Una nuova ricerca suggerisce che Orbán e il Fidesz stiano lottando per la sopravvivenza, mentre ex fedelissimi abbandonano il partito e il primo ministro Péter Magyar ottiene un’altra grande vittoria

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È emerso oggi che il governo Tisza è sulla buona strada per mantenere una delle sue promesse più significative, con diversi trilioni di fiorini di finanziamenti comunitari per lo sviluppo che dovrebbero essere assicurati nel prossimo futuro. A prescindere da ciò, un gran numero di persone rimane soddisfatto dell’operato di Péter Magyar, comprese centinaia di migliaia di persone che solo pochi mesi fa avevano votato per Viktor Orbán.
Secondo un recente sondaggio condotto dall’Istituto IDEA, a metà giugno il 63 per cento degli intervistati si dichiarava soddisfatto dell’operato di Magyar e del suo governo. Si tratta di un dato senza precedenti: nessun governo ungherese eletto democraticamente ha mai raggiunto un risultato simile negli ultimi 35 anni.
Circa il 48 per cento si è dichiarato «molto soddisfatto», mentre un ulteriore 14 per cento si è detto «piuttosto soddisfatto», il che suggerisce che anche ex elettori del Fidesz si siano uniti alle file dei sostenitori. Il sondaggio, citato da hvg.hu, ha inoltre rilevato una quota crescente di intervistati che ritengono che il Paese stia andando nella giusta direzione, passata dal 55 per cento di maggio al 63 per cento di giugno. Al contrario, ad aprile solo il 21 per cento aveva espresso soddisfazione per l’operato del governo Orbán.
Elettori del Fidesz tra i sostenitori di Tisza
I risultati sono tanto più sorprendenti se si considera che è aumentata anche la percentuale di coloro che valutano negativamente la situazione economica dell’Ungheria, passata dal 57 al 60 per cento. Ciò è in parte attribuibile alla strategia comunicativa del governo Tisza, che ha costantemente richiamato l’attenzione sulla difficile eredità economica lasciata dai successivi governi Orbán.

Magyar ha sostenuto che, se non fosse stato per l’attuale governo, il disavanzo di bilancio di quest’anno avrebbe superato l’8 per cento, mentre ora può essere contenuto intorno al 7 per cento. Gli esperti osservano che tale dato rimane eccezionalmente elevato, sebbene possa rivelarsi gestibile sia a livello nazionale che agli occhi dell’Unione Europea, a condizione che venga presentato con attenzione. Allo stesso tempo, ciò complica l’introduzione dell’euro, promessa entro il 2030. È inoltre opinione diffusa che il governo Orbán uscente abbia effettuato generose spese dell’ultimo minuto. Nel frattempo, il piano ungherese relativo al Fondo di recupero e resilienza (RRF), approvato oggi, dovrebbe sbloccare diversi trilioni di fiorini di finanziamenti nel giro di pochi mesi, migliorando il saldo di bilancio.
Un sondaggio separato condotto da Medián la scorsa settimana ha rilevato che il sostegno a Tisza si attesta al 60 per cento tra la popolazione complessiva e al 73 per cento tra gli elettori decisi — livelli che si tradurrebbero in una schiacciante maggioranza parlamentare di quattro quinti in caso di elezioni.
L’aura di Orbán si affievolisce
Secondo Bloomberg, attualmente non esiste alcun contrappeso efficace a questa forza politica in Ungheria. Una manifestazione tenutasi ieri a sostegno del presidente Tamás Sulyok ha messo in evidenza il calo di popolarità di Viktor Orbán: l’ex primo ministro non era presente e il compito di rivolgersi alla folla è toccato invece a János Áder, ex presidente sostenuto dal Fidesz, davanti a un pubblico di appena poche migliaia di persone.
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La protesta è stata provocata da un emendamento costituzionale in base al quale la maggioranza del Tisza potrebbe destituire Sulyok dalla carica, insieme al presidente della Corte costituzionale.

Bertalan Havasi, direttore della comunicazione del Fidesz, ha affermato che Orbán avrebbe agito a tempo debito, ma che la sua presenza alla manifestazione di giovedì «avrebbe distolto l’attenzione».

La modesta affluenza mette inoltre in discussione le affermazioni del commentatore filo-Fidesz István Szakács, secondo cui mezzo milione di sostenitori si sarebbero schierati a fianco di Orbán. Egli aveva suggerito che, qualora Orbán fosse stato arrestato, una tale folla si sarebbe mobilitata per garantirne il rilascio.
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