Il primo ministro Magyar pubblica un video girato con un drone della residenza dell’ex presidente Áder dopo un acceso scambio di battute

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Una disputa pubblica tra il primo ministro ungherese Péter Magyar e l’ex presidente János Áder si è inasprita dopo che il primo ministro ha pubblicato un filmato girato con un drone della residenza ufficiale di Áder, accusandolo di trarre vantaggio dal denaro dei contribuenti.

Lo scontro è iniziato dopo che l’ex presidente aveva criticato il piano del governo di destituire l’attuale presidente Tamás Sulyok tramite un emendamento costituzionale.

Áder definisce la prevista destituzione del presidente «un colpo di Stato costituzionale»

Intervenendo nel podcast dei media pubblici ungheresi «Kell még valamit mondanom, Ildikó?», Áder ha definito incostituzionale la proposta del governo di destituire Sulyok. Egli ha sostenuto che un presidente ungherese in carica possa essere destituito solo attraverso la procedura di impeachment prevista dalla Legge fondamentale, che richiede che il Parlamento avvii il procedimento e che la Corte costituzionale accerti se il presidente abbia commesso una violazione costituzionale o legale.

jános áder former president
L’ex presidente János Áder. Foto: MTI

Secondo Áder, sostituire tale procedura con un emendamento costituzionale equivarrebbe a un «colpo di Stato costituzionale», a un «bombardamento a tappeto costituzionale», all’«inizio di una guerra civile fredda» o addirittura all’«avvento di un mondo orwelliano».

Il 17° emendamento alla Legge fondamentale ungherese proposto dal governo imporrebbe a Sulyok di lasciare la carica il giorno successivo all’entrata in vigore dell’emendamento. L’ex presidente ha inoltre tracciato parallelismi storici con le destituzioni forzate di ex leader ungheresi dopo la Seconda guerra mondiale, sostenendo che i disaccordi politici non dovrebbero essere utilizzati come motivi giuridici per destituire i titolari di cariche costituzionali.

Magyar collega le critiche alle riforme delle fondazioni

Interpellato in merito alle osservazioni di Áder durante la conferenza stampa governativa di giovedì, Magyar ha suggerito che le critiche dell’ex presidente fossero motivate dal piano del governo di sciogliere le fondazioni ungheresi per la gestione dei beni di interesse pubblico (comunemente note come KEKVA).

Il governo ha proposto di abolire le fondazioni entro il 31 agosto nell’ambito di una normativa legata allo sblocco dei fondi dell’Unione Europea. Tra le organizzazioni interessate figura la Fondazione Blue Planet (Kék Bolygó Alapítvány), alla quale è legato Áder.

Magyar ha affermato che l’ex presidente perderebbe ingenti risorse finanziarie a causa della riforma e ha sostenuto che per anni il denaro pubblico fosse stato convogliato attraverso la fondazione. Ha inoltre fatto riferimento ai benefici ufficiali dell’ex presidente, tra cui l’indennità mensile, il personale e la residenza fornita dallo Stato.

Áder chiede prove o delle scuse

A seguito di tali dichiarazioni, Áder ha rilasciato una dichiarazione pubblica in cui esige che il primo ministro presenti, entro lunedì, prove a sostegno delle sue accuse oppure porga le sue scuse. Ha affermato che Magyar lo aveva accusato di condotta illecita senza prove e lo ha sfidato a dimostrare la fondatezza delle sue affermazioni.

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Il primo ministro risponde con un video ripreso da un drone

Anziché scusarsi, venerdì Magyar ha inasprito la controversia pubblicando un filmato girato con un drone della residenza ufficiale di Áder. Nel post su Facebook che accompagnava il video, il primo ministro ha nuovamente definito l’ex presidente un «predatore di denaro pubblico» e ha affermato che la villa di 720 metri quadrati era stata ristrutturata utilizzando il denaro dei contribuenti.

Magyar ha inoltre elencato quelli che ha definito i benefici di cui godono gli ex presidenti, tra cui una residenza ufficiale, personale domestico, un’auto con autista, assistenza di segreteria e un’indennità mensile di circa 6 milioni di HUF. Ha inoltre invitato Áder a consentire al pubblico l’accesso sia alla villa che alla sede della Fondazione Blue Planet, aggiungendo che «questo è solo l’inizio della storia».

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