Meno pressione? L’inflazione in Ungheria è ai minimi da 8 anni

Il tasso di inflazione dell’Ungheria è sceso al livello più basso in quasi otto anni, rafforzando le aspettative che la banca centrale possa presto iniziare a tagliare i tassi di interesse.
L’inflazione è la più bassa dal 2018
I nuovi dati rilasciati dall’Ufficio Centrale di Statistica ungherese (Központi Statisztikai Hivatal, KSH) mostrano che i prezzi al consumo a gennaio sono stati superiori del 2,1% rispetto ad un anno prima, in netto calo rispetto al 3,3% di dicembre e comodamente all’interno del range target del 2-4% della Banca Nazionale Ungherese.
Come scrive HVG, l’ultima cifra segna la lettura dell ‘inflazione annuale più bassa da marzo 2018 ed è risultata inferiore alle aspettative degli analisti. Su base mensile, i prezzi sono aumentati solo dello 0,3%, mentre anche l’inflazione core si è ridotta, passando dal 3,5% al 2,7%.
Diversi fattori hanno contribuito al rallentamento. I prezzi del carburante hanno svolto un ruolo particolarmente significativo: la benzina è ora più economica di oltre il 12% rispetto a un anno fa, dopo il forte calo dei mercati petroliferi globali della scorsa primavera. Anche le misure governative, tra cui i limiti ai margini di profitto su alcuni prodotti alimentari, hanno contribuito a contenere gli aumenti dei prezzi. Nel frattempo, le tendenze globali favorevoli – soprattutto il calo dei prezzi delle materie prime energetiche e alimentari – hanno ridotto le pressioni sui costi.
I prezzi degli alimenti in generale sono aumentati solo dell’1,3% rispetto all’anno precedente, e i prezzi al supermercato di molti prodotti di base sono effettivamente diminuiti. Articoli come il latte, i latticini, il burro, la farina e la margarina hanno registrato un notevole calo dei prezzi negli ultimi 12 mesi. Tuttavia, alcune categorie hanno continuato a subire un forte aumento, tra cui la frutta fresca, il cioccolato e la carne di manzo. Mangiare fuori casa rimane significativamente più costoso, con un aumento dei prezzi di ristoranti e catering di quasi il 9%.
Altrove, i costi energetici delle famiglie sono aumentati del 6,2% rispetto all’anno precedente, anche se i dati mensili mostrano una certa attenuazione dovuta alla diminuzione dei prezzi del gas. L’inflazione del settore dei servizi è rimasta relativamente alta, intorno al 5%, riflettendo la crescita salariale in corso e la forte domanda interna. Anche i prezzi di alcol e tabacco sono aumentati di oltre il 6%.

Cosa dicono gli esperti?
Gli economisti affermano che il forte calo dell’inflazione è stato guidato in parte dai cosiddetti effetti base, in quanto i picchi di prezzo dell’inizio dell’anno scorso sono usciti dai confronti annuali. Anche gli interventi governativi e il rafforzamento del fiorino hanno giocato un ruolo.
Nonostante il dato incoraggiante, gli analisti avvertono che le pressioni inflazionistiche sottostanti rimangono. La forte crescita dei salari reali, compresi gli aumenti sostanziali del salario minimo, e le misure di spesa del Governo stanno incrementando i redditi delle famiglie e potrebbero alimentare nuovi aumenti dei prezzi nel corso dell’anno. Molte previsioni suggeriscono che l’inflazione potrebbe tornare al di sopra del 4% nella seconda metà del 2026, se i fattori temporanei si attenuano.

