La polizia sequestra prove presso il Ministero degli Esteri ungherese nell’ambito dell’indagine sui ventilatori durante la pandemia

L’Ufficio Nazionale di Investigazione ha sequestrato prove presso il Ministero degli Affari Esteri ungherese in relazione ai controversi acquisti di ventilatori effettuati durante la pandemia di Covid-19. La ministra degli Esteri Anita Orbán ha definito questa mossa un passo importante nell’ambito dell’indagine sul programma di appalti del valore di quasi 300 miliardi di HUF (0,8 miliardi di euro) attuato sotto la guida dell’ex ministro Péter Szijjártó.
«Un importante sviluppo: l’Ufficio Nazionale di Investigazione ha sequestrato prove relative agli acquisti di ventilatori presso il Ministero degli Affari Esteri», ha annunciato Orbán su Facebook mercoledì.
Il sequestro fa seguito a un’indagine interna condotta dal ministero e a una denuncia penale presentata dalla Orbán nel mese di agosto. La denuncia riguarda gli acquisti di attrezzature sanitarie effettuati nei mesi di marzo e aprile 2020, quando Szijjártó ricopriva la carica di ministro degli Affari Esteri e l’Ungheria operava in regime di emergenza a causa della pandemia.
Quasi 300 miliardi di HUF spesi per i ventilatori
Nella primavera del 2020, il Ministero degli Affari Esteri ha acquistato 16.853 ventilatori, che rappresentano la stragrande maggioranza dei 19.002 dispositivi acquistati dallo Stato ungherese durante la pandemia. Il ministero ha speso quasi 300 miliardi di HUF in ventilatori e altre forniture mediche, tra cui dispositivi di protezione, test PCR e medicinali.
Molti dei ventilatori non sono mai stati utilizzati negli ospedali e, secondo quanto riferito, un numero significativo di essi è rimasto in magazzino. Gli acquisti hanno inoltre suscitato critiche a causa delle società coinvolte e delle ingenti somme versate agli intermediari.
Secondo la verifica interna del ministero, sono state individuate gravi irregolarità relative alla quantità, al prezzo e all’utilizzabilità delle attrezzature, nonché alla giustificazione finanziaria della spesa.
Orbán ha affermato che i risultati hanno sollevato sospetti di cattiva gestione, che avrebbe causato un danno finanziario particolarmente rilevante allo Stato, oltre ad altri potenziali reati penali. Il ministero ha inoltre dichiarato che la documentazione incompleta ha inizialmente reso difficile ricostruire le decisioni alla base degli acquisti. Gli investigatori sono riusciti a recuperare i file elettronici mancanti e a ripristinare parte dei registri.
Due indagati fermati in ottobre
Questi sviluppi seguono la richiesta avanzata dalla Procura, alla fine di ottobre, di disporre la detenzione di due indagati in relazione al caso relativo all’appalto per i ventilatori. Un tribunale ne ha ordinato la detenzione.
Secondo l’accusa, uno dei sospettati era responsabile della contabilità di una rete di società coinvolte nelle transazioni. L’altro è sospettato di aver prelevato parte del denaro in contanti dal conto bancario di una società estera e potrebbe aver agito come referente della rete presso l’ex Ministero degli Affari Esteri.
Il sequestro di prove effettuato dall’Ufficio Nazionale di Investigazione presso il ministero segna un ulteriore passo avanti negli sforzi volti a chiarire cosa sia accaduto durante il processo di appalto e se vi sia qualcuno da ritenere penalmente responsabile. L’indagine è ancora in corso e il sequestro di prove non costituisce di per sé una prova di colpevolezza nei confronti di alcun individuo.

