Convoglio blindato e percorsi segreti: Rubio si reca a Budapest – la sostituzione del gas russo potrebbe essere sul tavolo

Tra misure di sicurezza insolitamente strette, il Segretario di Stato americano Marco Rubio sta per arrivare a Budapest. La visita di metà febbraio è molto più di una visita di cortesia diplomatica di routine: dietro le quinte si stanno svolgendo serie questioni geopolitiche e di approvvigionamento energetico che potrebbero influenzare il margine di manovra dell’Ungheria nei prossimi anni.

Secondo un rapporto di Blikk, il Ministro sarà accompagnato da una scorta personale di circa 30 guardie del corpo, oltre a decine di diplomatici e membri della stampa, portando la dimensione totale della delegazione americana a quasi 100 persone. La sua protezione è gestita dal Servizio di Sicurezza Diplomatica, considerato una delle più grandi unità di sicurezza federali operanti a livello mondiale.

Secondo quanto riferito, alcuni membri del team di sicurezza sono arrivati nella capitale ungherese con settimane di anticipo, in borghese, per valutare i luoghi. Le autorità ungheresi, tra cui il Terrorelhárítási Központ (Centro antiterrorismo, TEK), stanno assistendo la visita in condizioni di massima preparazione. Secondo le fonti, il convoglio potrebbe essere composto da 30 veicoli blindati.

Non solo protocollo: la vera posta in gioco è l’energia

Le dichiarazioni ufficiali affermano che i colloqui si concentreranno sulle relazioni bilaterali e sulla stabilità regionale. Tuttavia, secondo il Portfolio, la questione più sensibile sarà probabilmente la sicurezza energetica. L’obiettivo apparente di Washington è quello di accelerare l’allontanamento della regione dai vettori energetici russi.

La situazione è ulteriormente complicata da una decisione del Consiglio Europeo, in base alla quale potrebbe entrare in vigore un divieto totale sulle importazioni di LNG e gasdotti russi in tutta l’Unione Europea a partire dal 2027. Il Governo ungherese si oppone fermamente a questa decisione e ha avviato un’azione legale.

Il gabinetto del Primo Ministro Viktor Orbán sostiene che, senza il petrolio e il gas russi, sarebbero a rischio sia la sicurezza dell’approvvigionamento che la politica del tetto dei prezzi delle utenze domestiche del Paese. Il Primo Ministro slovacco Robert Fico ha adottato una linea simile, descrivendo il regolamento UE come un “suicidio energetico”.

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Foto: depositphotos.com

Campanelli d’allarme a Mosca

Portfolio riferisce che il tour di Rubio nell’Europa centrale ha già scatenato l’inquietudine della stampa russa. Diversi organi di stampa ipotizzano che la parte statunitense potrebbe arrivare a Budapest e Bratislava con accordi sul GNL già pronti, progettati per spingere definitivamente i fornitori russi fuori dal mercato.

Un tale cambiamento colpirebbe Mosca in modo particolare, in quanto l’Ungheria è uno dei maggiori importatori di combustibili fossili russi dell’UE. Gli acquisti ungheresi generano miliardi di euro di entrate annuali per il bilancio russo.

Nel frattempo, l’economia russa si sta indebolendo: il deficit di bilancio si sta ampliando, le entrate energetiche sono in calo e le riserve si stanno riducendo. Secondo gli analisti, è fondamentale per Mosca mantenere gli ultimi clienti dell’UE, tra cui l’Ungheria.

Se se l’è perso:

Chi è Rubio?

Questa sarà la prima visita di Rubio a Budapest ed è il primo Segretario di Stato americano di origine latino-americana. Di madrelingua spagnola e proveniente da un ambiente familiare modesto, è padre di quattro figli ed è conosciuto come un appassionato di sport.

L’ultima volta che un Segretario di Stato americano ha visitato la capitale ungherese è stato nel 2019, quando Mike Pompeo ha fatto un viaggio ufficiale.

Budapest diventa un crocevia geopolitico

L’arrivo di Rubio è più di un gesto diplomatico. Arriva in un momento in cui la sicurezza energetica, il confronto Russia-Occidente e l’evoluzione dei regolamenti dell’UE stanno plasmando il futuro della regione. L’Ungheria si trova ora al centro di decisioni che potrebbero ridefinire non solo la sua politica estera, ma anche la sua strategia energetica a lungo termine.

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