I pubblici ministeri chiedono l’arresto dell’ex governatore della Banca centrale ungherese Matolcsy

La Procura ha richiesto la custodia cautelare dell’ex governatore della Banca Nazionale d’Ungheria György Matolcsy a seguito di un lungo interrogatorio in merito a un sospetto di frode economica. Venerdì un giudice dovrebbe decidere se lo sottoporrà a custodia cautelare.

Matolcsy non ha rilasciato alcuna dichiarazione durante l’interrogatorio

L’interrogatorio di György Matolcsy in qualità di indagato si è concluso poco prima delle 15.30 di mercoledì 21 ottobre, secondo quanto riportato dai media ungheresi Telex e Index. Il suo avvocato, Pál Bátki, ha affermato che il suo cliente non ha rilasciato alcuna dichiarazione in merito alle accuse durante l’interrogatorio, durato diverse ore, limitandosi a parlare delle sue circostanze personali.

Bátki ha aggiunto che i pubblici ministeri incaricati delle indagini avevano illustrato le circostanze su cui si basava il sospetto a carico dell’ex governatore della banca centrale e ne avevano richiesto la custodia cautelare.

«È stato molto difficile esaminare questo documento di cinque pagine contenente una grande quantità di informazioni. Finché non vedremo quali prove ne costituiscono la base, non potremo rispondere», ha affermato l’avvocato.

Matolcsy è indagato per frode economica che ha causato un ingente danno finanziario e per il reato minore di utilizzo di un documento privato contraffatto.

Il giudice deciderà in merito alla custodia cautelare

Al termine dell’interrogatorio, Matolcsy è stato trasferito dalla Procura centrale investigativa a un centro di detenzione della polizia, dove dovrebbe rimanere fino all’udienza relativa alla richiesta della Procura. Venerdì un giudice dovrebbe decidere se disporre la sua custodia cautelare. Il tribunale potrebbe inoltre optare per una misura meno restrittiva, come la sorveglianza penale, anziché mantenerlo in custodia cautelare.

In base alla procedura ungherese, la detenzione a seguito dell’arresto può durare fino a 72 ore, termine entro il quale deve essere presa una decisione in merito alle misure successive.

Bátki aveva precedentemente dichiarato che la difesa aveva presentato un ricorso contro la detenzione di Matolcsy. Egli ha inoltre sostenuto che la custodia cautelare sarebbe ingiustificata, citando l’età del suo cliente, le sue condizioni di vita stabili e gli stretti legami familiari.

I pubblici ministeri descrivono il presunto schema che coinvolge i beni della fondazione

In una dichiarazione più dettagliata diffusa mercoledì pomeriggio, la Procura centrale investigativa ha illustrato la specifica transazione al centro di questo filone del caso della Banca nazionale. I pubblici ministeri sostengono che Matolcsy e i suoi collaboratori abbiano utilizzato un finto contratto di prestito titoli firmato il 28 febbraio 2025 — uno degli ultimi giorni lavorativi dell’ex governatore della banca centrale — nel tentativo di trasferire il controllo sui beni della Fondazione PADME a persone che sarebbero rimaste sotto la sua influenza dopo la sua uscita di scena.

La fondazione trae origine dalle fondazioni Pallas Athéné istituite dalla banca centrale sotto la guida di Matolcsy nel 2014. Secondo i pubblici ministeri, tali fondazioni hanno ricevuto oltre 266 miliardi di HUF (circa 700 milioni di euro) provenienti dagli utili sui cambi della banca centrale. Nel 2019 si sono fuse sotto il nome di PADME, con il patrimonio gestito da Optima Befektetési Zrt.

La presunta transazione ha coinvolto Optima e il Central European III Private Equity Fund, rappresentato da Quartz Befektetési Alapkezelő Zrt. I pubblici ministeri sostengono che l’accordo non fosse un vero e proprio contratto di prestito titoli, bensì un mezzo per trasferire il controllo sul patrimonio della fondazione a una cerchia di persone sulle quali Matolcsy potesse continuare a esercitare la propria influenza anche dopo la scadenza del suo mandato di governatore.

Secondo l’accusa, il presunto scopo era quello di consentire a Matolcsy e a suo figlio, Ádám, di effettuare investimenti a proprio vantaggio e di trarne guadagni personali. L’operazione ha comportato il trasferimento delle azioni di Optima Befektetési Alapkezelő Zrt. al fondo di private equity, trasferendo il controllo proprietario su una società di gestione patrimoniale che amministra un patrimonio con un valore di mercato di quasi 200 miliardi di HUF (circa 547 milioni di euro).

I pubblici ministeri hanno affermato che l’entità precisa del danno finanziario non è stata ancora stabilita, ma che essa ha superato in modo sostanziale la soglia di 500 milioni di HUF prevista dalla legislazione ungherese per i danni finanziari particolarmente rilevanti.

Oltre a Matolcsy, sono state arrestate altre due persone, mentre la Procura ha richiesto mandati di arresto internazionali nei confronti di altre due persone. Sono state effettuate perquisizioni in diversi luoghi e sono stati sequestrati elementi di prova.

Le indagini sul caso della Banca Nazionale proseguono

I pubblici ministeri incaricati delle indagini hanno posto in stato di fermo Matolcsy nelle prime ore di mercoledì mattina nell’ambito del procedimento in corso riguardante la Banca Nazionale d’Ungheria (MNB). Sono state inoltre effettuate misure investigative in diversi luoghi.

Secondo quanto riportato da Telex, sono state arrestate anche altre persone in relazione al caso, tra cui l’avvocato di fiducia delle società di proprietà del figlio di Matolcsy, Ádám, e un alto dirigente di una società collegata ad Ádám Matolcsy e István Száraz.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *