Continua la stretta su Airbnb a Budapest: un altro distretto aderisce alle norme

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La campagna di Budapest volta a regolamentare gli affitti a breve termine di appartamenti prosegue, con Józsefváros (VIII distretto) che diventa il secondo distretto della capitale ungherese a introdurre limiti rigorosi sugli alloggi in stile Airbnb.

Il consiglio distrettuale ha approvato un nuovo progetto normativo che imporrebbe restrizioni agli affitti a breve termine su tre diversi livelli: a livello distrettuale, all’interno dei singoli quartieri e all’interno degli edifici residenziali. Le misure proposte mirano a trovare un equilibrio tra gli interessi dei residenti locali e quelli dei proprietari immobiliari, affrontando al contempo le crescenti preoccupazioni relative alla disponibilità di alloggi e alla qualità della vita.

Un sistema a tre livelli per limitare la crescita di Airbnb

In base al piano approvato, gli immobili destinati all’affitto a breve termine saranno limitati al 3,5% del patrimonio immobiliare del distretto. Tale limite congela di fatto il numero attuale di appartamenti in stile Airbnb, il che significa che nuove licenze potranno essere concesse solo se rientrano nella quota disponibile.

Per alcune delle zone più frequentate del distretto sono previste norme ancora più rigorose. Nel Quartiere del Palazzo (Palotanegyed) e nel Quartiere Corvin, la percentuale di affitti a breve termine sarebbe limitata al 5%, in considerazione della concentrazione particolarmente elevata di alloggi turistici presenti in questi quartieri.

Come riporta 24.hu, la normativa si applicherebbe anche a livello di singolo edificio. Nei condomini, le unità destinate all’affitto a breve termine potrebbero occupare al massimo il 20% della superficie abitativa totale. È importante sottolineare che tale calcolo si baserebbe sulla metratura degli appartamenti piuttosto che sul semplice numero di unità.

Maggiori poteri per i residenti

Uno degli elementi più significativi della proposta è l’obbligo di ottenere l’approvazione delle comunità condominiali prima che qualsiasi nuovo immobile destinato all’affitto a breve termine possa entrare in funzione.

I residenti avrebbero inoltre la possibilità di intraprendere azioni nei confronti dei gestori di alloggi problematici. Qualora un alloggio in affitto causasse ripetutamente disturbo alla comunità, l’assemblea condominiale potrebbe revocare il proprio consenso e informare l’amministrazione locale, la quale potrebbe quindi negare l’autorizzazione alla prosecuzione dell’attività dell’immobile.

Gli affitti a breve termine già esistenti, tuttavia, potrebbero generalmente continuare a operare a meno che un condominio non si opponga formalmente alla loro attività. Gli operatori sarebbero inoltre tenuti a esporre i propri recapiti sulla porta dell’immobile, rendendo più agevole per i residenti la segnalazione di eventuali problemi.

Seguendo l’esempio di Terézváros

L’iniziativa arriva in vista della scadenza, prevista per la fine di quest’anno, della moratoria nazionale ungherese sulla registrazione di nuovi immobili destinati all’affitto a breve termine. I responsabili del distretto sostengono che sia necessario un quadro normativo prevedibile prima della fine del congelamento.

Józsefváros non è il primo distretto di Budapest ad agire in tal senso. Il vicino Terézváros (VI distretto) aveva già votato per vietare di fatto gli affitti in stile Airbnb a partire dal 1° gennaio 2026, diventando il primo distretto in Ungheria ad adottare una misura del genere. La misura ha superato un ricorso legale ed è da allora diventata un caso emblematico nel dibattito sul turismo e l’edilizia abitativa nella capitale.

Si prevede che le norme dettagliate relative agli affitti a breve termine di appartamenti, come quelli su Airbnb, per Józsefváros saranno definite nel mese di ottobre e potrebbero entrare in vigore il 1° gennaio 2027.

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