Ursula von der Leyen indica l’Ungheria come prova che il declino democratico può essere invertito

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La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha indicato l’Ungheria come esempio di come il regresso democratico possa essere invertito, affermando che il Paese è tornato nel «cuore dell’Unione europea» a seguito delle elezioni di aprile.
Un esempio positivo
Intervenendo mercoledì 16 settembre al Parlamento europeo di Strasburgo, in occasione del suo discorso annuale sullo stato dell’Unione, la signora von der Leyen si è concentrata sulle minacce alla democrazia europea, tra cui la disinformazione, le ingerenze straniere e l’ascesa di quelle che ha definito «forze antidemocratiche e antieuropee». Ha tuttavia sostenuto che tali sviluppi non sono irreversibili, indicando l’Ungheria come esempio di cambiamento politico in grado di ripristinare le istituzioni democratiche e rafforzare i legami con l’UE.
L’Ungheria come punto di svolta democratico
Von der Leyen ha fatto specifico riferimento alle elezioni parlamentari ungheresi del 12 aprile, in cui il Partito Tisza di Péter Magyar ha sconfitto il Fidesz di Viktor Orbán dopo 16 anni di governo guidato da quest’ultimo. «Il popolo ungherese ha preso in mano il proprio futuro. Ha scelto la democrazia. Ha scelto l’Europa. Ha riportato l’Ungheria al posto che le spetta, nel cuore dell’Unione europea», ha affermato.
La presidente della Commissione ha presentato le elezioni come prova del fatto che ciò che ha descritto come anni di deterioramento della democrazia e dello Stato di diritto possa essere invertito. Ha inoltre sostenuto che si stanno compiendo progressi in settori quali la lotta alla corruzione e alla cattura dello Stato, i diritti fondamentali e la libertà accademica.
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Miliardi di euro potenzialmente sbloccati
Von der Leyen ha collegato il cambiamento politico in Ungheria alle conseguenze economiche, affermando che esso ha aperto la strada a investimenti per miliardi di euro. L’European Policy Centre ha riferito a maggio che von der Leyen e il primo ministro Péter Magyar avevano raggiunto un accordo per sbloccare 16,4 miliardi di euro di fondi UE precedentemente bloccati a causa di preoccupazioni relative allo Stato di diritto.
Secondo Index, von der Leyen ha tuttavia sottolineato che resta ancora molto lavoro da fare. Il suo messaggio è stato che il rafforzamento delle garanzie democratiche, dello Stato di diritto e delle misure anticorruzione può produrre risultati tangibili.
L’Europa sotto pressione
L’esempio ungherese rientrava in una valutazione più ampia delle sfide che l’UE deve affrontare. La von der Leyen ha descritto l’Europa come più forte e al contempo più vulnerabile rispetto al passato. Ha sottolineato gli sforzi volti a ridurre la dipendenza dall’energia russa, a rafforzare la difesa europea e a mantenere la posizione dell’UE come importante potenza commerciale globale. Allo stesso tempo, ha messo in guardia dalle minacce esterne, tra cui la guerra della Russia contro l’Ucraina, gli attacchi ibridi, la disinformazione e la crescente competizione geopolitica.
Sono state inoltre evidenziate le pressioni interne, tra cui l’aumento del costo della vita e degli alloggi e la rapida evoluzione tecnologica, come fattori che incidono sulle società europee e sui sistemi democratici. La signora Von der Leyen ha inoltre avvertito che all’interno dell’UE stanno acquisendo forza le forze politiche contrarie al progetto europeo.
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Una prova di resilienza democratica
La presidente della Commissione ha elogiato gli sforzi dell’UE volti a tutelare la democrazia e lo Stato di diritto, compresi i meccanismi destinati a individuare il deterioramento democratico negli Stati membri. La sua tesi principale era che il declino democratico non dovrebbe essere considerato permanente.
L’Ungheria, secondo la sua interpretazione, dimostra come gli elettori possano modificare l’orientamento politico di un paese attraverso le elezioni. L’impatto a lungo termine della transizione politica ungherese dipenderà dal modo in cui il nuovo governo attuerà le riforme istituzionali, relative allo Stato di diritto e alla lotta alla corruzione.
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