Deputato del Fidesz espulso dal Parlamento per tre giorni di seduta a causa di ripetuti episodi di disturbo

Il deputato ungherese János Pócs è stato escluso dal Parlamento per tre giorni di seduta a causa di ripetuti comportamenti di disturbo, come ha annunciato la presidente della Camera Ágnes Forsthoffer. La decisione fa seguito a diversi ammonimenti verbali e a un richiamo scritto, che, secondo quanto da lei affermato, non sono riusciti a modificare la condotta del politico del Fidesz.
Forsthoffer ha dichiarato in un post su Facebook che Pócs ha ripetutamente disatteso i propri doveri parlamentari, violato il regolamento e ostacolato i lavori dell’Assemblea nazionale. Il deputato ha ricevuto la decisione giovedì mattina e dispone di otto giorni per presentare ricorso alla Commissione per l’immunità del Parlamento.
L’esclusione comporta che Pócs non possa accedere al palazzo del Parlamento né ai suoi uffici durante i tre giorni di seduta. Tuttavia, potrà comunque partecipare alle votazioni a scrutinio segreto in una sala designata dalla Presidente.
Dalle urla alle riprese con occhiali luminosi
Forsthoffer ha affermato che i deputati hanno sia il diritto che il dovere di partecipare alle sedute parlamentari e alle votazioni, di prendere parte attivamente ai lavori dell’Assemblea e di contribuire a garantirne l’efficace funzionamento – o almeno di astenersi dal disturbarne lo svolgimento.
Ha elencato diversi esempi del comportamento di Pócs, tra cui le urla dall’aula, le riprese video durante le sedute, le registrazioni con occhiali luminosi, il gioco del bingo, l’esposizione di cartelli ritenuti offensivi per la dignità del Parlamento, la lettura deliberata di libri e giornali a scopo provocatorio, il disegno, allontanarsi dall’argomento in discussione e parlare ad alta voce con le persone presenti in tribuna, entrando e uscendo ripetutamente dall’aula.
L’ultimo episodio si è verificato il 3 novembre, quando Pócs non ha partecipato a una votazione elettronica. Secondo la Forsthoffer, egli ha poi provocato un tumulto tentando, dopo qualche esitazione, di esprimere il proprio voto verbalmente una volta terminato il periodo di votazione.
Pócs avrebbe affermato di non aver avuto intenzione di fuorviare la presidenza, ma ha ammesso di non aver saputo cosa stesse accadendo in aula in quel momento.
La Forsthoffer ha sostenuto che l’episodio fosse inaccettabile, in particolare da parte di un deputato esperto al suo quinto mandato parlamentare. Ha affermato che Pócs avrebbe dovuto seguire i display presenti in aula e le informazioni visualizzate sul proprio dispositivo di voto, nonché le indicazioni del presidente di seduta, elementi che chiarivano tutti che egli aveva superato il termine previsto.
«Semplicemente non stava prestando attenzione», ha scritto.
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I precedenti avvertimenti non sono riusciti a modificare il suo comportamento
Il Presidente ha affermato che l’incidente ha interrotto sia la seduta parlamentare sia il lavoro di chi la presiedeva, e che non si è trattato di un caso isolato.
Ha ricordato di aver rivolto a Pócs un richiamo scritto il 20 ottobre, esprimendo la speranza di non dovergli imporre nuovamente delle sanzioni. Egli aveva inoltre ricevuto numerosi richiami verbali ed era già stato privato in precedenza del diritto di parola durante le sedute.
La signora Forsthoffer ha affermato di aver optato per una sospensione di tre giorni di seduta in conformità con il principio di proporzionalità, sottolineando che le azioni di Pócs non avevano invalidato la decisione dell’Assemblea.
In base alle norme delineate dal Presidente, un deputato sospeso dal Presidente non può accedere al palazzo del Parlamento né ai suoi uffici, mentre un deputato escluso da una seduta può comunque entrare in Parlamento ma non può partecipare alla seduta, salvo durante le votazioni. La durata massima della sospensione imposta dal Presidente è di 15 giorni di calendario o sei giorni di seduta.

