Il rifiuto dell’Ungheria di partecipare al prestito a favore dell’Ucraina potrebbe costare preziosi fondi dell’UE

L’Ungheria potrebbe trovarsi di fronte a una nuova controversia con i principali Stati membri dell’Unione europea a causa della sua decisione di non partecipare al prestito proposto di 45 miliardi di euro a favore dell’Ucraina, poiché i disaccordi sul finanziamento a Kiev minacciano di estendersi ai negoziati sul prossimo bilancio a lungo termine dell’Unione.

Il prestito da 45 miliardi di euro mette l’Ungheria in contrasto con i sostenitori di Kiev

L’UE sta valutando la possibilità di raccogliere i fondi sui mercati finanziari, con il sostegno del proprio bilancio comune, per contribuire a coprire il fabbisogno finanziario dell’Ucraina nel 2027. Si prevede che Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca rimangano al di fuori dell’accordo proposto, continuando a opporsi alla partecipazione all’emissione congiunta di titoli di debito dell’UE a favore dell’Ucraina.

Secondo Politico, alcuni diplomatici sostengono che i più convinti sostenitori di Kiev potrebbero adottare una linea più dura nei confronti dei Paesi che si rifiutano di contribuire quando inizieranno i negoziati sul bilancio dell’UE per il periodo 2028–2034. I negoziati determineranno l’entità e la distribuzione dei futuri finanziamenti per la coesione e l’agricoltura, rendendo la controversia potenzialmente significativa per Budapest.

Un diplomatico tedesco mette in discussione l’aumento del sostegno dell’UE

Un diplomatico tedesco citato da Politico ha messo in discussione il motivo per cui i contribuenti tedeschi dovrebbero finanziare un aumento dei pagamenti di coesione a favore di paesi che non partecipano agli sforzi comuni a sostegno della sicurezza dell’Ucraina. Tali osservazioni suggeriscono che la posizione dell’Ungheria potrebbe diventare un punto di contesa nei negoziati di bilancio più ampi, sebbene Berlino non abbia formalmente annunciato che la partecipazione al prestito costituirebbe una condizione per ricevere ulteriori finanziamenti dall’UE.

La questione potrebbe complicare l’ambizione dichiarata dal primo ministro ungherese Péter Magyar di assicurarsi ulteriori 2 miliardi di euro di finanziamenti UE nel prossimo periodo di bilancio, in parte per compensare il sostegno che l’Ungheria ha perso in precedenza. I fondi di coesione contribuiscono a finanziare infrastrutture, sviluppo regionale, sostegno alle imprese e progetti energetici.

La posizione del primo ministro Magyar rimane poco chiara

La posizione dell’Ungheria potrebbe inoltre andare oltre quella del precedente governo di Viktor Orbán. Il primo ministro slovacco Robert Fico ha affermato di aver discusso la questione con Magyar e che entrambi hanno concordato che i loro paesi non avrebbero partecipato a prestiti congiunti a favore dell’Ucraina. Magyar non ha confermato pubblicamente tale versione né ha illustrato la propria posizione in dettaglio.

Gli accordi relativi ai prestiti e al bilancio rimangono ancora da definire

Il pacchetto proposto, pari a 45 miliardi di euro, è ancora oggetto di discussione. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha già indicato in precedenza che l’Ucraina potrebbe aver bisogno di circa 70 miliardi di euro di sostegno aggiuntivo, mentre Bruxelles sta inoltre cercando di ottenere maggiori contributi da partner quali il Regno Unito e il Canada. Il possibile utilizzo dei beni russi congelati rimane controverso, con il Belgio tra i paesi che esprimono serie riserve.

I leader dell’UE dovrebbero riesaminare la questione del finanziamento all’Ucraina in occasione di un vertice straordinario previsto per il 26-27 novembre. Entro tale data, il dibattito potrebbe chiarire sia la struttura del prestito sia se l’opposizione allo stesso influenzerà i negoziati sulla futura spesa dell’UE.

Per il momento, non sono stati concordati né i termini definitivi del prestito né il prossimo bilancio dell’UE. Qualsiasi nesso diretto tra il rifiuto dell’Ungheria di partecipare e eventuali riduzioni o restrizioni ai suoi futuri finanziamenti rimane una possibilità piuttosto che una politica consolidata.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *