L’Ungheria potrebbe rendere pubblici fino a 80.000 nomi contenuti negli archivi dei servizi segreti dell’era comunista

L’Ungheria potrebbe presto assistere alla divulgazione di decine di migliaia di nomi tratti dagli archivi dei servizi segreti dell’era comunista; secondo le stime del governo, potrebbero essere identificate fino a 60.000–80.000 persone.
Bálint Ruff, capo dell’Ufficio del Primo Ministro, ha dichiarato a Telex che tale cifra si basa su stime degli esperti relative alla potenziale divulgazione dei nomi contenuti negli archivi.
«Ho un’idea del numero», ha affermato Ruff, sottolineando tuttavia di non sapere se i documenti includessero persone che in seguito sono diventate figure politiche o economiche di rilievo dopo la caduta del comunismo nel 1990.
«I fascicoli degli agenti costituiscono una parte molto importante del nostro passato comune, e in essi vi saranno molti elementi che causeranno tristezza a numerose famiglie», ha aggiunto.
Chi potrebbe figurare in questi fascicoli?
L’eventuale pubblicazione di decine di migliaia di nomi potrebbe rendere i fascicoli dei servizi segreti dell’era comunista una delle rivelazioni storiche più delicate dal punto di vista politico e sociale nell’Ungheria moderna.
Ruff non ha affermato che tutte le persone i cui nomi potrebbero comparire fossero necessariamente agenti segreti o informatori. I fascicoli potrebbero contenere i nomi di persone che avevano vari legami con l’apparato di sicurezza dello Stato, il che significa che la natura precisa del coinvolgimento di un individuo dovrebbe essere stabilita sulla base dei documenti stessi.
Ha inoltre affermato di non sapere se tra i nomi citati figurassero persone che dopo il 1990 sono diventate figure di spicco della politica o dell’economia.
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Circa 100 documenti potrebbero essere declassificati questa settimana
Ruff ha affermato di sperare che circa 100 documenti, noti come «delibere n. 3.000», vengano declassificati e pubblicati nel corso di questa settimana. Ha aggiunto che le questioni relative alla potenziale responsabilità penale dovranno essere decise dalle autorità investigative.
Secondo Ruff, i documenti riguardano decisioni e contratti firmati da funzionari identificabili. Egli ha sottolineato che i suddetti «3.000» documenti sono stati firmati dal primo ministro in carica all’epoca.
Il governo ha inoltre indicato che intende rendere pubbliche le informazioni relative ai viaggi di János Lázár, che ha ricoperto incarichi governativi di alto livello sotto Viktor Orbán. Ruff ha affermato di sapere dove Lázár si fosse recato, cosa avesse fatto e perché tali informazioni fossero state tenute segrete in precedenza. Ha aggiunto che anche questi dettagli sarebbero stati resi pubblici.
Il governo afferma che le denunce riguardano 2.000 miliardi di HUF
La divulgazione dei documenti storici si accompagna a un’indagine governativa più ampia sull’utilizzo dei fondi pubblici da parte delle precedenti amministrazioni.
Ruff ha affermato che il governo ha finora presentato denunce relative a casi per un valore complessivo di 2.000 miliardi di HUF (5,4 miliardi di euro).
Una delle indagini in corso riguarda Századvég, un think tank ungherese che, secondo quanto affermato da Ruff, avrebbe ricevuto negli ultimi dieci anni tra i 20 e i 30 miliardi di HUF di fondi pubblici per ricerche e studi. Egli ha aggiunto che anche in relazione a tale caso verrà presentata una denuncia penale.
Il governo ha già presentato una denuncia nei confronti di Observer, una società di monitoraggio dei media, in merito a somme che Ruff ha definito «esorbitanti» pagate per i suoi servizi.
Ha inoltre fatto riferimento alla Fondazione Kommentár, sostenendo che fossero stati acquistati per l’organizzazione beni immobili del valore di «venti miliardi» di fiorini. Ruff ha aggiunto che alcuni colleghi stanno attualmente calcolando le somme versate all’Istituto Nézőpont.
Le accuse e le denunce menzionate da Ruff non costituiscono di per sé un reato penale; l’eventuale responsabilità penale sarà determinata in ultima istanza dalle autorità competenti.
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Una questione di lunga data in Ungheria
Il destino degli archivi dei servizi segreti dell’era comunista in Ungheria è stato per decenni oggetto di controversie. I governi che si sono succeduti hanno dovuto affrontare pressioni volte a rendere tali documenti più accessibili e a fare chiarezza sulle attività degli ex servizi di sicurezza dello Stato. La questione è particolarmente delicata poiché alcune persone legate al sistema dell’era comunista sono poi diventate figure influenti nell’Ungheria del dopoguerra.
Se il governo dovesse procedere con le divulgazioni previste, la pubblicazione di decine di migliaia di nomi potrebbe riaccendere dibattiti di lunga data sulla responsabilità politica, sulla collaborazione con l’ex regime e sulla misura in cui il passato sia stato pienamente affrontato. Per molte famiglie ungheresi, tuttavia, tali rivelazioni potrebbero avere conseguenze che vanno ben oltre la politica, portando potenzialmente alla luce segreti rimasti nascosti per generazioni.

