Putin potrebbe scatenare una crisi alimentare globale con la sua ultima mossa che colpisce duramente l’Ungheria, nonostante l'”amicizia”

L’ultima mossa di Putin potrebbe sferrare un duro colpo al sistema alimentare globale, mentre il mondo si avvicina ad un nuovo picco di inflazione dei prezzi alimentari mai visto da decenni. Questa crisi incombente potrebbe provocare un’altra ondata di migranti diretti in Europa e il crollo di più governi. Sarà Putin ad approfittare della situazione, dato che il pulsante rosso è stato premuto dal Presidente Trump alla fine di febbraio.
Hormuz chiuso – nessun flusso di fertilizzanti
Circa un terzo del commercio mondiale di fertilizzanti via mare passa attraverso lo Stretto di Hormuz, una rotta che ora rischia di essere chiusa a tempo indeterminato a causa dell’infuriare del conflitto in Iran. La stretta via d’acqua è cruciale non solo per i flussi globali di petrolio e gas, ma anche per la fornitura di ammoniaca e urea, i mattoni dei moderni fertilizzanti azotati. Senza questi input, i raccolti potrebbero diminuire drasticamente, facendo salire i prezzi degli alimenti a livelli mai visti dall’era preindustriale.
In tempo di pace, Hormuz gestisce circa il 30% del commercio mondiale di fertilizzanti, compresi i grandi volumi provenienti da Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. L’interruzione ha già colpito duramente: dall’inizio dell’offensiva guidata dagli Stati Uniti alla fine di febbraio, il prezzo dell’urea è aumentato del 40 percento, salendo a circa 670 dollari per tonnellata. Questo è ancora molto al di sotto del record del 2022 di 1.000 dollari, ma le prospettive sono tristi.

La nuova arma di Putin
Ecco Vladimir Putin, che ancora una volta ha trovato un modo per scagliarsi contro quelli che definisce Stati ‘ostili’. Insieme, Russia e Bielorussia rappresentano circa il 40% delle esportazioni globali di potassio, circa il 23% dell’ammoniaca e il 14-16% dell’urea. Ieri Mosca ha annunciato l’interruzione di diverse esportazioni di fertilizzanti azotati dal 21 marzo ad almeno il 21 aprile, togliendo di fatto questi volumi dai mercati mondiali, quando gli agricoltori dell’emisfero settentrionale si stanno preparando per la semina primaverile.
Le conseguenze si faranno sentire con un certo ritardo. Di fronte alla carenza e ai prezzi alle stelle, i coltivatori potrebbero ridurre la semina di grano, orzo e mais o addirittura lasciare i campi incolti. I raccolti diminuiranno e quelli che sopravvivono alla coltivazione saranno spesso di qualità inferiore. Entro pochi mesi, gli scaffali dei supermercati rifletteranno questa realtà sotto forma di prezzi alimentari più alti e più volatili.

La dipendenza dell’Europa dai fertilizzanti russi
L’Unione Europea è particolarmente esposta. Nel 2025, circa il 22% delle importazioni di fertilizzanti del blocco proveniva dalla Russia, con la Polonia, gli Stati baltici e la Bulgaria tra i maggiori acquirenti. I produttori russi hanno da tempo sottoquotato i rivali europei con prezzi bassi, mentre gli impianti tedeschi, fortemente dipendenti dal gas russo a basso costo, sono diventati antieconomici da gestire senza di esso. Non è un caso che le sanzioni sui fertilizzanti russi siano state diluite o tranquillamente revocate.
Gli agricoltori di tutta l’Europa occidentale si trovano ora di fronte a un calcolo sconfortante: se in qualche modo riusciranno ad assicurarsi i fertilizzanti, faranno fatica a trasferire il costo extra, a differenza del 2022, quando l’aumento dei prezzi dei cereali li metteva al riparo dall’aumento dei costi dei fattori produttivi. Molti hanno detto a Euronews che questa volta non si aspettano un sostegno statale significativo.

Fame e migrazione nel Sud globale
Gli effetti a catena saranno ancora più gravi in Africa e in alcune parti dell’Asia. Paesi come la Nigeria, il Ghana e l’Etiopia, che dipendono pesantemente dalle importazioni di fertilizzanti russi, si trovano ora ad affrontare una carenza improvvisa e pericolosa. Il rischio di fame, disordini sociali e migrazioni di massa aumenta notevolmente, soprattutto dove i terreni sono già esauriti e i metodi agricoli precari.
Secondo un recente studio del Programma Alimentare Mondiale, citato dal Centro di Analisi delle Politiche Europee, circa 45 milioni di persone potrebbero presto trovarsi sull’orlo della fame: 28 milioni in Africa, 9 milioni in Asia e circa 5 milioni in Medio Oriente. In questo contesto, la Russia potrebbe ancora proporsi come salvatore del ‘Sud globale’, fornendo fertilizzanti agli Stati amici, mentre l’Europa la condanna come paria per la guerra in Ucraina.
La geopolitica del cibo e del gas
Se la campagna degli Stati Uniti in Iran si protrae, il mondo potrebbe diventare fortemente dipendente dalle vaste riserve di materie prime ed energia della Russia. Per i fertilizzanti a base di azoto, circa l’80% dei costi di produzione è legato ai prezzi del gas naturale, e la Russia domina entrambi. Questo dà a Mosca la capacità di nutrire le proprie aziende agricole e quelle dei partner favoriti, mentre il resto del mondo si accontenta degli scarti.
Tra questi partner ci sono economie agricole pesanti come il Brasile e l’India. Visto attraverso questa lente, Putin potrebbe trasformarsi da invasore condannato in un’ancora di salvezza riluttante per gran parte del mondo in via di sviluppo, anche se le capitali europee rimangono incrollabilmente ostili al suo regime.
Se si è perso i nostri precedenti articoli sulla guerra in Iran di Trump:
- Guerra in Iran, problemi in patria: L’economia dell’Ungheria è sotto pressione
- I prezzi dei biglietti aerei aumentano a causa della guerra in Iran: come influisce sui viaggiatori ungheresi e su Wizz Air?

