Al centro della mostra si trova «Hangul Corridor», un’installazione lunga cinque metri realizzata con una pellicola rosso vivo che si estende sul pavimento. Essa collega le consonanti e le vocali dell’hangul in un unico sistema coeso, come se i caratteri si trasformassero in rami, sentieri o una rete.
I visitatori possono entrare nell’opera e attraversarla, trasformando la superficie piana della scrittura in un’esperienza tridimensionale.

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