La polizia ungherese ha effettuato una perquisizione presso un think tank legato al Fidesz per sospetto uso improprio di fondi pubblici

La polizia ungherese ha effettuato un’irruzione presso una società legata al Centro per i diritti fondamentali, vicino al partito Fidesz, nell’ambito di un’indagine su un sospetto caso di cattiva gestione finanziaria. L’operazione ha suscitato una forte reazione da parte del partito di opposizione Fidesz, che ha condannato l’indagine definendola motivata da ragioni politiche.
L’Ufficio nazionale di investigazione (NNI) ungherese ha annunciato il 23 settembre di stare indagando su un sospetto caso di cattiva gestione criminale che coinvolge una società finanziata con fondi pubblici associata al Centro per i diritti fondamentali (Alapjogokért Központ), un think tank conservatore strettamente legato a Fidesz.
Secondo la dichiarazione ufficiale della polizia, la società avrebbe corrisposto a un ex funzionario straniero, attualmente oggetto di un mandato di arresto internazionale, oltre 3,5 milioni di HUF lordi al mese nonostante il lavoro effettivamente svolto fosse minimo.
La polizia ha sequestrato documenti e interrogato testimoni
Gli investigatori hanno perquisito la sede dell’azienda a Budapest, lo studio contabile di riferimento e l’ultimo indirizzo ungherese noto dell’ex funzionario. Gli agenti hanno sequestrato contratti, fatture, registri delle buste paga e altri documenti, raccogliendo al contempo dati dai server dell’azienda. Sono stati interrogati diversi testimoni.

L’indagine è condotta nei confronti di un autore non identificato. La polizia ha dichiarato che il materiale sequestrato sarà esaminato per accertare le circostanze dei pagamenti e stabilire se si sia verificato un reato.
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Il Fidesz cita l’ex ministro polacco e condanna la perquisizione
Sebbene la polizia non abbia identificato il funzionario straniero, il Fidesz ha indicato l’ex viceministro della Giustizia polacco Marcin Romanowski nel proprio comunicato successivo.
Romanowski ha ricoperto incarichi nel precedente governo polacco guidato dal partito Diritto e Giustizia ed è ricercato dalle autorità polacche per accuse relative al Fondo per la Giustizia del Paese. È indagato per 18 reati, tra cui la partecipazione a un gruppo criminale organizzato sospettato di aver causato perdite al patrimonio dello Stato.
A Romanowski è stato concesso l’asilo in Ungheria sotto il precedente governo di Viktor Orbán. È ricercato dalle autorità polacche per accuse relative alla gestione del Fondo per la Giustizia del Paese.
In una dichiarazione riportata dall’agenzia di stampa ungherese MTI, il partito Fidesz ha descritto le perquisizioni come motivate da ragioni politiche e prive di fondamento giuridico.
Il partito ha accusato il governo Tisza del primo ministro Péter Magyar di strumentalizzare le forze dell’ordine contro gli oppositori politici. Ha inoltre sostenuto che l’assunzione di Romanowski fosse legittima e che egli avesse ricevuto un compenso adeguato per il proprio lavoro.
Il Centro per i diritti fondamentali risponde
A seguito delle perquisizioni, il Centro per i Diritti Fondamentali ha ribadito di aver operato nel rispetto della legge sin dalla sua istituzione, anche nella cooperazione con ricercatori stranieri.
In una dichiarazione pubblicata su Facebook, l’organizzazione ha affermato:
«Siamo pronti a collaborare con le autorità su qualsiasi questione, poiché solo un procedimento legale potrà dimostrare che abbiamo rispettato tutti i requisiti di legge».
Il centro ha inoltre sottolineato le proprie partnership internazionali e regionali, sostenendo che tali attività fossero nell’interesse dell’Ungheria. L’indagine penale è ancora in corso e, tuttavia, non è stata ancora annunciata alcuna determinazione in merito alla responsabilità penale.
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