È stato installato un sistema anti-drone nei pressi dell’ex ufficio di Orbán al Castello di Buda

Il precedente governo ungherese ha installato un sistema di difesa anti-drone nei pressi del monastero dei Carmelitani a Budapest, dove l’ex primo ministro Viktor Orbán aveva il proprio ufficio, come confermato ufficialmente dal Ministero della Difesa. Tuttavia, non è chiaro se il sistema sia ancora operativo a seguito del cambio di governo.

Il ministero ha confermato l’installazione in risposta a una richiesta di chiarimenti da parte di HVG, dopo che nel 2023 Magyar Hang aveva segnalato per la prima volta la presenza di misteriose antenne intorno all’edificio. Il contratto relativo al sistema è stato classificato come riservato dal vicedirettore generale del Servizio militare di sicurezza nazionale, il che significa che le sue esatte capacità e altri dettagli non sono di dominio pubblico.

Il ministero non ha specificato se l’apparecchiatura continui a funzionare. Dopo essere entrato in carica nell’aprile 2026, il primo ministro Péter Magyar ha trasferito l’ufficio del capo del governo dal monastero dei Carmelitani a un edificio in via Alkotmány. Non è stata ancora annunciata alcuna decisione in merito al futuro utilizzo del monastero.

La difesa dai droni è ormai una prassi standard in materia di sicurezza

Secondo l’esperto di politiche di sicurezza Péter Tálas, l’installazione di un sistema di questo tipo non ha rappresentato una misura straordinaria. Egli ha dichiarato a HVG che la protezione dai droni è ormai diventata una componente normale della moderna sicurezza dei siti.

Sebbene non si conosca l’attrezzatura specifica utilizzata nei pressi del monastero dei Carmelitani, i sistemi di questo tipo possono svolgere diverse funzioni: rilevare e tracciare i droni, identificarne il tipo e l’operatore, valutare se rappresentino una minaccia e, se necessario, intervenire per neutralizzarli.

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Péter Magyar mentre rimuove i cordoni di sicurezza attorno al monastero dei Carmelitani nel maggio 2026. Foto: MTI

I droni possono essere rilevati tramite radar, sensori a radiofrequenza, apparecchiature ottiche, termocamere e sensori acustici. In pratica, spesso si ricorre alla combinazione di diverse di queste tecnologie. Tra le possibili contromisure figurano l’interruzione delle comunicazioni del drone, l’assunzione del controllo dello stesso e la sua guida verso un luogo di atterraggio sicuro. Qualora tali metodi non fossero praticabili, potrebbe rendersi necessario intercettare fisicamente il drone, ad esempio mediante una rete, un drone intercettore o un’arma.

Tálas ha inoltre sottolineato che l’attività ostile dei droni non comporta necessariamente l’intenzione di provocare un’esplosione o danni materiali. A Budapest, ad esempio, lo spionaggio o la sorveglianza non autorizzata potrebbero rappresentare una minaccia più probabile.

L’utilizzo di tali sistemi in aree urbane densamente popolate presenta ulteriori sfide. Le autorità devono proteggere i civili dalla caduta di detriti, mentre le interferenze elettroniche possono compromettere il funzionamento delle apparecchiature civili. I sistemi devono inoltre essere in grado di gestire i falsi allarmi e le situazioni in cui compaiono contemporaneamente diversi droni ostili.

L’incidente con un drone avvenuto nel 2022 sopra l’Ungheria

L’esperto ha inoltre sottolineato la rapidità con cui si sta sviluppando la tecnologia dei droni. Sul fronte ucraino, secondo quanto riferito, ogni sei-otto settimane compaiono nuovi modelli dotati di funzionalità aggiuntive, il che rende difficile valutare quanto siano aggiornate le apparecchiature installate nei pressi del monastero dei Carmelitani.

L’Ungheria ha già vissuto in passato un grave incidente militare legato ai droni. Nel marzo 2022, un drone da ricognizione Tu-141 di progettazione sovietica ha attraversato lo spazio aereo ungherese per circa 40 minuti prima di schiantarsi a Zagabria, in Croazia. Le autorità croate hanno successivamente dichiarato che trasportava una bomba OFAB 100-120 contenente una sostanza insolita ad alta energia.

Il drone era entrato in Ungheria nei pressi di Csenger dopo essere stato individuato in Ucraina e aveva sorvolato anche la centrale nucleare di Paks. All’epoca, il Ministero della Difesa aveva dichiarato che il velivolo era stato tracciato e monitorato prima di lasciare lo spazio aereo ungherese.

Tuttavia, l’esercito ungherese e il Ministero della Difesa hanno classificato come riservati i dettagli dell’incidente per 30 anni a seguito di una richiesta di accesso ai dati di interesse pubblico presentata da HVG. Di conseguenza, le informazioni relative all’eventuale presenza di errori e all’attribuzione di responsabilità non saranno disponibili fino al 2052.

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