Ministro degli Esteri ungherese: L’influenza di Viktor Orbán rimane saldamente radicata mentre il governo smantella il sistema precedente

La ministra degli Esteri e vice primo ministro Anita Orbán afferma che l’Ungheria sta attraversando una profonda trasformazione, ma l’eredità dell’ex primo ministro Viktor Orbán rimane profondamente radicata nell’economia, nelle istituzioni e nella società.
La ministra degli Esteri Orbán ha rilasciato un’intervista
L’Ungheria sta attraversando un’importante trasformazione politica, ma lo smantellamento del sistema costruito durante gli anni di governo di Viktor Orbán richiederà tempo, ha dichiarato la ministra degli Esteri e vice primo ministro Anita Orbán alla rivista estone di sicurezza e difesa *The Baltic Sentinel* in un’ampia intervista rilasciata presso il Ministero degli Affari Esteri a Budapest.
Anita Orbán ha affermato che il nuovo governo sta lavorando per ripristinare lo Stato di diritto, rafforzare le istituzioni indipendenti e recuperare il denaro che si presume sia stato sottratto durante il precedente governo. Ha inoltre aggiunto che l’Ungheria necessita di più tempo per ridurre la propria dipendenza dal petrolio e dal gas naturale russi, sottolineando al contempo l’ambizione del governo di soddisfare i criteri di Maastricht e di adottare l’euro entro la fine del proprio mandato.
«L’intero sistema deve essere smantellato»
Alla domanda su quanto del sistema politico di Viktor Orbán fosse ancora in vigore, Anita Orbán ha risposto che il semplice cambio di governo non era sufficiente. «Molto», ha affermato, sostenendo che il governo dovesse smantellare l’intero sistema costruito sotto la precedente amministrazione.
Secondo il ministro degli Esteri, il governo ha varato un «programma legislativo molto intenso» volto a invertire quella che lei ha definito la «cattura dello Stato» e a ripristinare l’indipendenza delle istituzioni, tra cui la Corte costituzionale e le agenzie governative.
Ha sottolineato la decisione dell’Ungheria di aderire alla Procura europea e l’istituzione dell’Ufficio nazionale per il recupero e la tutela dei beni, che, ha affermato, ha il compito di individuare i fondi pubblici sottratti, recuperarli e restituirli all’uso pubblico.
Il governo ha inoltre abolito l’Ufficio per la tutela della sovranità, che Anita Orbán ha accusato di molestare la società civile e i giornalisti. Ha tuttavia sottolineato che l’influenza dell’ex primo ministro si estende al di là delle istituzioni.
«La sua influenza è radicata anche nell’economia e, purtroppo, in una certa misura anche nella mentalità delle persone».
Viktor Orbán potrebbe essere arrestato?
L’intervista ha toccato anche il tema del recente arresto di due ministri che avevano prestato servizio sotto il precedente governo. Alla domanda diretta se lo stesso Viktor Orbán potesse alla fine finire in manette, Anita Orbán non ha escluso tale possibilità.
«Vedremo», ha risposto.
Ha affermato che il governo è determinato a perseguire i fondi pubblici sottratti e che l’Ungheria deve diventare un Paese «in cui le azioni comportano delle conseguenze». Il ministro degli Esteri ha definito i recenti arresti simbolici, descrivendoli come parte dello sforzo del governo volto a stabilire nuovi standard di integrità e condotta politica.

L’Ungheria continua a dipendere fortemente dall’energia russa
Anita Orbán ha inoltre riconosciuto che l’Ungheria rimane significativamente dipendente dall’energia russa. L’Ungheria continua ad acquistare gran parte del proprio petrolio e gas naturale dalla Russia, mentre la sua attuale esenzione dalle sanzioni è valida fino al 21 novembre, secondo quanto affermato dal ministro degli Esteri. L’Ungheria ha chiesto agli Stati Uniti di prorogare tale esenzione.
Alla domanda se il Paese avesse semplicemente bisogno di più tempo per porre fine alla propria dipendenza dalla Russia, Anita Orbán ha risposto: «Abbiamo semplicemente bisogno di più tempo». Ha sostenuto che il governo ha ereditato un’economia e un sistema energetico fortemente dipendenti dalle forniture russe, che garantiscono il riscaldamento e l’elettricità di cui la popolazione ha bisogno. Allo stesso tempo, ha affermato che l’Ungheria sta lavorando per diversificare le proprie fonti energetiche e rafforzare la sicurezza energetica.
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Il governo punta all’adozione dell’euro
Il governo deve inoltre affrontare una situazione fiscale difficile; Anita Orbán ha affermato che il disavanzo di bilancio si attestava inizialmente all’8,3%, per poi scendere al 7,5%. Ha attribuito parte di tale miglioramento ai finanziamenti dell’UE recuperati dal nuovo governo.
La ministra ha affermato che il governo ha cercato di realizzare risparmi senza introdurre misure di austerità né nuovi oneri. Ha invece tagliato quelle che ha definito spese superflue e di lusso, comprese le spese di viaggio e le indennità dei politici.
«Il nostro obiettivo è soddisfare i criteri di Maastricht entro la fine del nostro mandato, in modo da poter adottare l’euro», ha affermato. Il governo intende pertanto combinare un controllo più rigoroso della spesa pubblica con iniziative volte a generare crescita economica.
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L’Ungheria sostiene che l’Ucraina debba seguire il normale percorso di adesione all’UE
Riguardo alle ambizioni di adesione all’UE dell’Ucraina, Anita Orbán ha ribadito che l’Ungheria sostiene un processo di allargamento basato sul merito, ma si oppone a qualsiasi adesione accelerata. Ha affermato che due dei sei capitoli negoziali dell’UE sono già stati aperti per l’Ucraina e ha sottolineato che l’Ungheria ha partecipato al consenso alla base di tali decisioni.
Tuttavia, ha affermato che l’Ucraina dovrebbe sottoporsi allo stesso processo di riforma dei precedenti paesi candidati all’adesione all’UE. «Sosteniamo un approccio basato sul merito», ha affermato, aggiungendo che l’Ungheria non appoggia «un’adesione accelerata né alcuna scorciatoia che eluda il normale processo». Secondo la ministra, l’Ungheria intende indire un referendum sull’adesione dell’Ucraina all’UE al termine del processo di adesione.
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«L’Ungheria sta tornando in Europa»
Anita Orbán ha inoltre descritto i cambiamenti politici degli ultimi mesi come un ritorno alle tradizioni democratiche europee dell’Ungheria. Ha affermato che l’Ungheria sta tornando al proprio «patrimonio culturale» e al proprio posto «in Europa, nel cuore dell’Europa, nell’Unione europea e nella NATO».
Secondo la ministra, il Paese sta tornando alla democrazia, allo Stato di diritto, alla libertà di espressione e alla libertà di stampa. Ha riconosciuto che la trasformazione richiederà tempo, soprattutto considerando che il precedente governo era rimasto al potere per 16 anni.
Anita Orbán ha inoltre sottolineato l’importanza simbolica del 2026, anno in cui ricorrerà il 70° anniversario della rivoluzione ungherese del 1956. Ha affermato che il governo desidera che la commemorazione del 23 ottobre metta in risalto l’idea che gli ungheresi abbiano il coraggio di difendere la libertà, i diritti umani e la democrazia.

