L’Ungheria e altri due membri della NATO decidono di non aderire al nuovo piano di finanziamento della NATO per l’Ucraina, pari a 70 miliardi di euro

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L’Ungheria, la Slovacchia e la Repubblica Ceca hanno confermato che non contribuiranno finanziariamente al pacchetto di sostegno militare da 70 miliardi di euro per l’Ucraina recentemente annunciato dalla NATO, nonostante abbiano appoggiato la dichiarazione congiunta dell’alleanza in occasione del vertice NATO tenutosi la scorsa settimana ad Ankara.
La precisazione è giunta pochi giorni dopo che tutti i 32 Stati membri della NATO avevano approvato un comunicato in sei punti che delineava i piani per fornire equipaggiamento militare, logistica e addestramento all’Ucraina nel 2026, con un livello di sostegno analogo previsto per il 2027.
Appoggio alla dichiarazione, ma non al finanziamento
Sebbene il vertice si sia concluso con un sostegno politico unanime alla dichiarazione finale, le regole del consenso della NATO non impongono a ogni Stato membro di finanziare ciascuna iniziativa in misura uguale.
Il presidente slovacco Peter Pellegrini ha affermato che Bratislava non verserà contributi finanziari aggiuntivi né concederà nuovi prestiti per le armi destinate all’Ucraina. Ha aggiunto che tale decisione riflette la politica di lunga data del governo slovacco guidato da Robert Fico, che si è sempre opposto al finanziamento di operazioni militari in un paese confinante.
Secondo Pellegrini, la Slovacchia non è sola in questa posizione, sottolineando che altri paesi dell’Europa centrale hanno adottato un approccio simile.

Anche la Repubblica Ceca rifiuta di contribuire
Secondo Fakti.bg, anche il primo ministro ceco Andrej Babiš ha confermato che Praga non parteciperà finanziariamente al pacchetto. Ha invece affermato che il governo ceco intende dare priorità agli investimenti in progetti europei comuni di difesa missilistica.
La decisione ha già scatenato un dibattito politico nella Repubblica Ceca. Il presidente Petr Pavel ha criticato la posizione del governo, sostenendo che ridurre il sostegno militare dopo diversi anni di assistenza potrebbe, in ultima analisi, indebolire la posizione strategica ed economica del Paese.
Pavel ha suggerito che le nazioni che oggi forniscono i contributi maggiori potrebbero trovarsi in una posizione più favorevole per aggiudicarsi appalti di ricostruzione una volta terminata la guerra.

L’Europa dovrebbe farsi carico della maggior parte dei costi
Il nuovo pacchetto di aiuti arriva in un momento in cui l’Europa si sta assumendo una quota maggiore dell’assistenza militare a favore dell’Ucraina, a seguito del ritorno del presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla Casa Bianca.
Secondo quanto riportato, il pacchetto da 70 miliardi di euro riunisce in gran parte impegni già annunciati in precedenza. Si prevede che circa 30 miliardi di euro proverranno da prestiti pluriennali dell’Unione europea, mentre i restanti 40 miliardi di euro sarebbero finanziati tramite contributi bilaterali e multilaterali da parte dei membri europei della NATO e del Canada.
Poiché l’Ungheria, la Slovacchia e la Repubblica Ceca hanno rifiutato di partecipare finanziariamente, si prevede che le maggiori economie europee (in particolare la Germania) si facciano carico di una quota maggiore del finanziamento.
Continua il sostegno umanitario
Nonostante il rifiuto di finanziare il pacchetto militare, la Slovacchia e la Repubblica Ceca hanno sottolineato che continueranno a fornire assistenza non militare all’Ucraina.
Ciò comprende aiuti umanitari, attrezzature per lo sminamento e sostegno alla ricostruzione delle infrastrutture energetiche danneggiate. La Slovacchia intende inoltre proseguire le esportazioni commerciali di munizioni prodotte dalla propria industria della difesa a condizioni di mercato standard.
L’Ungheria si è costantemente opposta al finanziamento di ulteriori aiuti militari a favore dell’Ucraina, pur mantenendo il proprio sostegno agli aiuti umanitari e invocando una soluzione negoziata del conflitto.
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