Una nuova costituzione all’orizzonte? L’Ungheria discute le riforme che ridisegnerebbero lo Stato: cosa cambierebbe il 17° emendamento costituzionale?

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Martedì il Parlamento ungherese ha avviato la discussione sul 17° emendamento alla Legge fondamentale proposto dal governo; il ministro della Giustizia Márta Görög ha descritto il pacchetto come una pietra miliare fondamentale per il ripristino della democrazia costituzionale e dello Stato di diritto dopo quelli che ha definito 16 anni di declino istituzionale.
Secondo il ministro, l’emendamento non solo riformerebbe le principali istituzioni statali, ma aprirebbe anche la strada alla stesura di una costituzione completamente nuova che rifletta le tradizioni democratiche, tuteli i diritti fondamentali e rappresenti l’unità della nazione.
Il governo sostiene che sia necessario ricostruire i controlli e gli equilibri costituzionali
Nel presentare la proposta in Parlamento, Görög ha sostenuto che, sebbene il sistema costituzionale ungherese sia rimasto formalmente in vigore negli ultimi 16 anni, le sue istituzioni hanno gradualmente perso la propria indipendenza.
Ha affermato che gli organi costituzionali hanno agito sempre più secondo un’unica volontà politica anziché adempiere ai propri ruoli costituzionali in modo indipendente, con conseguente indebolimento dei controlli e contrappesi e una diminuzione dell’autonomia istituzionale. La ministra ha dichiarato che gli elettori hanno conferito al Parlamento un chiaro mandato democratico nelle elezioni di aprile per riformare il quadro costituzionale ungherese.

La proposta prevede l’abolizione dell’attuale carica di presidente e la limitazione della durata dei mandati parlamentari
Uno degli elementi più controversi dell’emendamento consisterebbe nel porre fine al mandato dell’attuale presidente della Repubblica, Tamás Sulyok, consentendo al Parlamento di eleggere un nuovo capo di Stato che rimarrebbe in carica fino all’entrata in vigore di una nuova Costituzione, ma per un periodo non superiore a cinque anni.
Il governo sostiene che tale modifica sia necessaria per garantire che il presidente possa adempiere effettivamente al ruolo costituzionale di rappresentare l’unità nazionale e salvaguardare le istituzioni democratiche.
Il pacchetto introdurrebbe inoltre un limite di 12 anni per l’esercizio della carica di deputato, equivalente a tre mandati parlamentari. Görög ha affermato che la misura non limiterebbe la partecipazione democratica, ma amplierebbe invece le opportunità, facilitando l’ingresso in Parlamento di nuovi candidati.
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Tra le principali riforme giudiziarie figurano
L’emendamento proposto contiene inoltre modifiche significative al sistema giudiziario ungherese. Secondo il ministro della Giustizia:
- i giudici acquisirebbero un ruolo diretto nella selezione dei vertici dell’Ufficio Nazionale per la Magistratura (OBH) e della Curia, la Corte Suprema ungherese;
- i mandati di entrambi gli uffici verrebbero ridotti a sei anni;
- le riforme della Corte costituzionale ripristinerebbero l’età pensionabile a 70 anni, reintrodurrebbero mandati di nove anni, rivedrebbero le norme per l’elezione del presidente della Corte e eliminerebbero le precedenti restrizioni ai poteri della Corte.
Görög ha affermato che tali misure rafforzerebbero l’indipendenza giudiziaria e ripristinerebbero un efficace controllo di costituzionalità.
È prevista la creazione di un nuovo ufficio per il recupero dei beni
L’emendamento istituirebbe inoltre un Ufficio nazionale per il recupero e la tutela del patrimonio, incaricato di proteggere i beni pubblici e di recuperare il patrimonio pubblico che si presume sia stato utilizzato in modo illecito. Secondo il ministro, l’ufficio è destinato a contrastare l’uso improprio dei fondi pubblici e a migliorare la trasparenza delle finanze pubbliche.
Altre modifiche proposte includono il ripristino della denominazione storica «contea» al posto di «distretto amministrativo di livello conteale», l’abolizione della Guardia Parlamentare, la riduzione dell’ambito di applicazione delle leggi che richiedono una maggioranza dei due terzi e l’eliminazione del potere di veto del Consiglio di Bilancio sul bilancio annuale.

Il Parlamento approva inoltre l’istituzione di una commissione incaricata di esaminare i fascicoli della polizia segreta dell’era comunista
In una votazione separata tenutasi martedì, il Parlamento ha approvato una legge che istituisce una commissione consultiva incaricata di collaborare all’esame dei documenti riservati relativi ai servizi di sicurezza dello Stato ungheresi dell’era comunista. Il disegno di legge, presentato da Márton Melléthei-Barna (Tisza), è stato approvato con 180 voti a favore, nessun voto contrario e otto astensioni. La nuova commissione, composta da 13 membri, comprenderà:
- un presidente,
- otto esperti civili indipendenti,
- quattro membri con esperienza in materia di sicurezza nazionale.
Il suo compito sarà quello di assistere le autorità nell’esame dei fascicoli riservati e di formulare raccomandazioni, informando al contempo l’opinione pubblica in merito al processo. Tutti i membri saranno sottoposti a un controllo di sicurezza nazionale, mentre gli esperti indipendenti riceveranno un compenso per il loro lavoro.
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Gli scontri politici dominano il dibattito parlamentare
La seduta parlamentare di martedì è stata inoltre caratterizzata da accesi scambi tra esponenti del governo e dell’opposizione. Esponenti dell’opposizione, tra cui Bence Rétvári (KDNP) e Gergely Gulyás (Fidesz), hanno accusato il governo di smantellare le istituzioni democratiche attraverso quella che hanno definito «legislazione personalizzata», sottolineando le proposte volte a destituire il presidente Sulyok, imporre limiti di mandato ai parlamentari e riorganizzare la Corte costituzionale.
I rappresentanti del governo hanno respinto le critiche, sostenendo che le riforme sono necessarie per smantellare quelle che hanno definito le strutture politiche costruite durante la precedente amministrazione e per ripristinare la responsabilità democratica.

