La farmacia di Budapest si rifiuta di prescrivere qualsiasi forma di contraccezione per motivi religiosi

Una farmacia di Budapest, gestita dall’Ordine degli Ospedalieri, è stata sottoposta a controlli dopo che è emerso che non dispensa alcuna forma di contraccezione, in base a principi religiosi.
La farmacia di Budapest non distribuisce pillole contraccettive per motivi medievali
La farmacia Gránátalma di Budapest, situata all’interno dell’Ospedale di Buda dei Fratelli Ospedalieri, è accessibile non solo ai pazienti ma anche al pubblico in generale dalla strada. Secondo quanto riferito, anche in presenza di prescrizioni valide per pillole contraccettive standard e di emergenza, ai clienti viene rifiutato il servizio.
Secondo quanto riferito, la farmacia di Budapest non conserva affatto tali prodotti, né si offre di ordinarli. Questa pratica è diventata evidente dopo un acquisto di prova da parte dei giornalisti di 444.hu, che hanno scoperto che le prescrizioni venivano rifiutate senza eccezioni.
La dottrina religiosa alla base della politica
L’ospedale è gestito da un ordine cattolico e segue gli insegnamenti della Chiesa, compresi quelli delineati nell’enciclica “Humanae Vitae”, che si oppone alla contraccezione artificiale. Secondo questa dottrina, metodi come pillole, preservativi e dispositivi intrauterini sono considerati inaccettabili, mentre la pianificazione familiare naturale è consentita a determinate condizioni.
Questa posizione religiosa si estende oltre la pratica della farmacia. L’ospedale è anche tra un piccolo numero di istituzioni in Ungheria che non praticano aborti, a seguito di un accordo del 2017 con il Governo legato ai finanziamenti statali. I sostenitori sostengono che la trasparenza dell’istituzione sui suoi valori consente ai pazienti di fare scelte informate prima di farsi curare.
Hanno il diritto di agire liberamente? Sorgono questioni legali ed etiche
Il caso ha suscitato un grande dibattito sui limiti della libertà religiosa nell’assistenza sanitaria. La legge ungherese consente ai singoli operatori sanitari di invocare l’obiezione di coscienza in determinati casi. Tuttavia, gli esperti legali si chiedono se questo diritto possa essere esteso a un’intera istituzione o farmacia.
Il gruppo per le libertà civili Hungarian Civil Liberties Union sostiene che, poiché la farmacia fornisce servizi al pubblico, dovrebbe essere soggetta agli stessi obblighi di qualsiasi altra farmacia al dettaglio.
Nel frattempo, l’Associazione dei Brevetti sostiene che le istituzioni non possono rivendicare i diritti di coscienza, ma solo gli individui. I critici avvertono anche che tali pratiche potrebbero costituire un precedente per limitare l’accesso ad altri trattamenti legalmente prescritti.
Avete sentito? Un detenuto in Ungheria ha cercato di fuggire dall’ospedale durante un trattamento medico. Inoltre, allergie a Budapest: Cosa devono sapere gli espatriati e i viaggiatori.
Ci sono obblighi nei confronti dei pazienti che anche la farmacia di Budapest dovrebbe rispettare
I regolamenti farmaceutici in genere richiedono che i farmaci prescritti siano dispensati o, se non disponibili, sostituiti o ordinati. I critici affermano che il rifiuto della farmacia di fornire o procurare contraccettivi può violare i diritti riproduttivi delle donne e l’accesso a un’assistenza sanitaria tempestiva.
Un caso simile in Francia ha raggiunto la Corte Europea dei Diritti Umani, che ha stabilito che le farmacie non possono rifiutarsi di vendere contraccettivi legalmente disponibili per motivi religiosi, se l’accesso dipende da essi. Da allora, la sentenza è stata citata dagli esperti legali come un punto di riferimento importante in controversie analoghe in tutta Europa.
Stato giuridico irrisolto
Il Centro nazionale di salute pubblica e farmaceutica dell’Ungheria ha osservato che le farmacie istituzionali non sono tenute a tenere una scorta uniforme, ma non ha chiarito se la pratica della farmacia di Budapest sia legale.
Per ora, la questione rimane irrisolta. Anche se nelle vicinanze sono disponibili farmacie alternative, il caso solleva questioni più ampie sul bilanciamento dei valori religiosi con la parità di accesso ai servizi sanitari. Un’eventuale revisione normativa o giudiziaria potrebbe determinare se le pratiche attuali sono in linea con gli standard legali ungheresi ed europei.
Immagine in evidenza: depositphotos.com

