Il sorprendente risultato elettorale in Serbia fa eco al terremoto politico ungherese – Ma c’è una grande differenza

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L’opposizione serba guidata dagli studenti ha ottenuto una vittoria decisiva nelle elezioni parlamentari anticipate del Paese, suscitando evidenti parallelismi con la trasformazione politica avvenuta in Ungheria nell’aprile 2026. In entrambi i Paesi gli elettori si sono schierati a sostegno di nuove forze politiche che promettevano un cambiamento dopo anni di predominio da parte dei leader consolidati. Tuttavia, i movimenti all’origine delle due vittorie differiscono in modo significativo per quanto riguarda la leadership, la visione politica e le sfide future.

Secondo i risultati preliminari annunciati dalla Commissione elettorale della Repubblica di Serbia (RIK) il 26 ottobre, la Lista degli Studenti ha ottenuto il 52,71% dei voti, che si traduce in 140 seggi nell’Assemblea nazionale, composta da 250 membri. La lista elettorale guidata dal presidente Aleksandar Vučić ha ottenuto il 39,17%, pari a 104 seggi.

I risultati, basati sui voti scrutinati in 8.187 seggi elettorali, conferiscono al movimento sostenuto dagli studenti la maggioranza parlamentare assoluta. Vučić ha ammesso la sconfitta la notte stessa delle elezioni.

Ungheria e Serbia: gli elettori chiedono un cambiamento

È difficile ignorare le analogie con l’Ungheria. Il 12 aprile 2026, il Partito Tisza di Péter Magyar ha vinto le elezioni parlamentari ungheresi con 141 seggi su 199, ponendo fine ai 16 anni di mandato di Viktor Orbán come primo ministro. Il Tisza si è assicurato oltre il 70% dei seggi parlamentari, mentre l’alleanza Fidesz–KDNP è stata ridotta a 52.

In entrambi i paesi, i nuovi arrivati sulla scena politica hanno saputo trarre vantaggio dal diffuso malcontento nei confronti dell’ordine politico consolidato. Le promesse di lotta alla corruzione, le richieste di responsabilità e gli appelli a migliorare le istituzioni pubbliche sono diventati temi centrali delle loro campagne elettorali.

Le due elezioni si sono inoltre svolte in un contesto caratterizzato da critiche relative alle condizioni di campagna elettorale ineguali, comprese le preoccupazioni riguardo alla copertura mediatica e all’uso delle risorse statali. Tali questioni sono state particolarmente rilevanti in Serbia, dove gli osservatori elettorali hanno documentato preoccupazioni circa l’equità del contesto elettorale.

Entrambi i Paesi intrattengono inoltre rapporti complessi con la Russia. Orbán ha mantenuto stretti legami con Mosca durante il suo mandato, mentre Vučić ha perseguito relazioni con la Russia parallelamente all’ambizione dichiarata della Serbia di aderire all’Unione Europea. Il cambiamento politico in entrambi i Paesi comporta quindi implicazioni che vanno oltre i propri confini.

Un movimento studentesco contro un unico leader politico

Forse la differenza più significativa risiede nel modo in cui i due sfidanti si sono organizzati. La trasformazione politica dell’Ungheria si è concentrata su Magyar, un ex membro di Fidesz che ha trasformato Tisza in una forza elettorale di primo piano in un periodo relativamente breve. Il partito ha offerto un programma politico ben definito, che combinava un orientamento filoeuropeo con la promessa di combattere la corruzione e ripristinare la fiducia dei cittadini.

La Lista degli Studenti serba, al contrario, è emersa da un movimento di protesta dal basso e non ha un unico leader affermato. Tra i suoi candidati figurano accademici, professionisti e personalità pubbliche, mentre i suoi sostenitori provengono da contesti politici eterogenei. La struttura decentralizzata del movimento ha contribuito a unire le persone attorno alle richieste di responsabilità, ma governare come amministrazione coesa potrebbe rivelarsi notevolmente più difficile.

Le proteste serbe sono iniziate dopo il crollo di una pensilina in cemento alla stazione ferroviaria di Novi Sad il 1° novembre 2024, che ha causato la morte di 16 persone. Il disastro ha scatenato manifestazioni contro la presunta corruzione, la responsabilità del governo e la gestione dei grandi progetti infrastrutturali.

Il successo del movimento alle urne rappresenta ora una nuova sfida: tradurre il suo ampio messaggio anticorruzione in un programma dettagliato e selezionare leader in grado di attuarlo.

Perché il futuro della Serbia è importante per l’UE

I due paesi occupano inoltre posizioni molto diverse in Europa. L’Ungheria è membro dell’UE, il che significa che il suo governo influenza direttamente le decisioni all’interno del blocco. La vittoria di Magyar ha suscitato aspettative di un cambiamento nei rapporti tra Budapest e Bruxelles, in particolare per quanto riguarda lo Stato di diritto e i finanziamenti europei.

La Serbia, dal canto suo, rimane un paese candidato all’adesione all’UE, con negoziati di adesione che devono affrontare ostacoli significativi. La Lista degli Studenti ha posto l’accento sulle riforme interne, ma il suo orientamento in materia di politica estera rimane meno chiaramente definito rispetto a quello di Tisza. I suoi candidati hanno inoltre espresso sostegno al mantenimento dei legami con la Russia, mentre la questione dell’adesione all’UE rimane politicamente delicata.

Gli osservatori internazionali hanno già sottolineato la portata della sfida che attende la nuova leadership politica serba. Nella propria valutazione preliminare del voto del 25 ottobre, la missione di osservazione elettorale dell’OSCE ha segnalato gravi disparità nelle opportunità di campagna elettorale, tra cui l’uso improprio delle risorse statali, pressioni sugli elettori e un marcato pregiudizio nella copertura mediatica a favore dello schieramento al potere.

La Lista degli Studenti deve ora dimostrare di essere in grado di migliorare le istituzioni contro cui ha condotto la propria campagna elettorale.

Due vittorie, un unico messaggio

L’Ungheria e la Serbia non hanno seguito percorsi politici identici. L’una ha eletto un partito filoeuropeo e incentrato sulla figura del leader nel corso di elezioni parlamentari regolari; l’altra ha sostenuto un movimento decentralizzato guidato dagli studenti in occasione di elezioni anticipate indette a seguito di prolungate proteste di piazza.

Tuttavia, entrambi i risultati dimostrano come l’insoddisfazione nei confronti del potere politico consolidato da tempo possa creare opportunità per sfidanti relativamente nuovi.

Per l’Ungheria, la questione decisiva è come il governo di Magyar manterrà le proprie promesse. Per la Serbia, si tratta di capire se un movimento nato dalla protesta sarà in grado di trasformare il proprio mandato elettorale in un governo stabile e responsabile. Le vittorie possono sembrare simili a prima vista, ma ciò che accadrà in seguito determinerà se porteranno a un cambiamento politico altrettanto duraturo.

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