Il Parlamento ungherese approva ampie modifiche costituzionali per destituire il presidente

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Lunedì sera il Parlamento ungherese ha approvato il 17° emendamento alla Legge fondamentale del Paese, introducendo una delle riforme costituzionali di più ampia portata da quando il nuovo governo guidato da Tisza è entrato in carica.
Il Parlamento ungherese ha votato per destituire il presidente Sulyok dalla carica
Il pacchetto, adottato con 139 voti a favore e sei contrari, riorganizza diverse istituzioni statali fondamentali, introduce limiti alla durata del mandato parlamentare e, una volta entrato in vigore, porrà fine anticipatamente ai mandati del presidente Tamás Sulyok e di diversi giudici della Corte costituzionale.
La coalizione di governo ha descritto tali modifiche come un passo necessario verso lo smantellamento di quella che ha definito «l’eredità istituzionale» del precedente governo Fidesz, mentre il partito Fidesz ha condannato gli emendamenti definendoli un attacco all’ordine costituzionale ungherese e ha boicottato la seduta parlamentare di lunedì.
Il mandato del presidente terminerà dopo l’entrata in vigore della legge
La disposizione più controversa porrebbe fine al mandato del presidente Tamás Sulyok il giorno successivo all’entrata in vigore dell’emendamento, a condizione che egli firmi la legge. Il Parlamento sarebbe quindi tenuto a eleggere un nuovo capo di Stato entro 30 giorni.
Secondo Telex, il primo ministro Péter Magyar ha difeso la misura in Parlamento, sostenendo che il presidente non fosse riuscito a rappresentare l’unità della nazione e avesse costantemente servito gli interessi del precedente governo Orbán.
Secondo Magyar, le modifiche costituzionali danno adempimento al mandato dei due terzi che il suo partito ha ricevuto nelle elezioni parlamentari di aprile e segnano l’inizio di un più ampio processo di rinnovamento costituzionale che prevede una consultazione pubblica.
Sulyok si è opposto con forza alla proposta nelle ultime settimane, sostenendo che essa solleva gravi preoccupazioni di natura costituzionale. In precedenza aveva presentato ricorso sia alla Corte costituzionale ungherese sia all’organo consultivo del Consiglio d’Europa in materia di diritto costituzionale, la Commissione di Venezia.
La Commissione di Venezia rinvia l’esame
Sebbene il Presidente abbia richiesto un parere urgente alla Commissione di Venezia in merito all’emendamento, l’organismo ha deciso di non accelerare la procedura. Secondo una dichiarazione dell’Ufficio del Presidente, la Commissione esaminerà invece la questione durante la sua sessione di ottobre, come riporta 444.hu.
La Presidenza ha sostenuto che il Parlamento avrebbe dovuto attendere il parere della Commissione prima di adottare una misura costituzionale di tale portata. Sulyok aveva presentato alcune interrogazioni relative alla destituzione costituzionale di un presidente in carica prima che il governo pubblicasse l’emendamento definitivo. Nel frattempo, la Corte costituzionale ungherese non ha inserito la richiesta del Presidente nel proprio ordine del giorno.
Anche la Corte costituzionale e la magistratura sono coinvolte
L’emendamento introduce modifiche significative alla Corte costituzionale. L’età pensionabile obbligatoria di 70 anni tornerà ad applicarsi ai giudici costituzionali, con conseguente uscita di scena di quattro giudici, tra cui l’ex procuratore generale Péter Polt, due mesi dopo l’entrata in vigore dell’emendamento.
I giudici della Corte eleggeranno nuovamente il proprio presidente per un mandato di tre anni, sostituendo l’attuale sistema in base al quale il Parlamento nomina il presidente della Corte. Anche la durata del mandato dei giudici costituzionali sarà ridotta da 12 a nove anni. Inoltre, la Corte costituzionale riacquista la propria competenza a esaminare determinate questioni di bilancio e fiscali, poteri che erano stati limitati a partire dal 2011.
Il pacchetto rafforza inoltre il ruolo dei giudici nella nomina e nella revoca dei presidenti dell’Ufficio nazionale per la magistratura e della Curia, la Corte suprema ungherese. I loro mandati saranno ridotti da nove a sei anni e non sarà più consentita la riconferma.
Introdotti limiti alla durata del mandato parlamentare
Un’altra importante riforma introduce un limite di 12 anni per i membri del Parlamento. I politici che hanno già ricoperto tre mandati parlamentari non potranno più candidarsi alle future elezioni. Il governo sostiene che la misura favorirà il rinnovamento politico, amplierà la rappresentanza democratica e impedirà che strutture politiche consolidate diventino permanenti.
Il partito Fidesz, tuttavia, sostiene che tale disposizione escluda ingiustamente molti politici dell’opposizione di comprovata esperienza dalle future elezioni. L’ex capogruppo parlamentare di Fidesz, Gergely Gulyás, si è dimesso dalla carica prima del voto, affermando che il partito dovrebbe essere guidato da qualcuno che conservi l’idoneità a candidarsi al Parlamento.
Altre riforme istituzionali
L’emendamento crea inoltre la base costituzionale per l’istituzione di un nuovo Ufficio nazionale per il recupero e la tutela dei beni, incaricato di proteggere i beni pubblici e di recuperare i beni statali di cui si presume sia stato fatto un uso improprio. Il nuovo organismo sarà dotato di poteri investigativi e di azione penale, e la sua dirigenza sarà eletta con una maggioranza parlamentare dei due terzi.
Sono state approvate diverse ulteriori modifiche istituzionali, tra cui l’abolizione della Guardia parlamentare, l’abolizione del diritto di veto del Consiglio di bilancio sul bilancio dello Stato e la riduzione del numero di leggi che richiedono una maggioranza parlamentare dei due terzi. Con una mossa simbolica, a partire dal 1° ottobre l’Ungheria tornerà ufficialmente a utilizzare il termine «county» (contea) al posto di «vármegye», revocando così una modifica introdotta dal precedente governo Fidesz nel 2022.
Rimanete aggiornati: il primo ministro Péter Magyar accusa il Fidesz di bloccare l’emendamento costituzionale e avverte che intraprenderà azioni contro il presidente
È ancora necessaria la firma
L’emendamento costituzionale non è ancora entrato in vigore. Ai sensi della legislazione ungherese, il presidente Sulyok dispone di cinque giorni per decidere se firmare il provvedimento. Egli può richiedere un riesame procedurale da parte della Corte costituzionale, sebbene quest’ultima non sia più competente a valutare il contenuto sostanziale degli emendamenti costituzionali, a seguito delle modifiche introdotte nel 2013.
Qualora il Presidente firmi la legge, le nuove disposizioni costituzionali entreranno in vigore secondo il calendario stabilito nell’emendamento stesso, dando avvio a una delle più significative riforme costituzionali nella storia recente dell’Ungheria.
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