Intervista esclusiva: A cosa serve la formazione manageriale nell’era dell’IA?

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Due delle voci più autorevoli d’Europa nel campo della formazione manageriale, il professor Stefano Caselli della SDA Bocconi e Michael Nowlis dell’Imperial Business School, si sono concessi un’intervista al Daily News Hungary per discutere dell’impatto dell’intelligenza artificiale sullo scopo dei corsi MBA, delle competenze di cui avranno bisogno i leader di domani e di come le scuole europee possano trasformare questa responsabilità in un vantaggio globale. Entrambi saranno a Budapest alla fine di questo mese in occasione del QS Higher Education Summit: Europe 2026 (24–25 giugno).

Poche questioni appaiono oggi più urgenti nel mondo dell’istruzione superiore di quella relativa alla vera funzione delle business school, ora che le macchine sono in grado di analizzare i dati più rapidamente di qualsiasi laureato. Abbiamo sottoposto una serie di temi comuni a due personalità che stanno plasmando la risposta da diverse parti del continente: Stefano Caselli, Preside della SDA Bocconi di Milano, e Michael Nowlis, Direttore dei programmi MBA presso l’Imperial Business School di Londra. Le loro risposte, riportate qui di seguito una accanto all’altra, rivelano una sorprendente convergenza: con l’avanzare della tecnologia, entrambi ritengono che la dimensione umana della leadership assuma maggiore importanza, non minore.

L’intelligenza artificiale sta cambiando la vera finalità della formazione manageriale?

Stefano Caselli, SDA Bocconi: L’intelligenza artificiale non si limita ad aggiungere un nuovo livello tecnologico alla formazione manageriale; sta ridefinendo il contesto stesso in cui manager e leader prendono le decisioni. La nostra missione non consiste più solo nel trasmettere conoscenze o strumenti analitici, ma nell’aiutare le persone a esercitare il proprio giudizio in contesti in cui le informazioni sono abbondanti, le decisioni più rapide e l’incertezza strutturalmente più elevata. Consideriamo l’IA un potente acceleratore di trasformazione, ma non un sostituto della leadership. Essa può migliorare la produttività, la capacità di previsione, la personalizzazione e il processo decisionale, ma solleva anche profonde questioni relative alla responsabilità, alla governance, all’etica, all’inclusione e al futuro del lavoro. È proprio per questo che la formazione manageriale deve diventare più incentrata sull’uomo. Più la tecnologia avanza, più diventa importante formare leader in grado di coniugare dati e intuizione, innovazione e responsabilità, efficienza e impatto. L’IA rafforza, anziché sminuire, il nostro ruolo: dobbiamo aiutare i leader del futuro a porre domande migliori, non solo a fornire risposte più rapide.

Michael Nowlis, Imperial Business School: Le scuoledi eccellenza non considerano più l’IA semplicemente come un’altra materia opzionale o una specializzazione tecnica; stanno riprogettando il corso di MBA partendo dal presupposto che l’IA stia radicalmente trasformando il mondo degli affari, la leadership e la gestione stessa. Il corso di laurea tradizionale era incentrato sull’insegnamento agli studenti di analizzare le informazioni e prendere decisioni in condizioni di incertezza, e l’IA cambia profondamente questo approccio, poiché le macchine sono ora in grado di svolgere gran parte del lavoro analitico più rapidamente e spesso con maggiore precisione rispetto agli esseri umani. All’Imperial, l’IA sta diventando un’infrastruttura fondamentale piuttosto che una materia a sé stante, integrata in ambiti quali finanza, strategia, operazioni, marketing, imprenditorialità, comportamento organizzativo e leadership. Stiamo attribuendo maggiore importanza al pensiero sistemico, alla collaborazione interdisciplinare e all’apprendimento esperienziale, che richiede agli studenti di districarsi nella complessità piuttosto che memorizzare modelli teorici. Ciò sta trasformando anche le modalità di erogazione: i confini tra corsi a tempo pieno, per dirigenti, online e di formazione permanente si stanno sfumando, grazie a percorsi personalizzati, tutoraggio adattivo, feedback intelligenti e assistenti didattici basati sull’IA. Le scuole che non riescono ad abbracciare questa tendenza rischiano di diventare fornitori di contenuti costosi e statici in un mondo in cui l’informazione stessa sta diventando una merce.

Al di là delle competenze tecniche, quali abilità e mentalità definiranno i leader di successo?

Caselli: I leaderdel futuro dovranno avere una padronanza dell’IA, ma tale padronanza non significa diventare specialisti tecnici. Significa comprendere come funziona l’IA, cosa può e non può fare, come modifica i modelli di business e i mercati e come gestirne i rischi. Darei priorità a quattro capacità. In primo luogo, il pensiero critico: i leader devono mettere in discussione i dati, interpretare i modelli, riconoscere i pregiudizi e comprendere i limiti delle decisioni algoritmiche. In secondo luogo, l’innovazione responsabile: l’IA deve creare valore proteggendo al contempo la fiducia, l’equità e la trasparenza. In terzo luogo, la trasformazione organizzativa: i leader devono riprogettare processi, ruoli e culture, non limitarsi semplicemente ad adottare nuovi strumenti. In quarto luogo, l’apprendimento permanente, poiché il ritmo del cambiamento rende l’adattabilità una competenza fondamentale. Ma c’è una mentalità che conta ancora di più: l’apertura unita alla responsabilità. I leader che formiamo devono essere curiosi nei confronti della tecnologia, ambiziosi nel suo utilizzo e, al contempo, profondamente consapevoli delle sue conseguenze per le persone, le aziende e la società.

