Il vicepresidente del PPE chiede a Budapest la chiusura della procedura dell’UE sullo Stato di diritto nei confronti dell’Ungheria

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Il Partito Popolare Europeo (PPE) ritiene che sia giunto il momento di porre fine alla procedura ai sensi dell’articolo 7 avviata contro l’Ungheria nel 2018, sostenendo che le riforme introdotte dal governo del primo ministro Péter Magyar abbiano risolto le gravi preoccupazioni in materia di Stato di diritto che avevano originariamente dato avvio al processo.

Intervenendo venerdì a una conferenza stampa a Budapest, il vicepresidente dell’EPP Tomas Tobé ha affermato che il popolo ungherese, nelle elezioni del 12 aprile, ha inviato un messaggio chiaro: desidera un nuovo capitolo nella storia del Paese.

Secondo Tobé, le elezioni hanno rappresentato una vittoria per la democrazia, lo Stato di diritto e il ritorno dell’Ungheria nel cuore dell’Europa. Ha elogiato le prime riforme del nuovo governo, comprese le misure volte a contrastare la corruzione e la discriminazione, e ha sottolineato che la partecipazione ungherese ai programmi Erasmus+ e Orizzonte Europa è stata pienamente ripristinata.

«È giunto il momento di porre fine alla procedura di cui all’articolo 7», ha affermato a nome del gruppo PPE al Parlamento europeo. Ha riconosciuto che l’Ungheria ha ancora molta strada da percorrere e necessita di ulteriori riforme, ma ha sostenuto che il processo debba comunque essere portato a termine.

Il PPE spera in una decisione entro la fine dell’anno

La procedura ai sensi dell’articolo 7 è stata avviata dal Parlamento europeo nel 2018 a causa delle preoccupazioni relative al deterioramento della democrazia e dello Stato di diritto in Ungheria. Da allora ha registrato scarsi progressi.

Tale meccanismo può portare, in ultima istanza, alla sospensione di determinati diritti derivanti dall’adesione all’UE, compreso il diritto di voto di uno Stato membro in seno al Consiglio, qualora i governi nazionali giungano alle conclusioni richieste.

Tobé ha affermato che il PPE cercherà di ottenere un’ampia maggioranza tra i gruppi politici filoeuropei del Parlamento europeo a sostegno della chiusura della procedura. Tra questi figurano i Socialisti e Democratici, Renew Europe e i Verdi. Ha inoltre accolto con favore il sostegno di altri gruppi.

Alla domanda di Index se la procedura potesse essere chiusa prima della fine del 2026, Tobé si è detto ottimista. Ha sostenuto che le riforme introdotte dal nuovo governo ungherese fossero autentiche e riflettessero un chiaro impegno politico a ricostruire lo Stato di diritto.

La deputata europea dell’EPP Eszter Lakos, che guida la delegazione del Partito Tisza al Parlamento europeo ed è anche vicepresidente dell’EPP, ha affermato che il gruppo non ritiene più che in Ungheria sussista il rischio di una grave violazione dei valori dell’UE.

Ha ringraziato il PPE per aver sostenuto la chiusura della procedura, pur riconoscendo che il ripristino dello Stato di diritto dopo 16 anni richiederà tempo.

L’ordine del giorno di novembre del Parlamento europeo prevede già un dibattito sulla situazione in Ungheria, con una risoluzione che dovrebbe essere sottoposta a votazione nel mese di dicembre. Il percorso giuridico esatto per porre formalmente fine alla procedura di cui all’articolo 7 rimane ancora poco chiaro.

Tobé risponde alle critiche del Fidesz sui limiti di mandato

Nel corso della conferenza stampa, a Tobé è stato chiesto anche un commento sulle critiche mosse dai politici del Fidesz riguardo ai piani del nuovo governo di introdurre limiti di mandato per i parlamentari e il primo ministro.

Egli ha accolto con favore il fatto che i politici del Fidesz stiano ora discutendo dello Stato di diritto, aggiungendo che i limiti proposti non sono direttamente collegati alla procedura di cui all’articolo 7.

A titolo personale, ha dichiarato di comprendere il motivo per cui il governo Tisza avesse avanzato tale proposta dopo 16 anni di vigenza del precedente sistema politico. Ha sostenuto che i limiti di mandato potrebbero contribuire a impedire l’emergere di un’élite politica chiusa che utilizza le risorse pubbliche a proprio vantaggio.

La signora Lakos ha aggiunto che le restrizioni erano insolite ma, a suo avviso, necessarie per impedire lo sviluppo di un’altra élite politica radicata.

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