Caso degli attacchi antifa a Budapest: la sentenza di reclusione a carico di Maja T. diventa definitiva

Il Tribunale metropolitano ha ridotto la pena detentiva inflitta alla cittadina tedesca Maja T., condannata per una serie di attacchi antifa contro persone ritenute sostenitrici dell’estrema destra avvenuti a Budapest nel febbraio 2023.
Mercoledì la Corte Metropolitana ha ridotto la pena di Maja T. da otto a sette anni. La Corte ha inoltre ridotto la pena della coimputata Gabriele M. da sette a sei anni, confermando invece la condanna a due anni di reclusione per la cittadina tedesca Anna Christina M. La sentenza è definitiva e non è soggetta ad appello.
Gli attacchi dell’Antifa hanno preso di mira persone ritenute di estrema destra
Gli imputati erano accusati di aver preso parte ad attacchi perpetrati da gruppi antifa tra il 9 e l’11 febbraio 2023, rivolti contro persone che ritenevano appartenenti all’estrema destra, basandosi principalmente sul loro abbigliamento. Le vittime sarebbero state identificate come partecipanti a eventi legati alla cosiddetta «Giornata dell’Onore» e al Breakout Memorial Tour, raduni connessi alle commemorazioni di un tentativo del 1945 da parte delle forze naziste e ungheresi di sfondare l’accerchiamento di Budapest.
Durante quel periodo sono stati registrati cinque attacchi “antifa”, che hanno causato il ferimento di nove persone, sei delle quali in modo grave, secondo quanto riportato nei documenti citati nel procedimento. I pubblici ministeri hanno accusato Maja T. di tentata lesione personale aggravata con lesioni pericolose per la vita e di tentata lesione personale grave commessa con movente vile, entrambi i reati presumibilmente perpetrati nell’ambito di un’organizzazione criminale.
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La difesa ha impugnato la sentenza di primo grado
Il caso è giunto in appello dopo che sia i pubblici ministeri che gli avvocati della difesa hanno impugnato le sentenze originarie. L’avvocato di Maja T. aveva contestato la qualificazione del gruppo come organizzazione criminale e sostenuto che le riprese video non mostrassero la sua assistita mentre partecipava attivamente ad alcuni degli attacchi. La difesa ha inoltre messo in discussione alcuni aspetti della perizia medica.
Il loro avvocato aveva inoltre sollevato dubbi sulla capacità di Maja T. di difendersi mentre era in sciopero della fame durante il procedimento. Il giudice Géza Szalai ha affermato che gli imputati hanno diritto a un’efficace difesa legale, ma ha sostenuto che lo Stato non può obbligare un imputato a esercitare tale diritto. Ha aggiunto che Maja T. aveva di fatto scelto di esercitare il proprio diritto di esprimere le proprie opinioni attraverso lo sciopero della fame piuttosto che il proprio diritto di partecipare pienamente alla propria difesa.
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I sostenitori di Antifa si radunano fuori dal tribunale
Il verdetto ha suscitato grande attenzione, con i sostenitori di Maja T. che si sono radunati fuori dal tribunale prima dell’udienza. I media e i sostenitori di Antifa hanno formato una fila per entrare in aula, mentre era presente anche un rappresentante dell’ambasciata tedesca. Maja T. è entrata in aula accompagnata da agenti prima di ascoltare la sentenza definitiva, riporta Telex.
Un’altra imputata, la cittadina italiana Ilaria Salis, si trova attualmente in una situazione giuridica distinta, essendo stata eletta al Parlamento europeo nel 2024. Il procedimento a suo carico è stato sospeso. La sentenza della Corte d’appello nel caso in esame è definitiva.
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