JD Vance rifiuta di appoggiare Benjamin Netanyahu, citando come motivo la sconfitta elettorale di Viktor Orbán

Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha fatto riferimento al suo sostegno infruttuoso all’ex primo ministro ungherese Viktor Orbán nel spiegare perché non avrebbe appoggiato pubblicamente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in vista delle elezioni in Israele.

JD Vance ha evitato di rispondere alla domanda di un giornalista

«In tutta la mia vita ho sostenuto un solo candidato straniero in occasione di elezioni. Innanzitutto, non è andata particolarmente bene, per quanto io sia un grande ammiratore dell’[ormai ex] primo ministro Orbán», ha affermato Vance mercoledì, rispondendo a una domanda sul suo eventuale sostegno alla campagna per la rielezione di Netanyahu, secondo quanto riporta l’agenzia Anadolu.

Orbán, il cui partito Fidesz ha perso il potere dopo 16 anni alle elezioni ungheresi di aprile, aveva ricevuto il sostegno pubblico di Vance poco prima del voto. Il vicepresidente degli Stati Uniti si era recato a Budapest durante la campagna elettorale, esprimendo sostegno a Orbán e criticando quella che ha definito un’ingerenza esterna nella politica ungherese. Nonostante tale appoggio, Orbán ha subito una sconfitta decisiva.

Vance lascia a Trump il compito di sostenere Netanyahu

Intervenendo in una conferenza stampa a Cincinnati, nell’Ohio, JD Vance ha affermato che la sua priorità immediata è il calendario politico statunitense piuttosto che le elezioni all’estero. «Siamo nel bel mezzo di un ciclo elettorale americano in cui sono molto concentrato sul far eleggere i candidati negli Stati Uniti d’America», ha dichiarato.

Vance ha sottolineato che il fatto di non sostenere Netanyahu non significa che stia attaccando il leader israeliano. «Non sto attaccando Bibi Netanyahu. Non sto sostenendo Bibi Netanyahu», ha affermato, aggiungendo che la decisione finale spetta al presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Domenica Trump ha espresso il proprio sostegno a Netanyahu, dichiarando il suo «sostegno completo e totale» alla candidatura alla rielezione del primo ministro israeliano in vista del voto del 27 ottobre. Ha elogiato la leadership di Netanyahu e la sua collaborazione con Washington, in particolare per quanto riguarda il confronto con l’Iran.

La sconfitta di Orbán offre una lezione politica

Il riferimento di JD Vance a Orbán è degno di nota poiché il leader ungherese era un alleato di spicco del movimento politico di Trump e un simbolo della destra nazionalista in Europa. La sua sconfitta elettorale ha quindi rappresentato una battuta d’arresto per una figura politica che Vance aveva personalmente sostenuto.

Il vicepresidente sta inoltre affrontando le divisioni interne riguardo a Israele. I critici del governo di Netanyahu hanno sostenuto che le sue decisioni abbiano contribuito al conflitto con l’Iran, rendendo un sostegno a tale governo politicamente delicato per alcuni elettori americani.

Richiamandosi alla sconfitta di Orbán, Vance ha fornito una spiegazione incisiva del motivo per cui ha mantenuto le distanze dalla campagna elettorale israeliana, pur ribadendo di rimanere un ammiratore dell’ex primo ministro ungherese.

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