Centinaia di migliaia di persone hanno protestato a Praga contro il governo favorevole ad Orbán

Una delle più grandi manifestazioni della storia recente della Repubblica Ceca si è svolta a Praga, dove circa 250.000 persone si sono riunite nel Parco Letná per protestare contro il governo di Andrej Babiš.
Enorme protesta antigovernativa a Praga
L’affluenza ha segnato la più grande mobilitazione dalla Rivoluzione di Velluto, evidenziando la crescente preoccupazione dell’opinione pubblica per la direzione politica del Paese. I manifestanti sono arrivati da tutta Praga e dalla Repubblica Ceca, sventolando bandiere nazionali e dell’Unione Europea e chiedendo la protezione delle istituzioni democratiche. Molti hanno anche chiesto le dimissioni del Primo Ministro, citando le accuse di corruzione e di conflitto d’interessi di lunga data.

Le modifiche proposte, simili a quelle in vigore in Ungheria, hanno scatenato l’indignazione.
La causa immediata delle proteste è stata una serie di modifiche legislative proposte. Tra queste, una revisione pianificata del finanziamento dei media pubblici e un progetto di legge che, secondo i critici, aumenterebbe la sorveglianza statale sulla società civile e sull’opposizione politica. Particolare preoccupazione suscita la proposta di legge sull'”influenza straniera”, che richiederebbe a persone e organizzazioni che ricevono finanziamenti dall’estero di registrarsi presso le autorità se si impegnano in una “attività politica” vagamente definita, come riportato da Népszava.
I critici avvertono che la formulazione ambigua potrebbe estendersi alle università, ai giornalisti e ai gruppi per i diritti umani, limitando potenzialmente le libertà e scoraggiando le voci indipendenti. Queste modifiche proposte sono in vigore in Ungheria. I manifestanti hanno anche espresso il loro disagio per quella che considerano una graduale erosione dei controlli e degli equilibri, con alcuni oratori che hanno paragonato le proposte alle politiche viste altrove nell’Europa centrale.
Nel caso in cui le fosse sfuggito: Un sospetto incendio doloso in una fabbrica di armi collegata a Israele in Cechia costringe il premier a tornare indietro a metà del volo. Poco dopo, il Premier Orbán ordina una maggiore protezione per le fabbriche di armi ungheresi dopo un “attacco terroristico” ceco.
Non è il loro unico problema
Al di là delle modifiche legislative, i partecipanti hanno sollevato preoccupazioni sulla crescente influenza della politica oligarchica e su ciò che percepiscono come un impegno sempre più debole nei confronti dei valori democratici occidentali. Alcuni hanno anche criticato la posizione del Governo in materia di sicurezza e la sua percezione di minimizzare le minacce esterne, in particolare quelle provenienti dalla Russia. Gli oratori presenti alla manifestazione, tra cui studenti, accademici e personaggi pubblici, hanno avvertito che la traiettoria attuale potrebbe allontanare la Repubblica Ceca dai suoi alleati democratici.
Il Governo nega le critiche
Il Primo Ministro Babiš ha respinto la manifestazione di Praga come politicamente motivata, insistendo sul fatto che il suo governo rimane stabile e democraticamente incaricato. Ha sostenuto che le riforme sono destinate a migliorare l’efficienza piuttosto che a minare la democrazia. Tuttavia, il gruppo civico Million Moments for Democracy, che ha organizzato la protesta, ha segnalato ulteriori manifestazioni a livello nazionale se il Governo procederà con le misure contestate.

