Ministro ungherese: Considereremmo l’invio di soldati se Trump ce lo chiedesse, Orbán: È un’assurdità

Una singola frase ha scatenato una tempesta politica in Ungheria. Ha messo in luce le tensioni all’interno del Governo e ha alimentato gli attacchi dell’opposizione per la sua lunga narrativa “a favore della pace”.

Gulyás: L’Ungheria “prenderebbe in considerazione” di aiutare Trump

Durante il briefing informativo del Governo di giovedì, al Ministro a capo dell’Ufficio del Primo Ministro Gergely Gulyás è stato chiesto se Donald Trump avesse richiesto l’assistenza ungherese per mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz.

Ha risposto che non è stata fatta alcuna richiesta. Tuttavia, quando è stato interrogato su uno scenario ipotetico, Gulyás ha aggiunto che se venisse fatta una richiesta del genere, l’Ungheria “prenderebbe in considerazione” di fornire aiuto, scrive 444.hu.

Questo breve scambio si è rapidamente trasformato in un’importante controversia politica, poiché ha suggerito, anche solo ipoteticamente, che l’Ungheria potrebbe valutare un coinvolgimento militare in un conflitto mediorientale.

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Gergely Gulyás. Foto: MTI

Orbán respinge il commento come “sciocchezze”.

Il Primo Ministro Viktor Orbán ha risposto bruscamente quando è stato interrogato a Bruxelles, definendo l’osservazione di Gulyás “una sciocchezza”.

Quando gli è stato chiesto di confermare se si riferisse alla dichiarazione del suo ministro, Orbán ha raddoppiato, dicendo di sì. Ha aggiunto un’osservazione sarcastica: L’Ungheria potrebbe prendere in considerazione un tale coinvolgimento “se avessimo un mare e una marina”.

Il rimprovero insolitamente schietto spicca nella politica ungherese, dove raramente le figure governative di alto livello vengono criticate così apertamente dal Primo Ministro.

Anche il Ministro degli Esteri contraddice Gulyás

Anche il Ministro degli Esteri Péter Szijjártó si è mosso per contenere la situazione, affermando che gli Stati Uniti non hanno presentato alcuna richiesta e liquidando la discussione come speculativa.

Parlando in un forum pubblico, Szijjártó ha insistito: “Non ci si può aspettare qualcosa del genere da noi”. Ha ribadito che l’Ungheria non invierà truppe, allineandosi alla posizione di Orbán.

L’opposizione coglie al volo l’osservazione

Il leader dell’opposizione Péter Magyar ha reagito quasi immediatamente, accusando il governo di ipocrisia.

Ha sostenuto che la dichiarazione di Gulyás significava effettivamente che l’Ungheria avrebbe potuto inviare truppe all’estero se richiesto dal Presidente degli Stati Uniti, sostenendo che minava il messaggio ripetuto dal governo di essere fermamente contrario alla guerra.

L’opposizione ha poi amplificato la clip sui social media, inquadrandola come la prova che la ‘politica di pace’ del governo è condizionata.

Echi della retorica della campagna elettorale passata

La controversia ha anche fatto rivivere i ricordi della campagna elettorale del 2022, quando le figure del partito al potere criticarono pesantemente il candidato dell’opposizione Péter Márki-Zay per aver detto che l’Ungheria avrebbe potuto fornire assistenza militare se richiesto dalle decisioni della NATO.

All’epoca, tali affermazioni furono utilizzate per ritrarre l’opposizione come ‘a favore della guerra’: una linea di attacco che, secondo gli analisti, rischia ora di ritorcersi contro il Governo.

Analisti: danni al messaggio centrale della campagna

Gli analisti politici avvertono che l’episodio potrebbe danneggiare il messaggio centrale della campagna elettorale del governo.

Secondo gli esperti citati da 24.hu, il commento di Gulyás contraddice direttamente il posizionamento antibellico di lunga data del partito al potere, indebolendo potenzialmente la sua credibilità tra gli elettori.

Se se l’è perso:

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