La crisi del carburante in Ungheria si aggrava: i distributori di benzina indipendenti avvertono di proteste, carenze e collasso

Il mercato ungherese dei carburanti è sottoposto a forti tensioni, con gli operatori delle stazioni di servizio indipendenti che avvertono che le condizioni potrebbero essere “peggiori di quelle del 2022”, quando i tetti ai prezzi hanno spinto il settore sull’orlo del collasso.
Nonostante gli sforzi del Governo per evitare di ripetere gli errori del passato, gli operatori del settore affermano che l’attuale sistema di prezzi “protetti” sta comprimendo i margini a livelli insostenibili. Molte stazioni di servizio più piccole, spesso a conduzione familiare, temono ora di essere costrette ad azioni drastiche, tra cui proteste, restrizioni di fornitura o addirittura chiusure.
Secondo i rappresentanti del mercato, la frustrazione del settore sta raggiungendo un punto di rottura.
Lezioni non apprese dalla crisi del tetto dei prezzi del 2022
Secondo il rapporto del G7, le attuali tensioni riecheggiano il periodo caotico del 2021-2022, quando l’Ungheria introdusse un tetto al prezzo del carburante di 480 HUF al litro. All’epoca, i prezzi all’ingrosso non erano regolamentati, lasciando le stazioni più piccole a vendere carburante in perdita per settimane.
Con l’impennata dei prezzi globali del petrolio a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina, la situazione è diventata insostenibile. I prezzi artificialmente bassi dell’Ungheria hanno innescato il turismo del carburante, con autisti stranieri e camion in transito che si sono riversati nelle stazioni ungheresi, aumentando ulteriormente le perdite per i rivenditori.
Il Governo alla fine è intervenuto limitando l’accesso ai prezzi massimi e regolando i costi all’ingrosso. Sebbene questo abbia evitato fallimenti diffusi, ha lasciato molti operatori con un margine di profitto minimo o nullo.
Le promesse di sostegno non si sono ancora concretizzate
Le ultime misure sono state pensate per evitare queste insidie. Le autorità hanno promesso che il carburante rilasciato dalle riserve strategiche dell’Ungheria sarebbe stato venduto al di sotto del prezzo protetto, consentendo ai rivenditori di mantenere un margine modesto.
In teoria, questo fornirebbe circa 35 HUF al litro di riduzione dei costi, coprendo approssimativamente le spese operative.
In pratica, tuttavia, gli operatori affermano di non aver ancora visto questo carburante scontato. Anche se dovesse arrivare, le stime indicano che rappresenterà solo il 25-30% dell’offerta totale, lasciando i margini medi a soli 8-10 HUF al litro: molto al di sotto dei livelli sostenibili.
Inoltre, non ci sono regole chiare su come verrà distribuito questo carburante più economico, e si teme che le catene più grandi possano dare priorità alle proprie reti, lasciando alle stazioni indipendenti un accesso limitato.
Un mercato strutturalmente indebolito
La vulnerabilità del settore si è sviluppata per anni. Dopo l’abolizione del tetto dei prezzi, le aziende si sono brevemente riprese aumentando i margini, ma nel 2024 la redditività ha ricominciato a diminuire.
Le dinamiche del mercato sono cambiate in modo significativo: gli operatori dominanti, come MOL Group, sono in grado di compensare le perdite al dettaglio attraverso la raffinazione e le operazioni all’ingrosso. I concorrenti più piccoli non hanno questa flessibilità, e sono costretti a seguire i bassi prezzi al dettaglio senza flussi di reddito alternativi.
Di conseguenza, le stazioni indipendenti affermano che i loro margini si sono costantemente erosi, anche prima che l’ultimo shock del prezzo del petrolio innescasse un nuovo intervento governativo.
La dipendenza dal diesel aggrava la crisi
La situazione è particolarmente grave nel segmento del diesel, che rappresenta una quota significativamente maggiore delle vendite, soprattutto per le stazioni più piccole che servono clienti agricoli e logistici.
Mentre rimane un po’ di margine sulle vendite di benzina, il diesel (dove si concentra la maggior parte del volume) offre pochi o nessun profitto alle condizioni attuali. A differenza del 2022, le aziende sono ora soggette anche al sistema di prezzi protetti, eliminando un’altra potenziale fonte di guadagno.
Confronto regionale: L’Ungheria resta indietro
Nonostante l’introduzione dei prezzi ‘protetti’, l’Ungheria non è più tra i mercati di carburante più economici della regione, ha riferito Népszava.
Dati recenti mostrano che i prezzi del carburante ungheresi sono scivolati nella classifica regionale, con Paesi come Slovenia, Slovacchia e Croazia che ora offrono prezzi della benzina più competitivi.
Nel frattempo, il divario tra i prezzi domestici protetti (circa 595-615 HUF) e i prezzi effettivi del mercato continua ad aumentare, a causa dell’aumento dei costi globali del petrolio legato alle tensioni in Medio Oriente.
In tutta Europa, anche i governi stanno intervenendo. L’Austria sta preparando tagli alle tasse e tetti ai margini di guadagno, mentre i Paesi vicini hanno introdotto limiti all’acquisto di carburante per evitare carenze e turismo del carburante.
Proteste, chiusure o razionamenti all’orizzonte
Senza una soluzione immediata in vista, i gestori di stazioni di servizio indipendenti stanno prendendo in considerazione una serie di misure drastiche.
Queste includono:
- Organizzare proteste a livello nazionale
- Chiudere temporaneamente le stazioni
- Introdurre limiti severi per il carburante, potenzialmente fino a 2 litri per transazione.
Sebbene gli obblighi legali possano impedire le chiusure di massa, gli operatori affermano che una pressione simile potrebbe essere applicata attraverso il razionamento.
Molti ritengono che il tempo stia per scadere, non solo finanziariamente, ma anche politicamente. Alcuni temono che dopo le prossime elezioni, la loro capacità di influenzare la politica diminuirà ulteriormente.
Se se l’è perso:
Prospettive incerte per l’approvvigionamento e la stabilità
Per il momento, il Governo insiste sul fatto che il rilascio delle riserve strategiche eviterà le carenze. Tuttavia, gli addetti ai lavori avvertono che senza margini significativi e meccanismi di distribuzione equi, la stabilità delle forniture non può essere garantita.
Le prossime settimane saranno critiche. Se le tensioni si intensificano e le stazioni indipendenti proseguono con le azioni pianificate, l’Ungheria potrebbe ancora una volta trovarsi di fronte a interruzioni che ricordano la crisi del carburante del 2022, ma questa volta, secondo il settore, le basi sono ancora più deboli.

