L’Ungheria valuta l’introduzione di una «tassa di uscita» per i cittadini facoltosi che trasferiscono il proprio patrimonio all’estero

Il governo ungherese sta valutando l’introduzione di un’imposta del 15 per cento sulle plusvalenze non realizzate a carico dei cittadini ungheresi facoltosi che cambiano la propria residenza fiscale e si trasferiscono all’estero. La misura proposta si applicherebbe a patrimoni di valore superiore a 500 milioni di HUF, sebbene i dettagli non siano ancora stati definiti.
Tassare i ricchi per aver trasferito denaro all’estero?
Secondo quanto riportato nelle proposte di riforma fiscale del governo, l’esecutivo ungherese sta valutando l’introduzione di una «exit tax» rivolta ai cittadini facoltosi che si trasferiscono all’estero portando con sé il proprio patrimonio. La misura si applicherebbe ai cittadini ungheresi che cambiano la propria residenza fiscale e dispongono di un patrimonio o di risparmi superiori a 500 milioni di HUF (circa 1,37 milioni di euro).
In base alla proposta, tali soggetti sarebbero soggetti a un’imposta sul reddito delle persone fisiche del 15 per cento sui guadagni accumulati dal momento dell’acquisizione dei propri beni, anche qualora tali guadagni non fossero ancora stati realizzati tramite una vendita. L’imposta tratterebbe di fatto i beni come se fossero stati venduti al momento della partenza, determinando un obbligo fiscale sull’incremento del loro valore, scrive Népszabadság.
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Scadenze diverse per i trasferimenti all’interno e all’esterno dell’UE
Le norme proposte opererebbero una distinzione tra coloro che si trasferiscono all’interno dell’Unione europea e coloro che si trasferiscono in paesi al di fuori del blocco. Secondo quanto riferito, gli ungheresi che si trasferiscono in un altro Stato membro dell’UE beneficerebbero di una dilazione di dieci anni prima di dover pagare l’imposta. Coloro che si trasferiscono al di fuori dell’UE, invece, sarebbero tenuti a saldare il proprio debito fiscale nell’anno in cui lasciano il Paese, a condizione che il valore dei loro beni superi la soglia di 500 milioni di HUF.
La proposta non è ancora definitiva e i suoi dettagli potrebbero ancora subire modifiche. Si prevede che il governo completi il proprio pacchetto fiscale entro la prossima settimana o le prossime due, qualora intenda far entrare in vigore le nuove norme a gennaio. L’imposta di uscita proposta sarebbe distinta dall’imposta sul patrimonio prevista dal governo, anch’essa oggetto di consultazione pubblica.
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L’imposta sul patrimonio in Ungheria mira a raccogliere 200 miliardi di HUF
Il ministro delle Finanze András Kármán ha sostenuto che il sistema fiscale ungherese grava in modo sproporzionato sulle famiglie a basso reddito, poiché i consumi sono tassati pesantemente, mentre il patrimonio è tassato in modo relativamente leggero. Secondo il ministro, la disparità di ricchezza è aumentata negli ultimi anni, rendendo necessaria un’imposta sul patrimonio per garantire una distribuzione più equa dell’onere fiscale.
In base alla proposta attuale, i soggetti con un patrimonio superiore a 1 miliardo di HUF (circa 2,74 milioni di euro) sarebbero tenuti a versare un’imposta sul patrimonio annuale pari all’1 per cento. Un’aliquota più elevata, pari all’1,5 per cento, si applicherebbe ai patrimoni superiori a 100 miliardi di HUF (circa 274 milioni di euro), con i primi pagamenti previsti per il 2027. Il governo prevede che l’imposta sul patrimonio generi un gettito annuo di 200 miliardi di HUF (circa 548 milioni di euro), definendo tale cifra una stima prudente.
Kármán ha affermato che l’imposta sul patrimonio è stata concepita per rendere superfluo il trasferimento di beni all’estero, sostenendo che i soggetti facoltosi potrebbero trovarsi a dover pagare imposte sulle società e sul reddito più elevate in altri paesi. Ciononostante, secondo quanto riferito, i funzionari avrebbero iniziato a elaborare una proposta separata di «exit tax» quale misura di salvaguardia contro il trasferimento di patrimoni all’estero. I piani rimangono soggetti a modifiche e non è ancora chiaro quale sarà l’assetto definitivo della normativa.

