Il presidente Sulyok risponde alla riforma costituzionale del primo ministro Magyar: «Non ho alcun motivo di dimettermi»

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Il presidente ungherese Tamás Sulyok ha criticato aspramente il 17° emendamento alla Legge fondamentale ungherese proposto dal governo, sostenendo che il piano volto a porre fine al suo mandato sia incompatibile con i principi dello Stato di diritto.
In un’intervista al settimanale conservatore polacco *Do Rzeczy*, Sulyok ha affermato che la proposta annunciata dal primo ministro Péter Magyar porrebbe fine al mandato dell’attuale presidente attraverso un emendamento costituzionale che prende di mira una persona specifica piuttosto che la carica stessa.
«Non ho alcun motivo per dimettermi e il primo ministro non è finora riuscito a individuare alcun fondamento costituzionale per la mia destituzione», ha affermato Sulyok.
«Una legge scritta per una sola persona»
Il presidente ha sostenuto che l’emendamento proposto tratta della sua destituzione «in una sola frase» e fa esplicito riferimento all’attuale presidente della Repubblica, anziché stabilire norme costituzionali generali che disciplinino la carica.
Per questo motivo, ha affermato, la proposta equivale a una normativa mirata a un singolo individuo e «non può in alcun caso essere considerata una soluzione compatibile con lo Stato di diritto». Sulyok ha aggiunto che lo status costituzionale del presidente ungherese è definito dalla Legge fondamentale e non dovrebbe essere modificato in modo tale da applicarsi esclusivamente al titolare della carica in carica.

Il presidente respinge le accuse di parzialità politica
Il presidente ha inoltre risposto alle ripetute critiche mosse dal governo, che lo ha definito un «burattino» dell’amministrazione precedente. Sulyok ha respinto l’accusa, affermando di non essere mai stato membro di alcun partito politico né di aver mai ricoperto cariche politiche.
Ha sottolineato che, durante i precedenti governi, ha esercitato i propri poteri costituzionali di veto quando necessario e che, da quando l’attuale amministrazione è entrata in carica, ha anche firmato le leggi approvate dalla nuova maggioranza parlamentare.
Ha inoltre accusato il primo ministro di applicare due pesi e due misure, sostenendo che il governo probabilmente non avrebbe nulla da obiettare se in futuro un membro del partito di governo o persino un attuale ministro fosse eletto presidente.

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Avvertimento sulla concentrazione di potere
Sulyok ha espresso preoccupazioni più ampie riguardo alla direzione politica dell’Ungheria, affermando che sta diventando evidente una crescente concentrazione di potere. Ha riconosciuto che la coalizione di governo ha ricevuto un forte mandato democratico, ma ha avvertito che disporre di una maggioranza parlamentare non significa che «si debba fare tutto ciò che è tecnicamente possibile».
Secondo il presidente, qualsiasi riforma costituzionale (comprese le discussioni sulla stesura di una nuova costituzione o sulla ridefinizione della carica presidenziale) deve rispettare i principi fondamentali dello Stato di diritto e i valori democratici fondamentali dell’Europa.
Contesto della controversia
Lo scontro costituzionale fa seguito all’annuncio da parte del governo di un pacchetto di riforme costituzionali che comporterebbe la rimozione di diversi alti funzionari pubblici, tra cui il presidente. Il governo ha ripetutamente sostenuto che Sulyok non sia idoneo a rimanere in carica, accusandolo di non aver agito su questioni di importanza pubblica e descrivendolo come troppo legato alla precedente amministrazione. Dopo che le precedenti richieste di dimissioni erano state respinte, il governo ha presentato la proposta di 17° emendamento costituzionale, che porrebbe fine al suo attuale mandato qualora fosse adottato dal Parlamento.
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