Nowlis: Coloro che hanno successo non sono necessariamente i migliori programmatori o data scientist; sono leader che integrano tecnologia, psicologia, etica, comportamento organizzativo, strategia e significato umano in una leadership coerente. L’IA può aiutare a generare risposte, ma i leader devono comunque decidere quali domande siano rilevanti, quali compromessi siano accettabili, come si definisca il successo e quali rischi siano tollerabili. L’intelligenza emotiva assume un ruolo centrale: costruire fiducia, gestire l’ansia, motivare i team e aiutare le persone a tollerare l’incertezza e il cambiamento. Anche il ragionamento etico è sempre più centrale, poiché l’IA solleva questioni complesse relative a pregiudizi, responsabilità, trasparenza, sostituzione della manodopera e sorveglianza, che spesso si scontrano tutte contemporaneamente. In tutto il nostro portafoglio di programmi MBA sviluppiamo deliberatamente l’autoconsapevolezza, la resilienza, il giudizio etico, l’empatia e la capacità di comunicare in condizioni di incertezza attraverso iniziative quali i nostri «Executive and Personal Leadership Journeys», il «Values Day» e il programma LEADS. E i dirigenti di maggior successo condividono oggi una mentalità flessibile, umiltà e una sincera volontà di continuare ad apprendere, poiché si trovano sempre più spesso a gestire contemporaneamente sistemi ibridi composti da analisti di IA, flussi di lavoro autonomi e team umani.

Quale ruolo dovrebbero svolgere le business school europee e come possono rimanere competitive?

Caselli: Le business schooleuropee hanno un’opportunità unica. Operiamo in un contesto in cui competitività, innovazione e responsabilità non sono viste come alternative, ma come dimensioni che si rafforzano a vicenda e che possono diventare un vero vantaggio globale nell’era dell’IA. Per rimanere competitive, le scuole europee devono investire in modo deciso nella ricerca, nello sviluppo del corpo docente, negli ambienti di apprendimento digitale, nelle partnership con aziende e istituzioni e nell’integrazione dell’IA in tutti i programmi, non come materia opzionale a sé stante, ma intessuta nelle discipline di finanza, strategia, marketing, operazioni e leadership. L’Europa può inoltre apportare un contributo importante al dibattito globale: un modello di adozione dell’IA fondato su governance, etica, sostenibilità e impatto sociale. Le aziende di tutto il mondo si chiedono non solo come utilizzare l’IA, ma come utilizzarla al meglio. La sfida non consiste nell’imitare altri modelli, bensì nel far valere una voce europea che sia ambiziosa, innovativa e credibile. La competitività spetterà alle istituzioni in grado di formare leader capaci di gestire la complessità con intelligenza e coscienza.

Nowlis: Per rimanere al passo con i tempi, le scuole devono diventare più ambiziose. Il modello storico, incentrato esclusivamente su finanza, operazioni e strategia, non è più sufficiente di per sé; l’era dell’IA richiede professionisti in grado di aiutare le organizzazioni a riprogettarsi in modo responsabile, etico e umano. Una delle maggiori sfide che le imprese devono affrontare è che i tecnici comprendono l’IA ma hanno un’esperienza limitata di come funzionano effettivamente le organizzazioni, mentre i leader aziendali comprendono la gestione ma conoscono meno l’IA. Le scuole si trovano in una posizione unica per colmare questo divario. All’Imperial stiamo esplorando un approccio basato sulle scienze convergenti che riunisce ingegneria, informatica, medicina, sostenibilità, imprenditorialità e politiche pubbliche, insieme a simulazioni di governance dell’IA e alla progettazione di ambienti di lavoro che integrino esseri umani e IA. Abbiamo inoltre la responsabilità di difendere la dimensione umana della leadership, poiché esiste il pericolo reale che l’adozione dell’IA diventi eccessivamente orientata all’efficienza e tecnologicamente deterministica. Le domande più profonde rimangono: che tipo di organizzazioni dovremmo costruire, quale ruolo dovrebbero continuare a svolgere gli esseri umani e come possiamo preservare la fiducia, la dignità, la creatività e il senso? Questo, in definitiva, è il futuro della formazione manageriale nell’era dell’IA.

Il professor Caselli e Michael Nowlis parteciperanno entrambi al QS Higher Education Summit: Europe 2026, che si terrà a Budapest il 24 e 25 giugno, dove il futuro dell’istruzione superiore europea sarà il tema centrale del dibattito.

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