Orbán si esprime sul suo ritorno in politica e sul futuro del Fidesz all’opposizione

L’ex primo ministro Viktor Orbán ha lasciato intendere di nutrire ambizioni politiche non ancora realizzate, delineando al contempo i piani per la ricostruzione del Fidesz dopo la sconfitta elettorale.

Viktor Orbán ha discusso del proprio futuro politico e delle sfide che attendono il Fidesz a seguito della sconfitta subita alle elezioni parlamentari ungheresi di aprile. Intervenendo domenica al primo raduno nazionale dei «Circoli Civici Digitali» a Lakitelek, ha suggerito che la sua missione politica non fosse ancora conclusa, pur riconoscendo che il suo partito necessitasse di significativi cambiamenti organizzativi, secondo quanto riportato dal quotidiano ungherese Telex.

Orbán, che ha governato l’Ungheria per 16 anni consecutivi prima di cedere il potere al Partito Tisza di Péter Magyar, ha dichiarato ai propri sostenitori che inizialmente aveva previsto di aver bisogno di 20 anni per portare a termine i propri progetti politici.

Ha scherzato dicendo che Dio gli aveva concesso 16 anni e che gli ne doveva ancora altri quattro.

Tuttavia, l’ex primo ministro non ha voluto rivelare se intenda candidarsi per un altro mandato.

Orbán delinea il futuro del Fidesz dopo la sconfitta elettorale

Nonostante il passaggio all’opposizione, Orbán ha ribadito che il Fidesz rimane una forza di primo piano nella politica ungherese, sottolineando quelli che ha definito i risultati storici del partito.

«Siamo un grande partito storico di governo», ha dichiarato, sostenendo che il bilancio del Fidesz va ben oltre la sua recente sconfitta elettorale.

Ciononostante, Orbán ha riconosciuto che il partito non poteva più operare come aveva fatto durante gli anni al governo. La sua struttura organizzativa era stata costruita in gran parte per sostenere l’amministrazione, un ruolo che ora era venuto meno.

Ha affermato che il Fidesz doveva riorganizzare il proprio funzionamento e rafforzare le proprie reti locali, con l’obiettivo di completare la ristrutturazione entro la fine dell’anno.

Riguardo al proprio futuro, Orbán ha ammesso che il partito avrebbe dovuto definire anche il ruolo del suo ex primo ministro. Ricorrendo a un’analogia calcistica, si è descritto come l’allenatore della squadra, indicando il capogruppo parlamentare János Bóka come il suo capitano.

L’ex primo ministro ha inoltre riconosciuto che, durante la campagna elettorale, il partito Tisza aveva superato il Fidesz, in particolare per quanto riguarda la capacità di mobilitare i sostenitori. Secondo Orbán, il partito Tisza contava circa 50.000 attivisti per la campagna elettorale, contro i circa 30.000 che lavoravano per il Fidesz.

Egli ha sostenuto che i 16 anni al governo avessero indebolito l’energia organizzativa del partito e che ora fosse necessario ristabilire un legame con gli elettori.

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L’ex primo ministro punta il dito contro il governo Tisza

Orbán ha inoltre criticato l’amministrazione guidata dal primo ministro Péter Magyar, accusandola di smantellare i risultati ottenuti durante il mandato del Fidesz.

Ha citato le istituzioni, i progetti infrastrutturali e l’approccio dell’Ungheria alla sovranità nazionale come esempi di ciò che, a suo avviso, il nuovo governo sta minando.

L’ex primo ministro ha descritto il partito Tisza come una forza politica che deve ancora dimostrare la propria capacità di governare con successo nel lungo periodo. Ha sostenuto che il partito potrà lasciare un’eredità politica duratura solo sviluppando una propria filosofia di governo e ottenendo risultati economici significativi.

Orbán si è mostrato particolarmente critico nei confronti dell’Ufficio nazionale per il recupero e la tutela dei beni, che è stato coinvolto in indagini relative a presunte irregolarità commesse dal precedente governo.

Egli ha descritto le indagini che coinvolgono ex funzionari di Fidesz come motivate da ragioni politiche e ha suggerito che le autorità, in ultima analisi, volessero prendere di mira proprio lui personalmente.

Tali accuse sono state presentate come l’interpretazione data da Orbán alle indagini, piuttosto che come conclusioni accertate riguardo alle motivazioni delle autorità.

Il Fidesz deve affrontare la sfida di riconquistare gli elettori più giovani

L’ex primo ministro ha inoltre affrontato uno dei problemi elettorali più urgenti del partito: la sua scarsa attrattiva tra i giovani ungheresi. Orbán ha riconosciuto che il Fidesz ha avuto difficoltà a comunicare con gli elettori più giovani e ha stimato che circa il 70% di essi abbia votato contro il partito.

Ha ammesso che il partito non disponeva ancora di una risposta chiara al problema, sostenendo che le giovani generazioni avessero una visione diversa della politica e del futuro. Anziché tentare di ridefinire la propria identità politica nella sua interezza, Orbán ha suggerito che il Fidesz attribuisca ai giovani un ruolo più rilevante all’interno della propria organizzazione.

Il raduno di Lakitelek rientrava in un più ampio sforzo volto a mantenere e riorganizzare la rete di sostenitori del partito a seguito della sconfitta elettorale.

Sebbene Orbán non abbia annunciato un piano definitivo per il proprio ritorno sulla scena politica, le sue osservazioni hanno chiarito che intendeva continuare a partecipare attivamente alla definizione del futuro politico del Fidesz.

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