I prezzi del carburante in Ungheria affrontano la prima prova importante mentre il petrolio sale e il governo esclude un costoso tetto massimo

I prezzi dei carburanti in Ungheria si apprestano ad affrontare la loro prima prova seria da quando il governo ha abolito il sistema di prezzi protetti all’inizio di quest’estate. Con i prezzi globali del petrolio nuovamente in aumento, il Primo Ministro Péter Magyar afferma che il suo governo sta preparando aiuti mirati per gli automobilisti – ma questa volta intende trovare una soluzione che non provochi carenze né costi ai contribuenti decine di miliardi di fiorini ogni mese.
I mercati petroliferi globali hanno registrato un nuovo forte rialzo a causa delle rinnovate tensioni tra Stati Uniti e Iran e dei timori relativi alle forniture dal Medio Oriente. Sabato il greggio Brent ha superato i 96 dollari al barile, esercitando una rinnovata pressione sui prezzi dei carburanti in tutta Europa.
Ciò pone il governo ungherese di fronte a una difficile prova economica e politica: cosa accade quando il carburante diventa notevolmente più costoso, ma il semplice intervento sul prezzo al dettaglio non è più considerato una risposta sostenibile?
I prezzi dei carburanti in Ungheria tornano al centro dell’attenzione
In un post pubblicato sabato su Facebook, il Primo Ministro Péter Magyar ha dichiarato di aver discusso delle sfide che l’economia e il settore energetico ungheresi devono affrontare con il Ministro dell’Economia e dell’Energia István Kapitány.
Il governo, ha scritto Magyar, sta lavorando per fornire agli automobilisti un sostegno «efficace e mirato» il prima possibile, in un contesto di mercato globale che egli ha definito sempre più difficile.
Fondamentalmente, tuttavia, egli sembrava anche voler porre fine al precedente modello di intervento.
Magyar ha affermato che l’Ungheria necessitava di una soluzione che, a differenza del prezzo protetto del carburante, non causasse carenze e non comportasse per il bilancio dello Stato – e quindi per i contribuenti – un onere mensile di decine di miliardi di fiorini, pari a decine di milioni di euro.
La dichiarazione segna un notevole cambiamento di tono dopo mesi in cui l’intervento del governo sui prezzi dei carburanti era diventato sempre più familiare agli automobilisti ungheresi.
Dal prezzo protetto di Orbán a un sistema basato sul mercato
Il prezzo protetto del carburante è stato introdotto dal governo di Viktor Orbán il 9 marzo 2026 a seguito di un’impennata dei prezzi internazionali del petrolio. Il prezzo della benzina è stato fissato a un massimo di 595 HUF al litro, pari a circa 1,64 euro, mentre quello del gasolio è stato limitato a 615 HUF, pari a circa 1,69 euro al tasso di cambio attuale.
Dopo aver vinto le elezioni, Magyar aveva inizialmente annunciato che il governo entrante avrebbe mantenuto il regime. Ad aprile, ha dichiarato che era stato raggiunto un accordo con la società ungherese del petrolio e del gas MOL per preservare i prezzi protetti senza imporre costi aggiuntivi al bilancio.
A giugno, tuttavia, le condizioni di mercato erano mutate. Con i prezzi alle stazioni di servizio scesi al di sotto del tetto massimo ufficiale, il nuovo governo ha deciso di abolire il sistema. La normativa ha comunque mantenuto la possibilità di reintrodurre prezzi regolamentati qualora le condizioni di mercato subissero variazioni sproporzionate e l’intervento del governo fosse ritenuto necessario per tutelare i consumatori.
Ora il contesto internazionale si sta nuovamente deteriorando – e questa volta il governo sembra riluttante a ricorrere immediatamente allo stesso strumento.
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La prima vera prova per il nuovo approccio
La sfida non riguarda solo il prezzo esposto presso le stazioni di servizio.
Il contenimento artificiale dei prezzi del carburante può offrire agli automobilisti un sollievo immediato, ma il precedente sistema ungherese ha anche dimostrato i potenziali costi di un intervento su ampia scala sui prezzi. Le ultime dichiarazioni di Magyar riconoscono esplicitamente due di questi problemi: le carenze di approvvigionamento e un onere significativo per le finanze pubbliche.
Ciò rende le prossime settimane un importante banco di prova per la politica economica.
Da anni i consumatori ungheresi assistono ripetutamente all’intervento dello Stato quando i prezzi politicamente sensibili registrano un forte aumento. Il rischio è che tale intervento crei gradualmente l’aspettativa che il governo debba impedire l’aumento dei prezzi di mercato anche quando la causa sottostante proviene dall’estero.
Il governo di Magyar sembra ora orientato verso un’alternativa più mirata: aiutare coloro che sono maggiormente esposti all’aumento dei costi del carburante senza fissare nuovamente il prezzo per l’intero mercato.
Il primo ministro ha affermato che lui e Kapitány hanno inoltre riesaminato l’orientamento della nuova politica economica ungherese, sia interna che estera, nonché le misure necessarie per garantire la stabilità del settore energetico.
Con l’aumento dei prezzi globali del petrolio, tali discussioni potrebbero ben presto andare oltre la semplice pianificazione economica a lungo termine. I prezzi dei carburanti in Ungheria potrebbero presto rivelare se il governo sia realmente pronto ad abbandonare i controlli generalizzati sui prezzi quando ciò diventerà politicamente difficile.
La reazione di Fidesz
Il partito Fidesz, che ha subito una sconfitta ad aprile, sta ora sferrando un feroce attacco alla politica economica del governo Tisza, nella speranza di riconquistare gli elettori.
Allo stesso tempo, non dobbiamo dimenticare che, da un lato, questo intervento statale va a discapito dello sviluppo di un’economia sana e, dall’altro, Viktor Orbán intrattiene stretti legami proprio con Trump, il quale è stato di fatto responsabile dell’aumento dei prezzi del petrolio a seguito dell’attacco all’Iran.
E se la guerra in Iran non dovesse concludersi a breve – cosa per cui non vi sono indicazioni – allora sono da prevedersi ulteriori aumenti dei prezzi, ad esempio nel settore dei voli aerei: Ryanair e Wizz Air lanciano l’allarme – cosa potrebbe accadere alle tariffe aeree?

