Un antico tesoro romano andato perduto durante la Seconda Guerra Mondiale è stato ritrovato, nascosto nella collezione di un museo ungherese, dopo 80 anni

Un’antica statua in bronzo di Apollo, scomparsa durante la Seconda Guerra Mondiale e che si temeva fosse andata perduta per sempre, è tornata in mostra al Museo Nazionale Ungherese mercoledì, a 80 anni dall’ultima volta in cui era stata vista.
Il ritorno della statua alla luce del pubblico è di per sé una vera e propria storia da romanzo giallo. È riapparsa di recente nella collezione mista di epoca moderna del museo, dove era stata inserita nel registro di inventario del 1961 come«statuetta da farmacia» di origine sconosciuta risalente alla metà del XIX secolo. Ci sono voluti i restauratori e gli archeologi del museo per stabilirne la vera identità: quella del bronzo raffigurante Apollo che si riteneva perduto durante la guerra, come ha riferito il museo all’agenzia MTI mercoledì.
L’opera è uno dei pezzi più antichi del museo, acquisito prima del 1825. La sua prima pubblicazione scientifica risale al 1894 e ne fa risalire l’origine, con ogni probabilità, a Pecs, sede dell’antica città romana di Sopianae. Prima della guerra era un elemento fisso e uno dei pezzi forti delle mostre archeologiche; nel caos postbellico delle collezioni del museo, finì per essere inserita tra i reperti dell’epoca moderna, dove la sua età e la sua origine rimasero sconosciute per decenni.
La statuetta, alta 56 centimetri, raffigura un giovane nudo in una posa che richiama il contrapposto, il principio compositivo della scultura classica matura. I suoi occhi suggestivi erano ricoperti da una lamina d’argento e sembrano ancora risplendere sul bronzo scuro del volto. La modellazione degli occhi, le proporzioni più robuste e i capelli profondamente incisi indicano una datazione nella seconda metà del II secolo d.C., il periodo antonino.
La fusione cava e dalle pareti sottili è stata realizzata dagli antichi bronzisti utilizzando il processo indiretto a cera persa: le parti del corpo sono state fuse separatamente, per poi essere unite mediante saldatura. Curiosamente, mentre la parte anteriore ha subito una forte corrosione puntiforme, quella posteriore è sopravvissuta ai secoli in condizioni quasi perfette.
Nella mitologia greca, Apollo è il più complesso degli dei, incarnazione dell’ordine, dell’intelletto radioso e della purezza morale. Questa figura segue il tipo dell’Apollo Citharoedus, l’Apollo che suona la cetra, popolare fin dall’età ellenistica: il braccio sinistro sollevato un tempo reggeva lo strumento, mentre la mano destra abbassata impugnava il plettro. Lo strumento a corde di Apollo simboleggiava la precisione matematica e il trionfo della civiltà sulla selvaggia indomabilità dionisiaca.
I bronzi di medie dimensioni sono rarità, poiché la loro produzione era proibitivamente costosa nell’antichità. L’opera recentemente identificata un tempo adornava uno spazio di rappresentanza — forse un giardino o una fontana — di una dimora urbana o di una villa di campagna romana.
L’Apollo potrà essere ammirato per un mese a partire dal 4 novembre nella Sala 6 della mostra archeologica permanente del museo«Al confine tra Oriente e Occidente», nell’ambito della serie di piccole mostre «Il Tesoro del Mese».
Semplificatevi la vita con un supporto professionale in inglese. Scoprite i servizi offerti da Daily News Hungary in inglese e trovate l’aiuto di cui avete bisogno.

