Che cosa ha chiesto il presidente ungherese Sulyok alla Commissione di Venezia? È stato reso noto il testo integrale del suo ricorso

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Il presidente ungherese Tamás Sulyok ha reso pubblico il ricorso giuridico inviato alla Commissione di Venezia, chiedendo al principale organo consultivo costituzionale europeo di valutare se l’emendamento costituzionale proposto dal governo magiaro per porre fine al suo mandato sia compatibile con gli standard costituzionali europei.
Il documento di 22 pagine in lingua inglese, pubblicato lunedì dall’Ufficio presidenziale (Palazzo Sándor), giunge mentre il governo ungherese porta avanti la proposta di 17° emendamento alla Legge fondamentale, che porrebbe fine alla presidenza di Sulyok prima della scadenza del suo mandato.
Sulyok chiede se l’emendamento sia conforme agli standard costituzionali europei
Secondo il documento, Sulyok chiede alla Commissione di Venezia di stabilire se un emendamento costituzionale volto a porre fine al mandato dell’attuale presidente sia compatibile con i principi dello Stato di diritto, della certezza del diritto, della separazione dei poteri e di un equo procedimento costituzionale.
Il presidente sostiene che, dal 1990, il sistema costituzionale ungherese preveda solo una responsabilità giuridica limitata per il capo dello Stato. Ai sensi dell’attuale Legge fondamentale, un presidente può essere destituito solo per violazioni intenzionali della Costituzione o di altre leggi, oppure per aver commesso un reato penale durante il mandato.
Sulyok sostiene che le motivazioni addotte pubblicamente dal primo ministro Péter Magyar, tra cui il «cambiamento sistemico», un forte mandato democratico, la presunta indegnità o l’impopolarità politica, non costituiscono motivi costituzionali validi per la destituzione di un presidente in carica.
Domande chiave sottoposte alla Commissione di Venezia
Nella sua istanza, Sulyok chiede all’organo consultivo costituzionale del Consiglio d’Europa di chiarire diverse questioni costituzionali fondamentali, tra cui:
- se un presidente eletto indirettamente dal parlamento possa essere ritenuto politicamente responsabile secondo gli standard costituzionali europei;
- se tale presidente possa essere destituito senza che sia stata accertata una violazione della Costituzione o della legge;
- se le norme costituzionali che disciplinano la responsabilità presidenziale possano essere modificate in modo da applicarsi retroattivamente a un presidente in carica;
- se un emendamento costituzionale volto specificamente alla destituzione di un titolare di carica identificabile sia compatibile con i principi costituzionali europei;
- e in che modo le dichiarazioni di un primo ministro che sollecitano le dimissioni o la destituzione del presidente debbano essere valutate dal punto di vista costituzionale.
Nel documento si sostiene inoltre che l’emendamento proposto sollevi preoccupazioni in merito alla legislazione personalizzata, alla certezza del diritto, alla libertà di espressione e alla separazione dei poteri.

Il governo è stato criticato per l’accelerazione dei tempi
L’Ufficio presidenziale ha osservato che Sulyok si è rivolto per la prima volta alla Commissione di Venezia il 29 maggio, sostenendo che la situazione costituzionale post-elettorale minacciasse lo Stato di diritto e l’equilibrio dei poteri. La Commissione di Venezia sta attualmente esaminando la richiesta con procedura d’urgenza. Una delegazione di alto livello (comprendente la presidente della Commissione Marta Cartabia, la direttrice e segretaria Simona Granata-Menghini e il membro austriaco Christoph Grabenwarter) si è recata a Budapest il 2 luglio per una serie di colloqui.
Tuttavia, Sándor Palace ha criticato il governo per aver deciso di accelerare l’iter di modifica costituzionale senza impegnarsi ad attendere il parere della Commissione.
Documento reso pubblico a seguito di una controversia in materia di trasparenza
La pubblicazione fa seguito alle critiche mosse in merito al precedente rifiuto da parte dell’Ufficio presidenziale di rendere pubblico il documento. L’Ufficio aveva infatti respinto una richiesta di accesso alle informazioni presentata dall’Unione ungherese per le libertà civili (TASZ), sostenendo che la divulgazione dei documenti prima della conclusione della procedura avrebbe potuto interferire sia con il lavoro della Commissione di Venezia sia con la capacità del presidente di presentare liberamente le proprie argomentazioni giuridiche.
Dopo che la TASZ si è rivolta all’Autorità nazionale ungherese per la protezione dei dati e la libertà di informazione (NAIH), quest’ultima ha avviato un’indagine in merito al rifiuto. Il documento è stato ora pubblicato integralmente sul sito web del Palazzo Sándor.
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Continua lo scontro costituzionale
La controversia verte sulla proposta di 17° emendamento alla Legge fondamentale ungherese, presentata nel fine settimana dal governo del primo ministro Péter Magyar.
L’emendamento porrebbe fine al mandato presidenziale di Sulyok Tamás prima della scadenza del suo mandato e introdurrebbe inoltre un limite di età di 70 anni per i giudici della Corte costituzionale, ponendo immediatamente fine ai mandati di diversi giudici in carica, tra cui l’ex procuratore generale Péter Polt.
Il governo ha sostenuto che le modifiche costituzionali rientrano in un programma di riforme, mentre Sulyok sostiene che l’emendamento rappresenti una misura personale diretta specificamente contro di lui e sia incompatibile con i principi costituzionali europei.
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