L’Ungheria è destinata ad una dura austerità nel 2027 se la spesa continua, avverte il Consiglio Fiscale

L’Ungheria potrebbe essere costretta ad adottare misure di austerità significative già nel 2027, se il Governo continuerà con le sue attuali politiche di spesa, secondo un nuovo outlook triennale pubblicato dal Consiglio fiscale. L’organismo di controllo avverte che le spese pre-elettorali e i deficit di bilancio persistentemente elevati rischiano di spingere il Paese fuori dal percorso fiscale concordato con l’Unione Europea nell’ambito della procedura per i deficit eccessivi.
Rischio di un controllo più severo da parte dell’UE
Secondo Telex, l’analisi rileva che se le cifre effettive dell’Ungheria per il 2025 e l’esecuzione del bilancio 2026 confermeranno le tendenze attuali, la Commissione Europea potrebbe proporre un inasprimento della procedura per deficit eccessivo nei confronti del Paese già nella prossima primavera. Ciò segnerebbe un passaggio dall’attuale fase di monitoraggio a una fase più severa del processo, che potrebbe comportare obblighi aggiuntivi e persino sanzioni finanziarie.
Al di là delle conseguenze formali, il Consiglio fiscale sottolinea i rischi più ampi di una tale mossa, tra cui il danno alla fiducia degli investitori. Una procedura UE più rigida potrebbe tradursi in un fiorino più debole, in un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato e in un aumento dei costi di finanziamento per lo Stato.
Cosa si aspetta l’UE dall’Ungheria
Secondo le regole dell’UE, gli Stati membri devono mantenere il deficit di bilancio al di sotto del 3% del PIL. Dopo una sospensione dovuta alla pandemia, le procedure per i deficit eccessivi sono state reintrodotte nel 2024 e l’Ungheria è tra i Paesi attualmente soggetti al processo.
Nel febbraio 2025, il Consiglio dell’UE ha approvato un percorso correttivo a medio termine per l’Ungheria, basato su un piano fiscale e strutturale concordato congiuntamente. L’obiettivo è quello di frenare la crescita della spesa pubblica netta, in modo che il deficit scenda al di sotto del 3% del PIL nel medio termine, garantendo al contempo che il debito pubblico diminuisca in modo sostenibile.
Sebbene alla spesa per la difesa sia stata concessa una parziale flessibilità fino al 2028, questo margine di manovra è limitato e non compensa completamente i rischi creati dall’aumento del deficit.
Le spese elettorali fanno aumentare il deficit
Nonostante questi impegni, il Ministro dello Sviluppo Economico Márton Nagy ha annunciato a novembre che il deficit di bilancio sarà fissato a circa il 5% del PIL sia nel 2025 che nel 2026, in gran parte a causa di misure legate alle elezioni parlamentari del 2026.
Secondo il Consiglio fiscale, l’impatto di queste misure ammonterà a circa lo 0,4% del PIL nel 2025, per poi salire bruscamente al 2,2% nel 2026. Sebbene una parte di questa spesa possa essere reimmessa nell’economia attraverso un aumento dei consumi e delle entrate fiscali, il Consiglio sottolinea che la traiettoria fiscale complessiva rimane problematica.
Si profila un forte aggiustamento nel 2027
L’allarme più grave riguarda il 2027. A causa di una crescita della spesa più rapida del previsto nel 2025 e nel 2026, la crescita cumulativa della spesa potrebbe raggiungere lo 0,8% del PIL entro la fine del 2026, superando il limite UE dello 0,6%.
Se la crescita economica non supera in modo significativo le aspettative, il Governo dovrebbe migliorare il saldo primario di circa 1,7 punti percentuali del PIL in un solo anno per tornare in carreggiata nel 2027. Il Consiglio fiscale chiarisce che raggiungere un tale aggiustamento senza grandi tagli alla spesa sarebbe estremamente difficile.
In termini pratici, ciò significherebbe una sostanziale restrizione della spesa pubblica rispetto al PIL: uno scenario ampiamente considerato come un’austerità inevitabile, anche se il Governo evita di usare questo termine.
Non c’è spazio per i tagli alle tasse
Il Consiglio avverte inoltre che il bilancio 2027 non lascerà spazio a riduzioni fiscali. Con il costo delle misure governative in rapido aumento, qualsiasi futura riduzione delle tasse o l’eliminazione graduale delle imposte speciali settoriali sarebbe possibile solo se la spesa venisse drasticamente ridotta altrove o se venissero trovate nuove fonti di entrate.
Le tendenze demografiche complicano ulteriormente il quadro. La crescita dell’occupazione è limitata dal calo demografico, la crescita dei salari dovrebbe rallentare e le generose agevolazioni fiscali introdotte negli ultimi anni hanno già ridotto le entrate statali annuali di centinaia di miliardi di fiorini.
Le controversie passate evidenziano i problemi di credibilità
L’ultimo avvertimento del Consiglio fiscale segue una disputa pubblica all’inizio di quest’anno con il Ministero dell’Economia Nazionale sul bilancio 2026. All’epoca, il Consiglio aveva identificato diversi rischi, tra cui previsioni di crescita troppo ottimistiche e preoccupazioni sui livelli di finanziamento della sanità.
Sebbene il Consiglio abbia successivamente chiarito di non aver sostenuto che la spesa sanitaria sarebbe diminuita in termini assoluti, l’episodio ha sottolineato le tensioni in corso tra le istituzioni di controllo fiscale e il Governo e ha aggiunto peso alle preoccupazioni sulla credibilità della pianificazione di bilancio dell’Ungheria.
Un sentiero che si restringe
Nel complesso, i risultati suggeriscono che il margine di manovra fiscale dell’Ungheria si sta rapidamente riducendo. Senza un cambiamento di rotta, il Governo potrebbe essere costretto a tagli di spesa dolorosi dopo le elezioni del 2026, per evitare un intervento più profondo da parte dell’UE e per stabilizzare le finanze pubbliche.
Come chiarisce l’analisi del Consiglio fiscale, il conto per le decisioni di spesa di oggi potrebbe arrivare prima (ed essere molto più salato) di quanto i politici vorrebbero.

