Budapest pagherà il prezzo: come i piani di bilancio ungheresi per il 2026 potrebbero prosciugare ulteriormente i governi locali

Le amministrazioni locali ungheresi, con Budapest al centro della tempesta, si stanno preparando ad un altro anno di forti pressioni finanziarie, poiché il Governo aumenterà in modo significativo il cosiddetto “contributo di solidarietà” nel 2026. Sebbene il contributo sia ufficialmente destinato a sostenere i comuni più poveri, i critici sostengono che sia diventato sempre più uno strumento per il bilanciamento del bilancio centrale, che colpisce in modo sproporzionato la capitale e i distretti guidati dall’opposizione.
Quasi 100 miliardi di HUF prelevati solo da Budapest
Secondo un decreto governativo pubblicato poco prima di Natale, Budapest dovrà pagare 97,74 miliardi di HUF (250 milioni di euro) in contributi di solidarietà nel 2026: l’importo di gran lunga più alto del Paese. Questo segna un altro forte aumento dopo anni di costante escalation: la capitale ha pagato 58 miliardi di HUF nel 2023, 75 miliardi di HUF nel 2024 e 89,1 miliardi di HUF nel 2025, riferisce Telex.
Sebbene il contributo sia calcolato in base alla capacità fiscale e alla popolazione di un Comune, gli analisti hanno da tempo avvertito che il sistema produce gravi distorsioni. Una precedente analisi economica ha rilevato che Budapest ha perso il 12,9% delle sue entrate totali per il prelievo in un anno, rispetto al più tipico 5-6% registrato altrove. Questo dato è particolarmente significativo se si considera che la capitale è legalmente obbligata a finanziare il trasporto pubblico, che da solo costa circa 150 miliardi di fiorini (390 milioni di euro) all’anno.
Nonostante le ripetute affermazioni del governo secondo cui il denaro viene ridistribuito alle aree più povere, non esiste una ripartizione pubblica che mostri dove finiscono effettivamente i fondi.

Distretti e città colpiti in modo non uniforme
L’impatto non è limitato al Municipio. Tra i distretti di Budapest, Óbuda-Békásmegyer (Distretto III) deve affrontare l’onere assoluto più elevato, con 5,98 miliardi di fiorini (15,6 milioni di euro) da pagare nel 2026. Al contrario, il Distretto V (Belváros), guidato dal Governo, contribuirà con soli 1,16 miliardi di HUF.
Su base pro-capite, i residenti di Csepel (Distretto XXI) sono i più colpiti, pagando più di 120.000 fiorini (312 euro) a persona, mentre Angyalföld (Distretto XIII) si trova ad affrontare una cifra più bassa (anche se comunque sostanziosa) di circa 101.000 fiorini (262 euro) per residente.
Al di fuori di Budapest, Győr e Debrecen sono in cima alla lista dopo la capitale, in gran parte grazie alle forti entrate fiscali industriali legate a società multinazionali come Audi. Anche le piccole città con un reddito d’impresa eccezionale, tra cui i villaggi vicini ai giacimenti petroliferi o agli impianti chimici, devono affrontare detrazioni pro-capite estreme, che ammontano a centinaia di migliaia di fiorini per residente.
“Solidarietà” o toppa al bilancio centrale?
Diversi sindaci (compresi quelli del partito di governo Fidesz) hanno messo apertamente in discussione l’equità e la trasparenza del sistema. Il sindaco di Székesfehérvár, András Cser-Palkovics, ha sostenuto che, sebbene la solidarietà tra i Comuni sia giustificata, il modello attuale è eccessivo e mal progettato, suggerendo invece una ridistribuzione regionale più moderata.
I distretti guidati dall’opposizione sono stati ancora più espliciti. Il sindaco del Distretto II di Budapest, Gergely Őrsi, ha dichiarato che il contributo di solidarietà nella sua area è aumentato di quindici volte dal 2019, superando i 4 miliardi di fiorini (10,4 milioni di euro) il prossimo anno, scrive 444.hu. Egli sostiene che i pagamenti delle tasse locali da parte dei residenti non vanno più a beneficio delle loro comunità, bensì “tappano i buchi del bilancio centrale”.
Uno scontro pubblico espone i numeri
La questione è recentemente degenerata in una disputa pubblica tra Őrsi e il Ministro dell’Economia Nazionale Márton Nagy, che ha accusato il sindaco di allarmismo politico. Nagy ha sottolineato che le entrate fiscali locali del Distretto II sono cresciute da circa 7 miliardi di fiorini (18,2 milioni di euro) nel 2019 a oltre 12,5 miliardi di fiorini (32,5 milioni di euro) nel 2025.
Tuttavia, se aggiustate per l’inflazione, i calcoli indipendenti mostrano che le entrate reali sono cambiate a malapena in sei anni, mentre il contributo di solidarietà ha subito un’impennata. Nel 2019, il prelievo assorbiva meno del 4% del reddito fiscale delle imprese locali; nel 2025, era salito a quasi il 30%. Anche utilizzando i dati forniti dal Governo, il divario tra la crescita delle entrate e i prelievi è diventato sempre più difficile da giustificare.
Le amministrazioni locali reagiscono
In questo contesto, l’Associazione Ungherese delle Amministrazioni Locali (MÖSZ) ha presentato una proposta di riforma in otto punti, in vista delle prossime consultazioni con il Governo. Il documento chiede garanzie costituzionali per l’autogoverno locale, autonomia finanziaria per i Comuni e una revisione completa di quello che descrive come un contributo di solidarietà “discriminatorio”.
L’associazione sottolinea anche che la situazione di Budapest è simbolica, avvertendo che contrapporre la capitale alla campagna mina l’uguaglianza democratica. Sostiene che i governi locali non dovrebbero diventare un danno collaterale nei conflitti politici nazionali ed esorta il prossimo governo a rivedere il quadro di bilancio 2026 subito dopo le elezioni.
Il Governo promette colloqui, ma dopo le elezioni
Il Ministro della Pubblica Amministrazione Tibor Navracsics ha confermato che le consultazioni sulla riforma del sistema dei consigli locali inizieranno a gennaio. Tuttavia, ha chiarito che qualsiasi modifica completa sarà finalizzata solo dopo le elezioni, lasciando per ora i contributi di solidarietà del 2026 saldamente al loro posto.

