Le ambizioni dell’Ungheria riguardo all’euro affrontano una prova importante: perché l’adesione entro il 2032 potrebbe rivelarsi difficile

L’Ungheria potrebbe adottare l’euro già nel 2032, ma gli economisti con sede a Bruxelles avvertono che il soddisfacimento dei criteri ufficiali di adesione non garantirà il successo.
L’Ungheria potrebbe avvicinarsi all’adozione dell’euro, ma un nuovo studio del think tank economico Bruegel, con sede a Bruxelles, avverte che il Paese deve affrontare le proprie debolezze economiche più profonde prima di rinunciare alla propria valuta.
I ricercatori Zsolt Darvas e Gene Frieda sostengono che l’adesione all’eurozona senza un’accurata preparazione potrebbe comportare dolorosi aggiustamenti economici anziché la stabilità che l’Ungheria spera di raggiungere. Sebbene il governo miri a soddisfare i criteri di Maastricht intorno al 2030, gli economisti affermano che il successo duraturo non dipende solo dal soddisfacimento formale dei requisiti, come riporta Portfolio nel suo articolo di sintesi.

Le debolezze economiche dell’Ungheria destano preoccupazione
L’avanzo delle partite correnti dell’Ungheria rappresenta un punto di forza relativo, il che significa che il Paese non necessita attualmente di finanziamenti esterni netti. Tuttavia, le condizioni economiche interne sono meno rassicuranti. Il disavanzo di bilancio potrebbe raggiungere il 7,3% del PIL nel 2026, mentre il debito pubblico si attesta intorno al 75% del PIL. In assenza di cambiamenti significativi, il Fondo Monetario Internazionale prevede che il debito possa salire all’88% entro il 2031.
Anche la crescita della produttività ha subito un brusco rallentamento, passando da una media annua del 3,6% nel periodo 2001–2008 a appena lo 0,4% nel periodo 2022–2025. Nel contempo, l’apprezzamento reale del forint rischia di compromettere la competitività degli esportatori ungheresi e dei fornitori nazionali.
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Cinque prove che l’Ungheria deve superare
Bruegel individua cinque aree che richiedono attenzione prima che il Paese possa adottare l’euro in modo sostenibile:
- Preparazione istituzionale: rafforzare l’indipendenza della Banca nazionale ungherese, risolvere il problema del patrimonio netto negativo e migliorare la trasparenza di bilancio.
- Finanze pubbliche sostenibili: ridurre il disavanzo attraverso riforme strutturali durature anziché misure temporanee.
- Controllo credibile dell’inflazione: garantire la stabilità dei prezzi nel lungo periodo, anziché limitarsi a soddisfare temporaneamente la soglia di adesione.
- Produttività e competitività: affrontare la dipendenza energetica, il legame con l’industria automobilistica tedesca e il limitato valore aggiunto interno degli investimenti nel settore delle batterie.
- Stabilità del tasso di cambio: stabilire un tasso di cambio centrale adeguato e aderire al meccanismo di cambio ERM II dell’UE solo quando l’economia sarà pronta.
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I tagli al bilancio potrebbero rappresentare l’ostacolo maggiore
I ricercatori sostengono che portare il disavanzo al di sotto del 3% del PIL non sarà sufficiente. L’Ungheria dovrà inoltre seguire il percorso di spesa approvato dall’UE per evitare ulteriori procedure relative al debito che potrebbero ostacolare l’adozione dell’euro.
Bruegel raccomanda di ridurre i sussidi alle imprese mal mirati e gli incentivi sui tassi di interesse, di indirizzare gli aiuti energetici alle famiglie verso i più bisognosi e di limitare la tredicesima mensilità pensionistica al livello medio della pensione. Consiglia inoltre di abbandonare i piani relativi a una quattordicesima mensilità pensionistica.
Sul fronte delle entrate, lo studio propone un’imposizione sul reddito delle persone fisiche più progressiva, una riduzione delle agevolazioni fiscali e un’imposizione patrimoniale più ampia. Si sconsigliano tuttavia riduzioni generali dell’IVA. Il governo dovrebbe inoltre eliminare gradualmente i limiti massimi sui prezzi e sui tassi di interesse che distorcono il mercato, consentendo alla politica monetaria di funzionare in modo più efficace.

L’Ungheria potrebbe adottare l’euro nel 2032?
Secondo Bruegel, l’adozione nel 2032 rimane possibile se l’Ungheria fosse pronta ad aderire all’ERM II prima del 2030 e mantenesse successivamente la stabilità del tasso di cambio per almeno due anni. I ricercatori raccomandano un percorso graduale basato su riforme misurabili piuttosto che su una scadenza fissa. Gli adeguamenti di bilancio più difficili dovrebbero iniziare entro i primi 12 mesi per evitare di rinviare gli interventi al prossimo ciclo elettorale.

