La nuova era politica dell’Ungheria potrebbe ridefinire le regole per gli investitori stranieri

Un recente webinar organizzato dallo studio legale Taylor Wessing Hungary ha esplorato come il nuovo governo ungherese e la sua maggioranza costituzionale potrebbero rimodellare l’ambiente legale ed economico del Paese per gli investitori stranieri. I relatori hanno esaminato questioni chiave come lo screening degli IDE, la regolamentazione del commercio al dettaglio, gli alloggi, la proprietà intellettuale, gli affitti a breve termine e la regolamentazione digitale, con un’attenzione ricorrente al ripristino della trasparenza, della prevedibilità e della fiducia degli investitori.
Gli esperti affermano che la trasparenza e la prevedibilità definiranno le politiche future
Il socio Dániel Ódor ha sostenuto che la priorità del nuovo governo sarà quella di migliorare la trasparenza e la concorrenza, al fine di sbloccare i fondi dell’UE e attrarre capitali internazionali. Ha sottolineato il previsto spostamento della politica abitativa verso il rafforzamento del settore degli affitti privati (PRS), che dovrebbe includere una possibile riforma della legge sugli affitti, incentivi fiscali e il sostegno a contratti di locazione più lunghi. A suo avviso, il quadro giuridico dell’Ungheria è già familiare agli investitori continentali grazie alle sue radici tedesche, ma sarà essenziale ricostruire la fiducia e la prevedibilità.
Doppio sistema di screening degli IDE sotto esame
Il partner Ákos Mátés Lányi ha spiegato che l’Ungheria attualmente gestisce due regimi paralleli di screening degli IDE, uno allineato alle preoccupazioni di sicurezza dell’UE e un altro sistema nazionale molto più ampio che copre i settori strategici. Ha osservato che le regole possono influenzare le tempistiche delle transazioni e persino le ristrutturazioni intragruppo. In prospettiva, ha suggerito riforme incentrate sulla restrizione del campo di applicazione alle attività realmente sensibili, sull’introduzione di esenzioni per le transazioni a basso rischio e sull’aumento della trasparenza del processo decisionale.
Il settore del commercio al dettaglio chiede regole più stabili e allineate all’UE
Il Managing Partner Torsten Braner ha esaminato anni di interventi statali nel settore della vendita al dettaglio in Ungheria, tra cui tasse progressive sulla vendita al dettaglio, tetti di prezzo e regole restrittive di autorizzazione. Ha sostenuto che molte misure hanno colpito in modo sproporzionato i rivenditori multinazionali e hanno creato incertezza per gli investitori. Secondo lui, un quadro normativo più prevedibile e allineato all’UE e la graduale rimozione degli interventi diretti sul mercato sarebbero la chiave per ripristinare la fiducia nel settore.
“Plázastop” e le regole sugli affitti a breve termine sollevano le preoccupazioni degli investitori
L’Associato Senior Kinga Harza ha discusso l’impatto del regolamento ungherese “plázastop”, che richiede permessi speciali per sviluppi di vendita al dettaglio superiori a 400 mq e, a partire dal 17 settembre 2025, anche per l’inizio dell’uso quotidiano di beni di consumo al dettaglio a seguito di cambi di proprietà e di inquilini. Ha avvertito che l’espansione del campo di applicazione delle norme aumenta il rischio normativo per gli investitori e i proprietari. Kinga ha anche affrontato il tema della moratoria sugli affitti a breve termine di Budapest, che blocca le nuove registrazioni in stile Airbnb fino al 2027 e potrebbe spostare la domanda verso hotel e appartamenti serviti.
Il socio Zoltán Novák si è concentrato sulla proprietà intellettuale e sulla posizione dell’Ungheria in merito al Tribunale Unificato dei Brevetti (UPC). Sebbene l’Ungheria abbia firmato ma non ratificato l’accordo UPC, ha osservato che la maggioranza costituzionale del nuovo governo potrebbe riaprire la questione. L’adesione al sistema, ha sostenuto, offrirebbe agli investitori una maggiore flessibilità nell’applicazione dei brevetti e rafforzerebbe l’attrattiva dell’Ungheria per le industrie orientate all’innovazione.
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L’Ungheria ha le basi per attrarre investitori internazionali
L’avvocato János Kopasz ha esaminato il ruolo dell’Ungheria nell’economia guidata dai dati e la regolamentazione digitale dell’UE. Sebbene le regole fondamentali, come il GDPR e il NIS2, provengano dall’UE, ha sottolineato che gli investitori si preoccupano soprattutto di un’attuazione prevedibile e di una guida pratica. La base industriale e l’ampio settore dei centri di servizi condivisi dell’Ungheria, ha affermato, creano solide basi per l’AI, la cybersecurity e gli investimenti digitali, se la normativa diventa più trasparente e stabile.
Il webinar ha concluso che l’Ungheria ha le basi legali ed economiche per attrarre sofisticati investitori internazionali, ma il successo futuro dipenderà dalla capacità del nuovo governo di offrire un ambiente normativo più trasparente, favorevole alla concorrenza e prevedibile, allineato agli standard dell’UE.
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