L’Ungheria esercita pressioni su Washington per evitare possibili dazi statunitensi del 100% sulle importazioni di energia russa

L’Ungheria ha avviato iniziative diplomatiche a Washington nel tentativo di scongiurare eventuali dazi statunitensi che potrebbero incidere gravemente sulle esportazioni del Paese qualora venissero approvate nuove sanzioni rivolte agli acquirenti di energia russa.
Márton Hajdu, presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento ungherese, ha dichiarato di aver tenuto colloqui con esponenti dei due principali partiti politici statunitensi e con funzionari del Dipartimento di Stato per illustrare la situazione energetica dell’Ungheria e i piani del governo volti a diversificare le proprie fonti di approvvigionamento energetico.
La proposta statunitense potrebbe prendere di mira i principali acquirenti di energia russa
Le discussioni fanno seguito alle notizie riportate, tra gli altri, dal *Daily News Hungary*, secondo cui una proposta bipartisan al Congresso degli Stati Uniti imporrebbe dazi fino al 100% ai cinque maggiori acquirenti mondiali di petrolio e gas naturale russi qualora la Russia non riuscisse a raggiungere un accordo di pace sull’Ucraina. L’Ungheria figura attualmente tra i primi cinque importatori sia di gas russo trasportato tramite gasdotto che di petrolio russo.
Sebbene la misura sia ancora una proposta legislativa e non sia ancora diventata legge, la sua adozione potrebbe avere conseguenze significative per l’economia ungherese, fortemente orientata alle esportazioni.
L’Ungheria chiede agli Stati Uniti di non agire con troppa fretta
In un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa statale ungherese MTI al termine dei suoi incontri, Hajdu ha affermato di aver illustrato ai legislatori americani gli sforzi compiuti dall’Ungheria, a partire dal cambio di governo, per ridurre la sua dipendenza di lunga data dall’energia russa.
Ha affermato che i suoi omologhi hanno riconosciuto tali sforzi, pur chiarendo che Washington si aspetta che l’Ungheria ponga fine alla sua dipendenza unilaterale dalle forniture energetiche russe. Hajdu ha dichiarato di aver chiesto ai funzionari statunitensi di tenere conto del fatto che l’Ungheria aveva già avviato la diversificazione del proprio mix energetico a seguito delle elezioni parlamentari di aprile.
«Vi prego di tenere conto del fatto che l’Ungheria ha già avviato il processo volto a porre fine alla propria dipendenza unilaterale e a riequilibrare il proprio approvvigionamento energetico; pertanto, vi invitiamo a non adottare misure affrettate», ha affermato Hajdu.
Secondo il presidente della commissione, durante le discussioni ha ottenuto comprensione e ritiene che vi siano buone possibilità che l’Ungheria possa evitare di essere soggetta ai dazi proposti.
Sono state discusse anche questioni più ampie relative alla sicurezza e all’economia
Oltre alla sicurezza energetica, Hajdu ha affermato che i suoi incontri hanno riguardato la migrazione, la competitività delle economie ungherese ed europea, le sfide alla sicurezza globale, il ruolo della Russia negli affari internazionali e la crescente influenza della Cina.
Ha inoltre comunicato ai suoi omologhi americani che il nuovo governo ungherese intende riportare il Paese a essere un alleato affidabile all’interno della NATO e della più ampia alleanza occidentale, pur continuando a perseguire i propri interessi nazionali attraverso la cooperazione con i propri partner.
Incontri con i think tank statunitensi
Durante la sua visita a Washington, Hajdu ha inoltre incontrato i rappresentanti di diversi importanti istituti di ricerca statunitensi, tra cui la Heritage Foundation, l’Hudson Institute, l’Atlantic Council e il Carnegie Endowment for International Peace, con i quali ha discusso delle relazioni transatlantiche e delle priorità di politica estera dell’Ungheria.
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Cosa significa questo per l’Ungheria
Se la proposta di legge statunitense dovesse essere approvata nella sua forma attuale, l’Ungheria potrebbe trovarsi ad affrontare una notevole pressione economica a causa della sua continua dipendenza dal petrolio e dal gas naturale russi. I colloqui di Washington suggeriscono che il governo ungherese stia cercando di convincere i responsabili politici statunitensi di aver già avviato la riduzione di tale dipendenza e che gli venga concesso il tempo necessario per completare la transizione, anziché subire immediate sanzioni commerciali.
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