La controversa missione ungherese in Ciad è costata quasi 11 milioni di euro, afferma il ministro della Difesa

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Il ministro della Difesa ungherese, Romulusz Ruszin-Szendi, ha condiviso alcuni dettagli in un post sui social media riguardo alla missione delle Forze di difesa ungheresi in Ciad, approvata dall’ex primo ministro Viktor Orbán, sollevando al contempo interrogativi sul ruolo di suo figlio, Gáspár Orbán.

Quasi 11 milioni di euro per una missione militare di pace nel cuore dell’Africa

Secondo quanto affermato da Ruszin-Szendi, per la preparazione della prevista missione militare ungherese in Ciad sono stati spesi quasi 4 miliardi di HUF (oltre 10,9 milioni di euro) di fondi pubblici. Egli ha reso nota la cifra dopo aver informato, mercoledì, la Commissione per la difesa e le forze dell’ordine del Parlamento ungherese nel corso di una seduta a porte chiuse. Ha affermato che le informazioni riservate gli impedivano di fornire pubblicamente dettagli su come fossero stati spesi i fondi.

«Quando ho spiegato cosa era accaduto e a cosa erano stati destinati quei fondi, i membri della commissione sono rimasti assolutamente sbalorditi».

Il ministro solleva interrogativi sul ruolo di Gáspár Orbán nella missione in Ciad

In un post su Facebook, Ruszin-Szendi ha affermato che la commissione era stata informata in merito alla preparazione della missione in Ciad e al coinvolgimento di Gáspár Orbán nel programma. «In relazione alla missione sono stati spesi quasi 4 miliardi di forint di denaro pubblico», ha scritto il ministro, aggiungendo di sapere come fossero stati utilizzati i fondi, ma di non poter rivelarne i dettagli poiché alcune informazioni erano riservate per motivi di sicurezza nazionale.

Sulla base di quanto appreso durante la riunione a porte chiuse, Ruszin-Szendi ha affermato di ritenere che il contesto familiare di Orbán gli avesse offerto opportunità e sostegno da parte dello Stato, senza i quali il programma «difficilmente sarebbe stato realizzato in questa forma». Ha inoltre aggiunto:

«Possiamo solo ringraziare la fortuna che ciò non si sia trasformato in una catastrofe».

Il ministro non ha fornito prove accessibili al pubblico che illustrassero nel dettaglio il significato di tale affermazione, né ha specificato a quale potenziale pericolo si riferisse.

Il Parlamento aveva approvato la missione

Ruszin-Szendi ha inoltre sottolineato che il Parlamento aveva formalmente approvato l’istituzione della missione e autorizzato l’impiego di diversi miliardi di fiorini per le relative spese. Di conseguenza, ha affermato, l’autorizzazione legale fornita dal Parlamento implicava che, al momento, egli non disponesse di alcuna base giuridica per sporgere denuncia penale in merito alle circostanze di cui era venuto a conoscenza.

La missione prevista in Ciad aveva già attirato l’attenzione a causa del coinvolgimento di Gáspár Orbán. Secondo quanto riferito, i documenti ufficiali ottenuti dal sito di informazione ungherese 444.hu indicavano che il suo ruolo andava oltre quello di un semplice referente, essendo, a quanto pare, necessaria la sua approvazione per determinate decisioni. L’ex ministro della Difesa, Kristóf Szalay-Bobrovniczky, aveva in precedenza descritto Orbán come un «collegamento» coinvolto nei preparativi.

I dettagli riservati rimangono secretati

Il governo non ha reso pubblica una ripartizione completa della spesa di quasi 4 miliardi di HUF, e Ruszin-Szendi ha affermato che alcuni dettagli non possono essere divulgati a causa della loro classificazione di sicurezza. La missione in Ciad era volta a rafforzare la presenza militare e di sicurezza dell’Ungheria nel Paese africano, sebbene i piani siano successivamente diventati oggetto di scrutinio politico e pubblico.

Nel corso della seduta della commissione di mercoledì, Ruszin-Szendi ha inoltre informato i parlamentari sugli sviluppi relativi a un altro incidente con una granata a mano avvenuto nell’area di addestramento militare di Újdörögd.

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